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“La crisi del terziario, specchio di una provincia allo sbando”

Futuro Civico: "La politica o si assume definitivamente la responsabilità del proprio ruolo, oppure è l’ora che lasci spazio ed autonomia di azione ai singoli".

Generico marzo 2022

Da Futuro Civico

Le piccole attività commerciali, in profonda crisi a causa della stagnazione dell’economia, rischiano la chiusura definitiva con il caro bollette in arrivo in questi giorni. Oggi Futuro Civico vuole evidenziare quindi il dramma che stanno vivendo queste piccole attività commerciali di vicinato, in particolar modo quelle della provincia di Livorno.
La crisi del settore terziario, che interessa in modo generalizzato tutta l’Italia, trova la sua prima ragione in quel processo di globalizzazione mondiale che inevitabilmente, come era stato previsto dai ricercatori, sta portando la bilancia economica a pesare sempre più dalla parte delle multinazionali piuttosto che da quella occupata dalle imprese locali. Una strage progressiva di saracinesche abbassate, quella che sta colpendo a tappeto un po’ tutta la provincia di Livorno, a partire dal capoluogo fino al più piccolo dei comuni, dovuta anche ad anni di politiche economiche non fattive, basate su promesse future e ammortizzatori, piuttosto che su piani concreti di sviluppo, che hanno portato negli anni a un progressivo impoverimento economico del settore primario, del quale poi ha risentito a catena l’indotto, ormai cancellato, e le tante piccole attività che su di esso vivevano. Il mancato sviluppo portuale, con l’incompiuta realizzazione della Darsena Europa, lo stop decennale alle infrastrutture viarie e ferroviarie a partire dal “Lotto 0” sul Romito e la SS398 a Piombino, e il potenziamento della Tirrenica ferroviaria, ferma alla metà del 1800, sono solo alcune delle promesse mai realizzate da chi amministra dal dopoguerra. A questo si somma un susseguirsi di imprenditori “fantasmi” sui territori che ad oggi non sono andati mai oltre le promesse di investimento attese da decenni, mai realizzate. È l’ora di dire basta a questo modo di operare. La politica o si assume definitivamente la responsabilità del proprio ruolo, oppure è l’ora che lasci spazio ed autonomia di azione ai singoli territori provinciali, affinché chi conosce le varie realtà possa avviare un piano di salvataggio che rilanci finalmente un’economia che altrimenti rischia il collasso definitivo.

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