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“No alle classi pollaio”

Cerboni: "Si rende necessario trovare nuove strategie nell’ottica di un turismo che si estenda per tutto l’anno solare e che valorizzi e tuteli l’ambiente insulare".

banchi, scuola

Dall’I.T.C.G. “G. Cerboni

I docenti dell’I.T.C.G. “G. Cerboni” esprimono le loro preoccupazioni rispetto alla tendenza all’accorpamento delle classi causata dalle scelte di ripartizione dell’organico da parte dell’Ufficio Scolastico Provinciale che sembra voler privilegiare l’efficienza economica a discapito delle necessità didattiche ed educative.

Ogni anno gli studenti, i docenti e la scuola tutta subiscono le conseguenze di scelte miopi degli organi competenti. Determinate linee guida e, allo stesso tempo, preoccupazioni sono già state evidenziate dal Presidente Mattarella proprio in occasione della Cerimonia d’inaugurazione dell’anno scolastico 2018-2019, svoltasi presso il nostro istituto. Il Presidente, durante il suo discorso, ha affermato che la scuola oltre ad essere un’istituzione cardine dello Stato è anche una comunità educante che si impegna a formare persone libere. “E’ l’oggi che prepara al domani”

Ci chiediamo, oggi, come  possa la nostra scuola preparare al “domani” se ogni anno vengono smantellate classi, se ogni anno vengono previsti accorpamenti che hanno come risultato le tanto denigrate “classi-pollaio” con più di 30 alunni, fra cui studenti con certificazioni di disabilità e difficoltà di apprendimento. Nei  nostri istituti, che già soffrono di una condizione di svantaggio dovuta all’insularità, queste situazioni sono purtroppo frequenti e sembra che ci sia l’intenzione sistematica di disattendere i principi generali espressi dal D.P.R. 81/2009. Infatti, l’art. 8 prevede che “nelle scuole funzionanti nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle zone abitate da minoranze linguistiche, nelle aree a rischio di devianza minorile o caratterizzate dalla rilevante presenza di alunni con particolari difficoltà di apprendimento e di scolarizzazione, possono essere costituite classi uniche per anno di corso e indirizzo di studi con numero di alunni inferiore a quello minimo e massimo stabilito dagli articoli 10, 11 e 16”. Proprio in riferimento al D.P.R. 81/2009 e alla Legge di Bilancio 2022, che prevede nuovamente deroghe per le piccole isole, ci interroghiamo sulla base di quale normativa si intenda superare il limite massimo di 30 alunni nella stessa classe. Infatti, dalle previsioni relative all’organico dell’anno scolastico 2022-2023, emerge che, ancora una volta, dovremmo lavorare in classi di questo tipo a scapito del diritto delle studentesse e degli studenti ad avere una didattica personalizzata e di qualità, e del diritto dei docenti di essere messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro.

Inoltre, l’accorpamento delle classi e la conseguente riduzione delle stesse avrà pesanti ricadute sui posti per i docenti precari che assicurano da sempre la continuità didattica alle studentesse e agli studenti del nostro territorio, non senza sacrifici.

Riferendosi proprio alla nostra isola, il Presidente Mattarella ha sottolineato come le istituzioni hanno l’onere di assicurare a tutti, ovunque, le stesse opportunità.

Tuttavia quello che ci troviamo a vivere quotidianamente sul nostro territorio e, che anche le previsioni confermano, va esattamente nella direzione opposta. Infatti le condizioni che si prospettano sono peggiorative, con ricadute negative anche sul contesto socio-culturale, in una realtà già povera di stimoli per la particolarità dell’isola in cui viviamo. L’espressione del Presidente affida alla scuola un ruolo centrale nell’educazione e nella formazione dei giovani, ma essa non riesce ad assolvere a questo compito a causa delle condizioni già espresse.

Un’altra problematica particolarmente evidente sul nostro territorio è la dispersione scolastica che, con gli accorpamenti proposti, non è possibile arginare. Com’è ormai noto la dispersione scolastica si è aggravata nei due anni della pandemia diventando un’amputazione civile e una perdita economica per il nostro Paese.

L’abbandono scolastico in Italia, infatti, pur registrando un miglioramento, rimane sempre lontano dagli standard europei. Solo pochi Paesi, come Spagna (16%) e Romania (15,6 %), ci battono in questo infausto record. L’obiettivo europeo di ridurre l’abbandono scolastico entro il 2030 è stato prefissato addirittura al 9%, dato che sembra essere decisamente ambizioso per il nostro contesto[1].

In tale contesto non meno importante  è la realtà economica legata alla stagionalità del turismo, caratterizzata da una stagione estiva intensa e breve. Riteniamo che sia fondamentale il ruolo della scuola nel formare operatori turistici che abbiano le competenze per promuovere un turismo ecosostenibile secondo gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Si rende necessario trovare nuove strategie nell’ottica di un turismo che si estenda per tutto l’anno solare e che valorizzi e tuteli l’ambiente insulare. Si rende altresì necessario lavorare in una prospettiva indirizzata verso una sempre migliore valorizzazione e tutela del territorio dell’isola da parte della scuola e di tutte le autorità competenti. Per questo motivo è fondamentale educare, formare e tutelare tutte le figure tecniche di cui in nostro istituto si occupa e fornire loro ancora maggiori opportunità rispetto a quelle che vengono fornite oggi. Come possiamo formare i futuri operatori e periti se alla cultura si preferisce il guadagno facile di due mesi estivi che sfrutta il territorio senza avere gli strumenti culturali per valorizzarlo?

Riteniamo sia doveroso da parte delle istituzioni competenti non solo offrire alle studentesse e agli studenti del nostro territorio le stesse opportunità di quelle offerte ai coetanei nelle altre scuole della Provincia, bensì assicurare un ampliamento delle opportunità, proprio in virtù del fatto che la scuola dell’Elba è l’unico condensatore sociale e culturale presente sul territorio e che su di essa si basa il futuro della nostra comunità insulare.

 

 

 

 

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