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A sette anni dalla scomparsa di Giorgio Faletti

Scritto da Jacopo Bononi - Presidente Premio Letterario La Tore Isola d'Elba

A sette anni dalla scomparsa di Giorgio Faletti

La timidezza di Giorgio Faletti era un ‘ossimoro esistenziale’ rispetto alla sua verve di attore brillante e di autore di libri gialli, con un taglio direi profondamente noir. Ripercorrere le sue note biografiche ci aiuta a capire l’eclettismo e la poliedricità del nostro che spinsero nell’estate di sedici anni fa l’amico Franco Semeraro a invitarlo personalmente a presentare l’allora rivelazione ‘Io Uccido’ in piazza della Chiesa a Marciana Marina. Da quel felice incontro nacque il Premio letterario La Tore. Giorgio Faletti nasce ad Asti nel 1950. Poco più che ventenne, abbandona gli studi in Giurisprudenza e decide di tentare la strada dello spettacolo. Grazie al suo carattere istrionico, lavora prima nella pubblicità e poi riesce ad entrare nel mondo del cabaret. I primi riconoscimenti ed i primi applausi li riceve al ‘Derby’ di Milano, il locale cult nel quale si sono esibiti nel corso degli anni numerosi comici italiani, da Teo Teocoli a Massimo Boldi, da Diego Abatantuono a Paolo Rossi, da Claudio Bisio a Paolo Villaggio, da Enzo Iacchetti a Giobbe Covatta. La svolta arriva grazie alla partecipazione alla commedia ‘La tappezzeria’ scritta da Enzo Jannacci. Faletti viene, infatti, notato da alcuni autori televisivi. Nel 1982 debutta in Rai nella trasmissione ‘Pronto Raffaella’ con Raffaella Carrà. Subito dopo è la volta del programma di Antenna 3 Il guazzabuglio che lo vede interagire con Teo Teocoli. Il regista Beppe Recchia lo chiama poi a ‘Drive In’ nel 1985, l’innovativo programma di Antonio Ricci. È un grande ed indimenticabile successo. I personaggi che porta in scena Giorgio Faletti hanno una presa straordinaria sul pubblico: si va dal Testimone di Bagnacavallo a Carlino, dal Cabarettista Mascherato a Suor Daliso, da Topoligno al famosissimo Vito Catozzo. Giorgio Faletti ottiene, poi, un nuovo grande successo grazie ad ‘Emilio’ alla fine dei Novanta. Nella trasmissione condotta da Zuzzurro e Gaspare, propone il personaggio di Franco Tamburino, un eccentrico stilista, e fa l’imitazione di Loredana Bertè. L’immobilità, alla quale è costretto per circa due mesi nei primi anni dei Novanta a causa di un problema al ginocchio, gli consente di avvicinarsi alla musica. È così che ha inizio, quasi per caso, la seconda fase della sua carriera artistica. Giorgio Faletti, alla professione di comico, affianca quella di autore musicale. Nel 1991 esce il suo primo album ‘Disperato ma non serio’, con il grande successo internazionale ‘Ulula’. Faletti poi scrive brani per Mina, Gigliola Cinquetti, Angelo Branduardi e Fiordaliso. Nel 1994 Giorgio Faletti partecipa al medesimo Festival con la commovente ‘Signor tenente’, grazie alla quale vince il Premio della Critica e si classifica secondo. Il brano dedicato alle stragi di Capaci e Via D’Amelio che hanno visto morire i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, conquista immediatamente il grande pubblico. Pubblica poi il libro ‘Porco mondo che ciò sotto i piedi’ nel 1995, nel quale sono narrati alcuni aneddoti relativi a Vito Catozzo, il personaggio a lui più caro. All’inizio del nuovo secolo, ha inizio la terza fase della carriera di un’artista veramente camaleontico. Faletti diventa uno scrittore acclamato. Nel 2002 pubblica il thriller ‘Io Uccido’, un genere prettamente americano, e vende più di 1 milione e 300mila copie. Nel 2004 si conferma come uno degli autori contemporanei più brillanti presenti in Italia dando alle stampe ‘Niente di vero, tranne gli occhi’. Nel 2005 Giorgio Faletti viene insignito del Premio De Sica per la Letteratura e riceve il riconoscimento dalle mani del Presidente Carlo Azeglio Ciampi e il nostro riconoscimento. Nel 2006 arriva un nuovo straordinario successo a conferma dell’eclettismo dell’artista: nel film ‘Notte prima degli esami’ impersona magistralmente il crudele professore di Lettere Antonio Martinelli, a fianco di Nicolas Vaporidis. Lo stesso anno viene pubblicato il libro ‘Fuori da un evidente destino’ che vede come protagonisti i nativi americani Navajos. La sua produzione letteraria va avanti di successo in successo con ‘Pochi inutili nascondigli’ del 2008, ‘Io sono Dio’ del 2009, ‘Appunti di un venditore di donne’ del 2010 e ‘Tre atti e due tempi’ del 2011. Dopo la scomparsa nel 2014 sarà la moglie Roberta Bellesini a curare le tre edizioni postume di altrettante sue opere e le varie iniziative in ricordo del marito: la sintonia umana e culturale nonché il profondo legame affettivo con la consorte era evidente in ogni incontro nei quali i due sono stati presenti. Per esempio durante l’aperitivo in onore di Franco di Mare nel 2011, qui in hotel, la loro simpatia e simbiosi, sebbene frutto di due caratteri complementari, creava grandi energie positive. In questo giorno di ricordo e di affetto il mio pensiero va a Roberta. L’importanza di Faletti nell’ambito della letteratura italiana va secondo me intesa specialmente nel tentativo riuscito di portare in Italia un genere letterario di derivazione americana, ossia quello del ‘giallo noir’ con tinte piuttosto forti. Dei suoi romanzi non c’è mai stata una trasposizione cinematografica fino al recentissimo ‘Appunti di un venditore di donne’ del giovane Fabio Resinaro, autore anch’egli poliedrico, film del quale leggiamo: (…) quello che si mostra nel film è un lavoro sbalorditivo, che attraverso luoghi, abiti, automobili, oggetti, luci e volti costruisce un’atmosfera particolarmente autentica. Resinaro comprende bene l’importanza di tale elemento, che diventa un vero e proprio protagonista. (…) Aggiungerei che il ‘pathos’ tipico della scrittura asciutta e ‘crudele’ di Faletti trova in questo primo film, tratto fedelmente dal suo noir, specialmente nella interpretazione del protagonista un chiaro omaggio a tutta la letteratura e al cinema noir del Novecento. L’opera è in programmazione su Sky e merita senza dubbio la visione, anche in termini di ricordo del grande autore che sette anni fa ci ha lasciati. In attesa dellla serata del 24 luglio, in cui premieremo Pietrangelo Buttafuoco, il mio pensiero va quindi a Giorgio Faletti e al suo sorriso, sempre un po’ trattenuto, che poi però si moltiplicava nell’azzurro infinito dei suoi occhi.

Jacopo Bononi-presidente