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Parcheggiando l’auto alle Ghiaie

Scritto da Marcello Camici

Parcheggiando l'auto alle Ghiaie

L’altro giorno ho parcheggiato l’auto alle ghiaie.
Un ampio spazio vicino alla spiaggia è predisposto allo scòpo. (vedi immagine di copertina)

Utile, specie in estate, quando in questa zona è difficile trovare spazio per il parcheggio.
Guardandomi attorno ho notato che lo stato completo di abbandono impera ovunque dalla struttura tensioattiva, alla piscina, alla pista per monopattino (skateboard), al campetto di calcio, alla ex caserma della Guardia di Finanza.
Lo stato di abbandono impera anche per quel che resta dei beni culturali ivi presenti: il bastione di S. Fine e quello delle Fornaci.
“Le Fornaci da calcina che erano sotto il Falcone verso la punta di S. Fine (che ora più non esistono) furono fatte da S.A.R. e apportavano in quei tempi molto utile, si cavava abbondantemente pietre per la calcina, e terra per i mattoni con avere anche l’acqua sorgente in più pozzi e contigua al detto fosso. E perché vi fu fatto un ponte di legno parte di tavole mobile e parte levatoio che per essere piccolo portò il nome di Ponticello… “(S. Lambardi “Memorie antiche e moderne dell’isola dell’Elba” 1796. Ristampa Forni editore, Pg 149)
Questi bastioni sono l’inizio di quello che rimane del fronte di attacco di terra dalla parte di nord-ovest delle mura mediceo-lorenesi che serrano Portoferrio.
Da qui, dal fronte di attacco di terra, cominciava la difesa di Cosmopoli contro eventuali incursioni nemiche provenienti da terra e proprio sotto questi bastioni gli ingegneri militari avevano creato uno sbarramento naturale facendo scorrere un fosso chiamato Ponticello. (vedi foto)
Sopra di loro edifcarono tutto “il saliente di nord ovest “ mirabile succedersi di bastioni verso l’alto fino al Falcone. Vedi https://www.academia.edu/42918071
Chiudendo l’auto e andandomene via mi sono posto due domande.
La prima: cosa ci vorrebbe a mettere un cartello, pannello didattico alla base dei bastioni per far conoscere dove ci troviamo e cosa osserviamo?
Forse, chissà, potrebbe non essere preso a sassate come tiro a segno e distrutto e forse qualcuno dopo aver parcheggiato, preso da curiosità, potrebbe leggerlo e venire a conoscere il passato che è ancora può essere visto e vissuto in quel luogo.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario. Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono costretti a riviverlo” (Primo Levi)
La seconda: per parlare di ambiente trovo dovunque usati il sostantivo sostenibile e l’aggettivo sostenibilità. Li trovo scritti sui giornali e sui libri, nella bocca dei politici e degli ambientalisti, presenti in congressi, convegni, programmi di governo, li trovo nell’Europa che ne ha fatto sua bandiera ma, di cosa stiamo parlando, se i nostri beni culturali sono così ridotti? Di quale sostenibilità ambientale stiamo parlando se ai beni culturali destiniamo sì poca cura ed attenzione? 

Marcello Camici