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La Torre del Porto, simbolo del Paese, torna alla comunità campese

L’amministrazione Comunale ottiene dal Demanio la concessione del monumento

La Torre del Porto, simbolo del Paese, torna alla comunità campese

È il monumento simbolo del Paese, da decenni inaccessibile. Ora, la Torre del Porto a picco sul mare che domina la baia di Marina di Campo torna ad essere patrimonio della collettività. 

“E’ una notizia che abbiamo appreso con grande soddisfazione – ha commentato il Sindaco Davide Montauti -. Grazie alla decisione dell’Agenzia del Demanio ora siamo titolari della concessione di questo monumento che rappresenta la storia antica del Paese. È un momento importante per la nostra Comunità che riacquista così un pezzo della propria storia, della propria identità culturale. Il prossimo passaggio sarà quello di metterla in sicurezza perché ora versa in condizioni piuttosto precarie. Questo atto di concessione è propedeutico all’esecuzione di una serie di interventi di recupero edilizio e per il consolidamento statico. Sono passaggi indispensabili finalizzati alla destinazione pubblica perché questo è bene che deve essere fruito dalla collettività”.

La Torre di Campo è un bellissimo esempio di fortificazione difensiva e di avvistamento utilizzata durante le varie dominazioni. Si trova a picco sul mare, sul promontorio che chiude il borgo antico e rappresenta il primo edificio di Marina di Campo ed è visibile da tutto il litorale. A pochi metri si trova il faro che nelle epoche precedenti si trovava all’interno della Torre.

“Era uno degli obiettivi di questo nostro mandato – racconta il Sindaco – anche se non eravamo così sicuri di riuscire ad ottenere la concessione. La nostra richiesta ha trovato da parte del Demanio una grande disponibilità e grazie ad una loro ricerca nell’archivio storico è stato ritrovato il fascicolo della Torre dove si certificava che il monumento era stato trasferito dal Demanio marittimo a quello storico artistico”.

L’iter che ha portato alla definizione della concessione è iniziato molti mesi fa. L’amministrazione comunale aveva fatto una richiesta ufficiale alla quale era seguita la disponibilità del Demanio. Nei giorni scorsi era arrivata anche la delibera del Segretariato Regionale per la Toscana del Ministero della Cultura che rendeva l’immobile disponibile prevedendo una serie di prescrizioni al mantenimento e alla conservazione del monumento.

Per l’Amministrazione campese ora c’è l’urgenza di trovare subito i fondi per mettere la Torre in sicurezza e riaprirlo a cittadini e turisti.
Le notizie storiche datano la costruzione intorno alla metà del 1500 anche se gli esperti non sempre concordano sulla paternità della costruzione. Alcuni sostengono che sia stata costruita dalla Signoria degli Appiani guidata da Jacopo VII per scoraggiare gli eventuali sbarchi dei pirati. Nel documento ministeriale datato 27 giugno 1958, ritrovato negli archivi del Demanio, si fa espresso riferimento alla Torre definendola “caratteristico edificio di epoca Medicea (sec.XVI) posto a guardia del Faro”.

“Fonti storiche ci fanno pensare che il primo nucleo fondativo di questa costruzione sia attribuibile alla dominazione Pisana. Una torre costiera come se ne ritrovano altre sull’isola- spiega Gloria Peria, direttore scientifico della Gestione associata degli archivi storici dei Comuni dell’Elba -. Ricostruzioni autorevoli affermano che Pisa fece costruire alcune Torri di difesa ed avvistamento fra le quali anche quella di Campo. Le successive dominazioni hanno ristrutturato e modificato la torre secondo le esigenze delle mutate condizioni storiche”.

La costruzione poggia su un possente basamento a sezione circolare ed è divisa internamente su tre livelli che sono costituiti da due volte semisferiche a tutto sesto leggermente schiacciate ed un pavimento a vespaio al primo piano. All’interno alcune coperture sono state realizzate con pietra rosa che arriva dalle cave elbane.

“Questa Torre racconta la storia del nostro Paese, delle dominazioni e delle genti che hanno attraversato questi luoghi – conclude il Sindaco Montauti -. È una testimonianza che fa parte integrante della nostra memoria storica. Spero davvero che questa Amministrazione possa riuscire a metterla in sicurezza in tempi brevi così da restituirla alla fruizione di cittadini e turisti”.