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Confraternita delle Venerabile Misericordia di Portoferraio. I confratelli (Parte Seconda)

Scritto da Marcello Camici

Confraternita delle Venerabile Misericordia di Portoferraio. I confratelli (Parte Seconda)

In seno alla confraternita pressochè dalla sua fondazione è istituita una “pubblica assistenza” che è poi stata presente in ogni calamità cittadina insieme a quella del SS Sacramento :essa si distinse nel 1855 quando a Portoferraio imperversava l’epidemia colerica e nel 1918 durante la pandemia virale chiamata “febbre spagnola”. Per i suoi molti meriti il ministero dell’interno conferì nel 1922 alla Misericordia la medaglia d’argento al merito della sanità pubblica e sempre nello stessi anno il sodalizio fu elevato ad Arciconfraternita con decreto di Pio XI.Officia le chiese suburbane di San Rocco, di Nostra Signora del Soccorso, di S Lucia a monte di cui è proprietaria.
Il governatore militare e civile di Portoferraio, Vincenzo Coresi del Bruno scrive nel 1729:

”La chiesa della R.a Misericordia fu eretta da Don Giovanni de Medici l’anno 1566 in quel tempo Commissario a Portoferraio ,Pontefice Pio V e perché non potiedero in principio formare la Chiesa che in oggi esiste, la fondorno all’altare del Crocifisso in Pieve e di poi indi a pochi anni ove in questo tempo si trova servendosi d’Ospedale de poveri d’una casa sotto il Carmine ,nel 1677 ne fecero uno nuovo”

(“Zibaldone di Memorie” Vincenzo Coresi del Bruno.Manoscritto,Copia nella biblioteca comunale di Portoferraio.Pagina 200)

I benemeriti fondatori che nel 1566 diedero vita al sodalizio sono tramandati nei capitoli della Confraternita e sono: il Magnifico Signore Giovanni Battista dei Medici,commissario; lo strenuo capitano Ballotta di Perugia; l’ecc.mo medico Antonio Farsetti di Massa Carrara; il M.o Rev.ndo Pier Sardi pievano; Luca Paciotti camarlingo; Ser Rocco da Cascina; Giulio Indivinelli da Marciana; Niccolò del Garbo di Firenze; Biasino da Rio; Giuliano de Domenico da Camerino; Martinozzo da Perugia: Giovanni Paolo dei Monti Piceni.
Costoro redassero il primo statuto che fu approvato il 27 giugno 1596 da Nicola Guelfi vicario generale della diocesi di Massa.
I fondatori e la loro provenienza riflettono la situazione geopolitica del tempo.
Cosmopoli sorge in un ambito geograficamente ristretto, politicamente separato dal resto dell’isola ed avendo a quei tempi meno di cinquecento abitanti molti dei quali provenienti dalla Toscana.
Nel maggio del 1566 questa è la popolazione: “totale maggiori 321;totale minori 142;totale 463” .
Lo fa sapere il commissario Giovanni Battista dei Medici,commissario di Cosimo I, uno dei fondatori della confraternita nell’“inventario di tutte le case della terra di porto ferraio: colli nomi delli habitatori di essa“ (Archivio Mediceo.Filza 606.cc91-98.Archivio di stato di Firenze)
Cosmopoli era legata al contesto fiorentino dove è la sede del potere politico centrale e dove l’opera della Misericordia era presente sin dal 1200. Molti dei fondatori pertanto avevano già sicuramente vissuto con le realtà confraternitali dei luoghi di provenienza e lo statuto con il regolamento del 1566 risente di altre esperienze di quel genere avvenute in Toscana.
Indossavano una cappa nera con cappuccio distinguendosi dai membri dell’altra confraternita del Corpus Domini che vestivano di bianco.
L’iscrizione era riservata solo agli uomini “da bene”con età non minore a trenta anni.
Per il momento le donne non erano ammesse poiché sentite in contraddizione con lo spirito penitenziale della condotta degli iscritti.Solo nel 1649 al tempo della controriforma sarà permesso la “entratura” alle donne in qualità di ‘sorelle’. Governano il sodalizio alcuni ufficiali eletti con votazione democratica a cui partecipano tutti i membri anche se i candidati fanno parte di una ristretta elite costituita da persone illustri del panorama cittadino con precisi requisiti morali e culturali.
Ogni sei mesi, la seconda domenica di marzo e di settembre sono eletti gli “offiziali “i quali sono : Governatore, Provveditore, Camarlingo, due Visitatori degli infermi con il compito di portare aiuto materiale e spirituale agli ammalati.
Vi è poi un Servo che chiede l’elemosina la domenica e nei giorni di festa con il compito anche di lavare e vestire i morti prima della sepoltura.
Tutti i confratelli sono esortati a partecipare assiduamente alle messe e alle funzioni, devono praticare i sacramenti e la preghiera continua e rispettare i comandamenti di Dio e della Chiesa.
Nelle feste e nelle processioni la confraternita interviene in massa.

FOTO 1: Sede delle Venerabile Arciconfraternita di Portoferraio. Primi anni del novecento.

FOTO 2 : Labaro della Venerabile Arciconfraternita di Portoferraio

MARCELLO CAMICI