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Duello nei cieli: una scena di mobbing di alcune cornacchie verso una poiana - Tirreno Elba News
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Duello nei cieli: una scena di mobbing di alcune cornacchie verso una poiana

Il termine riferito agli animali sarebbe stato coniato dal celebre etologo Konrad Lorenz

Da Antonello Marchese e Giorgio Paesani

Durante una recente sessione fotografica mi è capitato di ritrarre una scena interessante dal punto di vista naturale ed etologico meritevole di una piccola galleria di immagini che viene qui sotto allegata.

Spostandomi in auto da un luogo di ripresa all’altro lungo la viabilità che fiancheggia il golfo di Portoferraio, con la fotocamera e relativo teleobiettivo installato, giunto ormai accanto ai pratoni a ridosso della zona umida delle Prate, con la coda dell’occhio noto qualcosa nel bel mezzo della distesa verde. C’è qualche massa confusa, un movimento, stiamo a vedere penso e così, alla prima piazzola utile, mi fermo sulla destra per osservare meglio la cosa.
In quell’istante la vicenda si movimenta ulteriormente e noto le ampie ali di una poiana impegnate in una stretta virata, circondate dall’agitarsi di altri volatili più scuri. Impugno così “al volo” la fotocamera per cercare di ritrarre la scena con il tele e capisco subito che si tratta di un momento di “mobbing” di un gruppo di cornacchie alle spese di una poiana. La poiana è più grande e munita di artigli e di un becco adunco ben appuntito “da rapace” ma le anche le cornacchie non sono piccole, con un bel becco e soprattutto munite della forza del gruppo. Una di queste addirittura si stacca bene dal suo branco per inseguire la povera poiana che ormai batte in ritirata. La cornacchia gracchia inseguendo il rapace, portandosi in alto, in una posizione dalla quale poter controllare con una picchiata la poiana, cosa che esegue immediatamente: continuo a scattare e in un’immagine risulterà quello che appare un groviglio di ali, anche se gli animali si sfiorano appena. La poiana continua il suo volo verso il bosco più vicino nella zona più a monte, uscendo così dal campo visivo.

Ritratta la sequenza rifletto un attimo sull’accaduto. Mi era già capitato di assistere a scene di mobbing durante le osservazioni dell’avifauna isolana: ogni tanto avevo visto anche audaci gheppi puntare con repentine picchiate rapaci ben più grandi dopo che avevano invaso il loro spazio, oppure presso la zona umida delle Saline avevo assistito all’airone locale che cercava di scacciare un gruppo di suoi simili, probabilmente migratori in sosta per recuperare le energie del viaggio; al Volterraio avevo visto i gracchi corallini assaliti dal locale corvo imperiale che rivendicava il suo territorio e comunque, magari, sbagliando e aggiungendovi una prospettiva antropocentrica, la cosa mi aveva sempre lasciato una nota di amarezza. Pensando a simili comportamenti minacciosi degli uomini, nei quali i bipedi non alati, oltre che alle azioni fisiche riescono ad aggiungere dettagli e connotazioni sociali e culturali, vale a dire aggiungendovi anche l’ingegno, che è proprio quello che dovrebbe farli distinguere dagli animali, la cosa finiva per rendermi triste. In natura però spesso il mobbing è una cosa più spontanea e naturale, legata invece ad esigenze di difesa spesso anche di specie di dimensioni minori nei confronti di predatori. Il termine riferito agli animali sarebbe stato coniato dal celebre etologo Konrad Lorenz, mentre la trasposizione alla società umana con particolare riferimento alla spregevole attività di minacce o comunicazione ostile legata al mondo del lavoro è dovuta allo psicologo svedese Heinz Leymann.

 

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