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Tre dosi

“Omicron o non omicron, questo è il dilemma”

Il Comitato Elba Salute: "Il Covid non si può debellare, almeno al momento, ma solo “minimizzare” con l’aiuto dei vaccini"

Ascensore esterno temporeamente guasto all'ospedale di Portoferraio

Scritto dal Comitato Elba Salute- Miglioriamo l’Ospedale Elbano

“E’ di questa mattina la notizia pubblicata da Repubblica che Omicron buca le prime due dosi di vaccino Pfizer ma che con la terza, l’immunità aumenta di oltre 100 volte. Noi non siamo medici ma restiamo molto dubbiosi su tutte le notizie che si rincorrono ogni giorno. Un dato è certo: il Covid non si può debellare, almeno al momento, ma solo “minimizzare” con l’aiuto dei vaccini e questo dovrebbe portarci a ragionare su come impostare la nostra vita da qui a un futuro prossimo. Molti di noi hanno eseguito le tre dosi di vaccino, alcuni anche la quarta relativa a quello antinfluenzale, cerchiamo di tenere comportamenti corretti, andiamo in giro mascherati, abbiamo i portafogli o i cellulari ricolmi di green pass, ma ad oggi non possiamo andare a trovare un parente ricoverato in ospedale”: così il Comitato Elba Salute- Miglioriamo l’Ospedale Elbano

“Riteniamo giuste le misure intraprese dai nostri sindaci circa la cancellazione delle feste di fine anno, quelle restrittive prese per contenere il dilagare della variante Omicron-Covid che seppur meno pericolosa di quelle finora conosciute, ha un alto tasso di contagiosità, ma non possiamo essere d’accordo sulla nota diramata dal responsabile dell’ospedale di Portoferraio circa l’annullamento delle visite ai degenti – prosegue – Non è più consentito ricevere per pochi minuti al giorno la visita di un congiunto anche se vaccinato con le tre dosi vaccinali, con i guanti e con la mascherina FFp2 . E allora a che cosa serve il sacrificio fatto da ognuno di noi? Chi è stato ricoverato per più giorni può capire che questo per un paziente allertato è un piccolo dramma che va ad aggiungersi alla sofferenza per la quale è stato ricoverato”.

“Ripetiamo, NON SIAMO MEDICI, e non vogliamo certo sostituirci a loro, però da cittadini ci chiediamo: ma chi fa il prelievo del sangue o si vaccina nelle stanze d’ospedale o fa la fila al CUP, stando a contatto con medici e infermieri che poi transitano nei reparti, non ha la stessa percentuale di contagio di un parente che si reca in visita al proprio caro? – conclude – Al limite, se proprio vogliamo essere certi, ma la sicurezza in questo momento non esiste, che non si porti il contagio nei reparti, si potrebbe far eseguire un tampone rapido a chi si reca in visita ai pazienti, perché vogliamo ricordare che isolare sempre chi è ricoverato, non certo per sua scelta, non è giusto quando ci sono protezioni adeguate e “quasi” sicure. Ricordiamo inoltre che chiunque può essere in quel letto di ospedale e nutrire la speranza di vedere per pochi minuti un suo caro concorre alla guarigione”.

 

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