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"Il dissalatore non dovrebbe essere fatto, ma il divieto non è stato espresso" - Tirreno Elba News
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Convegno

“Il dissalatore non dovrebbe essere fatto, ma il divieto non è stato espresso”

Meneghin: "Poco importano le motivazionali valide ma alla fine l'opera si farà"

Commercio e imprese sostengono il progetto del dissalatore

Da Marcello Meneghin

Ho assistito via internet al convegno indetto dal Comitato per il giorno 22 gennaio ed ho constatato una proprietà di discussione veramente ammirevole e che meriterebbe un commento approfondito che non mancherò di fare non appena mi arriverà la registrazione completa dell’evento. In quella sede vedrò di essere più preciso citando con esattezza le tesi sostenute da personalità importanti e padroni della materia oggetto di discussione.

Quì sento il dovere di dire subito le impressioni principali che ho avuto . Gli argomenti li metterò non nell’ordine della discussione del convegno ma invece sulla base dell’importanza che io stesso attribuisco ad essi.

Il primo argomento che ritengo della massima qualità e quindi che merita quì il posto d’onore è la seguente affermazione ripetutamente sostenuta dai validi relatori: quando si vuole risolvere il problema idropotabile dell’Isola d’Elba non lo si può fare limitandosi alla sola Isola, esso và risolto esaminando tutto il sistema di una grande area idraulicamente omogenea E’ un principio che io ho spesso sostenuto nei miei scritti e, nel mio piccolo, confermo che senza uno studio di massima ma approfondito nei concetti base e che riguardi una zona vasta ed idraulicamente omogenea, non si approderà mai a nulla.

Il secondo concetto importantissimo e chiaramente sostenuto nel convegno è stato il seguente: La pioggia che cade annualmente all’Isola d’Elba è pari ad almeno nove volte il fabbisogno idrico dell’Elba stessa. E’ una conclusione cui non sono intenzionalmente arrivati gli illustri oratori ma che io riaffermo come segue.

Quella dichiarazione da sè sola sarebbe sufficiente ciié per decidere categoricamente che in un territorio così ricco di acqua potabile non esiste ragione valida per erigervi un dissalatore.

Il terzo concetto, nella cui formulazione il relatore ha accennato anche al mio nome volendo affermare che approvava le mie idee, nel quale si è precisato, anche con la presentazione di grafici molto chiari, che all’Elba parlare di volume annuo di acqua potabile ha un senso molto relativo perchè quello che bisogna considerare, in fatto di volumi idrici, è l’enorme escursione delle portate tra stagione invernale e quella estiva. Anche qui il relatore non è giunto intenzionalmente alla conclusione logica del suo ragionamento ma ancora una volta sono io raggiungere detta conclusione. Risulta ampiamente dimostrato che all’Elba sia le portate prodotte sia quelle richieste dall’utenza sono variabilissime, e quindi è sbagliato costruire un manufatto costosissimo come il dissalatore di Mola, il cui scopo è invece proprio quello di raggiungere l’opposto. In altre parole il dissalatore non avrà nessuna efficacia per mitigare le escursioni per il semplice motivo che è in grado solo di produrre soltanto una portata massima costante 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno.

Il quarto punto mi ha veramente impressionato perché riguarda non solo il cattivo funzionamento del dissalatore ma i pericoli che sussistono per la salute pubblica, e quando si tratta di salute si introduce un argomento di importanza capitale

Il relatore ha esaurientemente spiegato l’importanza che riveste la rimineralizzazione che l’acqua prodotta dal dissalatore dovrà subire per diventare potabile. Ebbene i dettagli, che io non conoscevo affatto, consistono nella grande difficoltà che assume detta mineralizzazione facendo rilevare con dati reali quali gravi conseguenze può provocare una mineralizzazione non perfetta. Ebbene ancora una volta l’oratore non ha voluto infierire contro nessuno ma lo farò io. La mineralizzazione che verrà fatta al dissalatore di Mola è quanto di più grossolano, di più improvvisato si possa immaginare poiché le apparecchiature che saranno montate a Mola saranno prive dell’ automatismo di rimineralizzazione di prammatica in tutti i dissalatori poichè, come ben noto, la rimineralizzazione dell’acqua dissalata a Mola verrà fatta semplicemente ed empiricamente mescolandola con l’acqua dei pozzi locali la quale, a detta del gestore dell’acquedotto, ha tutte le caratteristiche per compiere un’operazione perfetta.

Per riepilogare quanto ho sentito al convegno posso affermare che sono state descritte più motivazioni per dover concludere che il dissalatore di Mola non dovrebbe essere fatto ma tale divieto non è mai stato espresso direttamente. Pertanto la mia conclusione è questa: non c’è niente da fare. Poco importano le motivazionali valide, il dissalatore di Mola lo si farà assolutissimamente.

A questo punto io personalmente devo ammettere che ne sono contento per una motivazione incontrovertibile: all’Elba per dimostrare una verità non serve a nulla farla rilevare per tempo. Quello che convince è solo e soltanto il dato di fatto. Per dimostrare che i 21 laghetti del progetto precedente a quello del dissalatore non è servito a nulla anticipare avvertendo che i laghetti saranno un fiasco. Per convincersene se ne è dovuto costruirne uno (lago del Condotto) spendendo per niente il denaro pubblico però raggiungendo un grande scopo preciso: evitare la costruzione di ben altri 20 laghetti che facevano parte del progetto approvato Ebbene per convincere che il dissalatore sarà un fiasco c’è un solo mezzo simile a quello ed è la costruzione del primo lotto del dissalatore a Mola. Solo questo porterà alla convinzione che la dissalazione all’Elba è sbagliata e non si darà corso alla costruzione degli altri lotti di dissalazione. Si dirà che è una conclusione sbagliata ma essa è ineluttabile come ben sappiamo.

 

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