LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto

Arte all’Elba, un excursus di Claudio Pino “Torriti”

Scritto da Claudio Pino “Torriti”

Arte all’Elba, un excursus di Claudio Pino “Torriti”

In un mondo dove tutto è arte ed anche l’ultimo dei pittori si erige a novello Raffaello mi sento in dovere di esprimere alcuni concetti dopo più di 40 anni dedicati all’arte, tra ricerca e studio, mercato e pittura, dove ho avuto modo di apprezzare, conoscere e anche ripudiare un mondo così volubile ed ormai asservito alle regole di un mercato fatto da galleristi senza scrupoli, mercanti e case d’asta poco onesti e pseudomecenati alquanto ignoranti. Sono stato e sono spettatore, collezionista ed artista senza vincoli particolari, ormai lontano dalle logiche sopra citate e questo mi permette di esprimere concetti e idee con libertà e con una imparzialità che segue solo il vero valore del lavoro di un artista: la sua arte!!

Legato proprio a quest’ultimo concetto voglio calarmi nell’arte che l’isola d’Elba dopo quasi cento anni dall’aver espresso maestri postmacchiaioli (Lloyd, Nomellini, Domenici) ed anche pittori apprezzati localmente, comunque validi (Cigheri, Castelvecchi, Manzi, Francesetti, Puppo etc) oggi l’arte isolana esprime tutta una serie di artisti che improntano la loro opera nell’individualismo, godendo della sponsorship dell’azienda amica o del comune che inconsapevolmente a macchia di leopardo, senza nessuna programmazione, presenta lavori a volte “improponibili” che di artistico hanno poco a che fare. Da questo “magma” emergono alcune individualità che penso sia giusto estrapolare per la serietà del lavoro espresso negli anni. Il primo è Italo Bolano che rappresenta il “trait d’union” tra la “vecchia” pittura postmacchiaiola elbana e la “moderna” pittura legata all’espressionismo astratto corroborato da una carriera di tutto rispetto. Mi auguro che Italo possa riscuotere il giusto successo con l’attenzione verso quello che rappresenta il suo più alto progetto ovvero l’Open Air Museum di San Martino. È grazie a Italo, con la sua incrollabile volontà di donare bellezza alla sua isola che si sono aperte delle opportunità come la costituzione del Museo di Arte Contemporanea di Forte Falcone, che per ora esprime solo la sezione ceramica, ma che andrebbe assolutamente implementato con opere di altri artisti e mostre per ravvivare il tessuto culturale isolano che da questo punto di vista risulta ad oggi più o meno sopito. Oltre a Italo, recentemente scomparso mi preme menzionare altri tre pittori che per ragioni opposte hanno una loro valenza: Marcello D’Arco che con rigore ed in assoluta solitudine si dedica ad una ricerca personale avvolgendo i propri dipinti di un aura imperscrutabile che unisce l’antico al moderno creando interpretazioni delle mura medicee di Portoferraio che affascinano per la loro purezza e singolarità. L’altro pittore di cui intendo parlare è Luciano Regoli, artista in tutti i sensi, parrebbe nato nel secolo sbagliato ed invece con i suoi richiami seicenteschi ci ammonisce e punta il dito su una pittura che non è mai passata di moda, ne da prova il suo successo, che attraversando il tempo segna la linea guida per tutti coloro che si affacciano al mondo dell’arte. Grazie alla sua serietà e continuità nel proporre opere di qualità oggi possiamo godere di alcune sue opere che meritano le sedi in cui sono esposte (Duomo di Portoferraio e Pinacoteca). Anche Nevio Leoni ha trovato una chiave di lettura particolare; i suoi colori calati nei solari paesaggi elbani sprizzano gioia di vivere, ma fanno anche riflettere su un mondo che cristallizzato nella tela serve da monito affinché sia mantenuto cosi, limpido, pulito elegante nella semplicità di una iconografia che si riallaccia alla figurazione tradizionale.

Ecco questa è per me la fotografia di chi ha fatto e fa arte all’Elba in questi primi decenni del nuovo secolo, ma non ho finito, c’è ancora un’altra artista che per serietà, coerenza e risultati, dal punto di vista artistico ,merita di essere citata, questa è Francesca Groppelli che con un mastodontico lavoro sulle figure di Napoleone e Cosimo I De Medici ha realizzato una serie di opere che meritano assolutamente di essere considerate: Napoleone “presenza assenza” e la scultura simbolo di Cosimo I De Medici ovvero il “dodecaedro” declinato in infinite varianti rappresentano l’humus ideale per le contaminazioni ed i coinvolgimenti artistici di tutti coloro che si sono prestati alla interpretazione delle sue creazioni dodecaedriche. Francesca ha l’imprinting dell’artista, per formazione, per metodologia e per fantasia, ne sono prova inconfutabile le splendide istallazioni alla torre della Linguella della mostra svoltasi lo scorso anno. Artista che meriterebbe sicuramente maggiore considerazione così come Walter Puppo che ha deciso di affrontare il mercato “continentale“. lo considero quasi un “asceta” per la coerenza ed il rigore con cui le sue cellule vagano nel mondo dell’arte ormai da tre decenni passando da una mostra ad una committenza pubblica o privata. Il criterio con cui si gestisce prima o poi lo premierà più di quanto lo sia di questi tempi ed anche l’isola saprà dargli l’importanza che merita, me lo auguro, ma non è facile essere profeti in patria!!! Si guardi a Safa. Bechet completamente dimenticato a Capoliveri!! Questa grave dimenticanza immagino non sia dovuta all’entrata in scena di Michelangelo Venturini poliedrico personaggio che con il suo carisma ha costruito intorno a se l’immagine dell’artista “bohémien” che sarebbe calzata a pennello (è proprio il caso di dirlo ) a Safa.

A questo punto ritengo che la fotografia assolutamente personale di ciò che esprime il nostro “scoglio” dal punto di vista artistico sia completata. Altri personaggi vivono e raccontano la loro arte in maniera più o meno vivace, ma per un motivo o per un altro non sono ancora riusciti a solleticare le attenzioni e le sensibilità di una platea a dire il vero poco attenta; solleciterei tale platea a seguire i lavori di Cristina Sammarco e Roberto Ridi, Belinda Biancotti e Angela Galli, Andrea Lunghi e Alex Rinesh nonché le sculture di Luca Polesi. Insomma sarebbe bello poter pensare all’arte dell’isola come un qualcosa di più coinvolgente considerando nella partita oltre gli artisti anche le amministrazioni comunali, le pro loco, la Fondazione, le aziende leader sul territorio nonché le associazioni di categoria in maniera da sviluppare progetti, mostre ed itinerari che valorizzino il serio lavoro degli artisti nell’ottica di far percepire alle migliaia di turisti visitanti la nostra isola che l’onda lunga della tradizione pittorica elbana è viva e vitale.

Claudio Pino “Torriti”