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Battiato e la letteratura dell’Anima

Scritto da Jacopo Bononi - Presidente Premio Letterario La Tore Isola d'Elba

Battiato e la letteratura dell’Anima

‘Cose turche’ così un caro amico di famiglia, quale fu il maestro Adolfo Tanzi, definì la prima rappresentazione di ‘Genesi’, opera lirica in tre atti, che fu rappresentata nel 1987 proprio a Parma dove Adolfo era il direttore del Coro del Teatro Regio di Parma, quasi a sottolineare l’originalità delle musiche e del libretto oltre che delle scenografie: per la prima volta si introducevano apparecchi elettronici in un allestimento operistico e in un tempio sacro della Musica Alta Italiana. La Cultura Italiana deve inchinarsi alla perdita del Genio Battiato. La sua Arte fu poliedrica e intrisa di contaminazione tra musica, letteratura e arte in senso stretto: musicista d’avanguardia, musicista Pop, autore di opere di impianto classico, pittore e regista. Ebbe diverse fasi fondamentali nel suo percorso artistico e la sua fase più intensa fu quella che si concretizzò nel sodalizio con il filosofo Manlio Sgalambro, anch’egli personaggio fuori dagli schemi del quale le lacrime in diretta tv di un ‘collega’ come Massimo Cacciari alla notizia della scomparsa, alcuni anni or sono e le parole di elogio conseguenti, ne sancirono una volta di più l’importanza nel panorama della Cultura italiana. La sua fu una formazione da autodidatta in ogni tipo di esperienza artistica. Del resto l’Arte spesso lo è e la formazione scolastica, anche a livello superiore, può creare delle basi che spesso restano tali, mentre altre volte costituiscono le basi per lo sviluppo del proprio percorso artistico. Vogliamo parlare di Ligabue? non il cantante. Tempeste mediatiche ci assalgono su tutte le reti televisive, in questa incerta giornata primaverile, sancendo in un coro unanime la morte di un artista amato da tutti. Non era così. La cultura di Battiato fu sempre divisiva, almeno fino a quando una certa ‘intellighenzia’ se ne appropriò e lo fece diventare Maestro: cosa della quale per un certo tempo egli si schernì, dicendo che ‘questi appellativi sono lo specchio dei nemici che hai nella vita’. Fu un anarchico culturale sotto ogni aspetto, sia nella formazione sia nella sua produzione artistica. Se fu un grande protagonista della cultura italiana a scoprirlo, quale fu Giorgio Gaber, la sua incontenibile ricerca del nuovo e del diverso nell’Arte lo spinse fino alla musica dodecafonica di Karlheinz Stockhausen, il cui punto più alto fu ‘L’Egitto prima delle sabbie’. Spinse la sua esperienza sperimentale all’estremo, per poi decidere che ‘era ora di mangiare anche delle bistecche’, parole sue. Nacque allora il re del pop de’ ‘La Voce del Padrone’. Successo incredibile, sebbene per il suo percorso culturale e artistico, solo una tappa. Di lì a poco sarebbe nata la produzione operistica, da ‘Genesi’ appunto fino a ‘Telesio’ passando per una ‘Messa Arcaica’ che rappresentò, anche a suo dire, l’apice della sua produzione per così dire classica. Una vera e propria Messa per soli coro e orchestra, rappresentata anche nella Basilica superiore di Assisi. Poi il cinema che dopo un esordio contenutisticamente e stilisticamente impeccabile poi si avvitò in opere assai complesse e ardite anche per i suoi più appassionati adepti. Un altro ‘contro’ che passò dalla letteratura al cinema e a molto altro fu un certo Pasolini. Anche lui cattolico tormentato e rimasto scomodo, a differenza del nostro, ora su tutti i piedistalli possibili. Battiato fu davvero fuori dagli schemi. Ebbe modo di eseguire un concerto per la prima volta nella storia nella Sala Nervi del Vaticano, in presenza di un plaudente Papa Wojtyla. Altra figura ora santificata, nel vero senso della parola, ma allora assai divisiva: ci ricordiamo il benignano Woytilaccio? La divisività battiatesca derivava dalla puntuta cultura che il nostro non solo voleva rappresentare, ma che ostentava fin dalla pubblicità tutto truccato di una serie di divani nella quale diceva ‘cosa c’è da guardare, non avete mai visto un divano?’ fino alla cacciata dall’unica esperienza politica con Crocetta, quale Assessore alla cultura e allo spettacolo della Regione Sicilia per la famosa frase sulle ‘donne in parlamento, passando per la ricerca mistica nel decennio della materialità dei famosi anni della ‘Milano da bere’. Una fase inaugurata da una spallata ante-litteram al Muro di Berlino sia con brani come Radio Varsavia o Alexander Platz, affidata alla compianta Milva. Ogni totalitarismo culturale o ideologico era per Battiato un ‘vade retro satana’ sia che fosse di sinistra sia che fosse di destra, volendo usare quelle categorie del Novecento che, prima che a chi scrive, senz’altro a lui andavano assai strette. Fa bene il Ministro Dario Franceschini ad elogiarne le qualità e quando in un colloquio privato in giardino, la mattina dopo aver ricevuto il nostro premio, ebbe modo di confidarci come la Cultura sia un bene che deve appartenere a tutti, ecco che capiamo il senso dei suoi odierni elogi. Tuttavia, ripeto, Battiato non fu per tutti per lungo tempo. Quindi certi personaggi suoi conterranei, che ora si prostrano di dolore in diretta televisiva, potrebbero rivedersi certe uscite infelici che negli anni in cui la ‘cultura battiato’ era ‘cultura contro’ li videro protagonisti. Così Franceschini chiosa: (…) Ci ha lasciato un Maestro. Uno dei più grandi della canzone d’autore italiana. Unico, inimitabile sempre alla ricerca di espressioni artistiche nuove. Lascia una eredità perenne. Alle sue parole, che di certo calzano ma non appaiono divisive nel senso in cui si è detto poc’anzi, andrebbe aggiunto un pizzico di quello spirito ironico che ne contraddistinse sempre la produzione artistica e una giornata così sarebbe lui stesso a definirla, dicendo che: il giorno della fine non ti servirà l’inglese.

Il video che secondo me meglio rappresenta la sua cultura

Jacopo Bononi- presidente