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Il turismo agostano e altre amenità

Scritto da Jacopo Bononi - Presidente Premio Letterario La Tore Isola d'Elba

Il turismo agostano e altre amenità

(…) È in corso nel nostro paese, come ho detto, una sostituzione di valori e di modelli, sulla quale hanno avuto grande peso i mezzi di comunicazione di massa e in primo luogo la televisione. Con questo non sostengo affatto che tali mezzi siano in sé negativi: sono anzi d’accordo che potrebbero costituire un grande strumento di progresso culturale; ma finora sono stati, così come li hanno usati, un mezzo di spaventoso regresso, di sviluppo appunto senza progresso […] La distruzione di valori in corso non implica una immediata sostituzione di altri valori, col loro bene e il loro male, con necessario miglioramento del tenore di vita e insieme con un reale progresso culturale. C’è, nel mezzo, un momento di imponderabilità, ed è appunto quello che stiamo vivendo (…) così Pier Paolo Pasolini scriveva negli Scritti Corsari più di una cinquantina di anni fa, riguardo a quello che il progresso poteva divenire se avesse obbedito solo alle leggi dello sviluppo a suo dire imposte dal sistema capitalistico italiano. Del grande scrittore friulano basta leggere la saggistica per capire il peso dell’autore e probabilmente ha ragione un illustre ospite, che abbiamo avuto qui alla Marina e suo studioso non della prima ora, sostenendo che nella sua vasta produzione letteraria non tutto va inevitabilmente salvato. Tuttavia ribadisco il Pasolini saggista è quella lama affilata che sembra ora mancare nella nostra realtà culturale italiana. Ci sono molte lamette e qualche ‘spadino’, ma nulla di simile all’originale. Leggiamo in questi giorni, puntuali come orologi svizzeri, osservazioni autorevoli sulla stampa elettronica riguardo a quello che sarebbe il turismo elbano se fosse solo più colto e più composto, invece che (così pare di interpretare) figlio del sistema consumistico del nostro tempo, allora sì che potremmo senza alcun dubbio goderne anche i risvolti più effimeri. Gian Marco Feroni precisa a ragione alcuni aspetti della critica pasoliniana al modo in cui secondo lui il progresso poteva essere deleterio se indirizzato solo da chi gestiva lo sviluppo di una società in termini economici e scrive: (…) Pasolini sostiene (n.d.r) come la società dei consumi sia un fenomeno “relativo” che può assumere diverse forme, dimensioni e caratteristiche a seconda dell’ambiente culturale, economico e sociale che incontra e avere effetti positivi e negativi sugli individui al variare di tutti questi elementi (…) come il consumismo possa dunque costituire, oltre che un problema di storia dei consumi, un problema di storia della soggettività: Pasolini insiste nel descrivere quello che viene spesso chiamato lo «spaesamento culturale» associato agli anni del “boom” come un problema vissuto dagli individui nel momento in cui il passaggio dalla società pre-industriale a quella consumista dissolve i modelli culturali preesistenti e ne fornisce altri basati sul consumo di beni. Questi ultimi caratterizzati da un’estrema standardizzazione e, a suo avviso, di conseguenza avversi alla costruzione di vere individualità e soggettività politicamente efficaci. (…) Ora viene da sè che se volessimo trasferire queste riflessioni alla nostra realtà culturale e economica elbana non sarebbe difficile considerare i benefici che lo sviluppo turistico ha portato nella nostra collettività, specie se si abbandona la logica del datore di lavoro e del dipendente ‘tout court’, ancora inchiodati agli schemi novecenteschi cui siamo spesso rimandati da certe letture di persone autorevoli e di grande serietà. Quindi se trasferissimo in modo un po’ arbitrario le riflessioni pasoliniane sullo sviluppo e sul progresso in una attenta analisi della nostra storia insulare, direi da una sessantina d’anni a questa parte, non potremmo che fare le seguenti considerazioni. L’Elba senza il turismo, anche quello di massa, non sarebbe quello che è: ossia un’ ‘isola felice’ in termini di benessere economico e sociale, ad esempio per nulla minacciata da poteri più o meno occulti o criminali e dove la criminalità difatti, grazie a Dio e a queste circostanze storiche, langue. Lo scotto da pagare può senza alcun dubbio essere quello di trovarsi per una quindicina di giorni sbilanciati verso un ‘supermarket del turismo’. Un periodo in cui di certo si perde la bussola data dall’equilibrio che invece, in certe altre fasi dell’anno, può far godere al turista attimi di impagabile tranquillità: ma si sa ogni medaglia ha due facce. Viene da chiedersi invece che sorte sarebbe capitata a molti di noi se quella medaglia non fosse una realtà florida che neppure una tragedia come quella del Covid sembra possa realmente scalfire. Penso sempre a mio nonno Luigi Catta che portò per primo pullman e pullman al Cantinone della Marina, dagli anni Sessanta del Novecento, iniziando quel turismo di massa un po’ mordi e fuggi, ma anche iniettando ad una economia elbana ancora arida quella vitalità che ancora scorre nelle nostre vene di imprenditori. Dove saremmo noi tutti senza di lui? Ecco che alcune ‘figurone marinesi’ meriterebbero lo spazio che la storia finora non gli ha riconosciuto. Ma torniamo a noi. Leggiamo in alcune pagine di critica sull’Autore: (…) Ciò che ne consegue, agli occhi di Pasolini, è una sorta di nevrosi collettiva al consumo e il rapido disgregamento delle forme culturali precedenti, senza che nuovi modelli siano pronti a fornire un quadro di riferimento morale in grado di guidare l’azione e di attenuare il drastico mutamento nello stile di vita. Insomma, quello che Pier Paolo Pasolini vede crearsi è un drammatico vuoto valoriale. Questo non significa necessariamente che l’autore rimpianga i valori perduti, bensì egli denuncia la mancanza di nuovi valori di riferimento e il caos sociale che ne consegue (…) Difficile in definitiva considerare quella quindicina di giorni che viviamo come sintomo di una disgregazione culturale e sociale, ma invece lo scotto da pagare per quello sviluppo di cui sopra. Ora, chi scrive, è nella posizione di poter sostenere una linea di questo tipo e si ritiene concorde con chi propone sulla stampa locale, ripeto con buon senso e autorevolezza, una alternativa a questo stordimento culturale che un certo turismo agostano di massa porta con sé. Il premio che presiedo e le altre iniziative culturali che porto avanti, con amici come Franco Semeraro, mi danno titolo per sostenere, in comune intesa con quelle penne, che il turismo all’Elba meriti una dimensione più colta e riflessiva. Allora sta però alle istituzioni esserci e sostenere, invece che spesso essere vacanti e spetta alle personalità giuridiche e individuali della nostra realtà elbana battere un colpo. Che sia per ricordare Bolano e la sua grandezza o per spingere alla partecipazione anche il grande pubblico alle nostre iniziative o similari. Il resto è vita e commercio: senza questa vitalità ci resterebbero le vigne e le capre, ammesso che qualcuno di noi di queste ci saprebbe ancora vivere.

Jacopo Bononi – presidente