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Le tre domande allo scrittore Alessandro Pugi

L'intervista realizzata da Giovanni Muti

Le tre domande allo scrittore Alessandro Pugi

Buongiorno Alessandro, ci potrebbe parlare dell’ultimo libro che ha scritto?

“Se mi domandi cosa è stata la mia vita, potrei abbandonarmi ai ricordi, annusando il profumo del pane fatto in casa da mia madre o l’odore dell’acqua di colonia cosparso sulle mani di mio padre, o ancora… il rumore battente della pioggia d’estate sulla tettoia di lamiera del porticato…”

Questo è l’inizio dell’ultima opera che ho scritto, dal titolo “Quel che resta nel cuore” che si è classificato secondo al premio internazionale Lexenia 2019.

Ma oggi vorrei parlarvi di quella che spero sia la mia prossima pubblicazione e cioè il romanzo dal titolo “A un passo dal domani”, una storia pazzesca, ovviamente dal mio punto di vista. Ogni pagina, ogni parola, sono state scritte con un fine preciso e cioè quello di mostrare quanto la condivisione di un dolore possa attenuarne la forza distruttiva. Un aspetto fondamentale che rende ambizioso il romanzo e alta la sfida, è il fatto di porre come fulcro narrativo proprio il tratteggio del dolore e la simbiosi che accomuna tutti i protagonisti, persone diverse tra loro, sconosciute, che troveranno nella condivisione lo stimolo per andare avanti, per superare l’ostacolo, e parlo di qualcosa di veramente doloroso come la morte improvvisa di un proprio caro. Non è stato facile scrivere questa storia ma credo di essere riuscito nelle mie aspettative. A un passo dal domani è forse la migliore opera che io abbia scritto.

Quante sono le sue pubblicazioni?

Ad oggi sono otto, se consideriamo anche la prima, The Spanners, un romanzo fantasy che è stato più una prova che un vero e proprio romanzo. Da quel momento in poi, in un crescendo continuo di miglioramento stilistico e linguistico, spesso nei primi romanzi “spezzavo” le parole e mi “mangiavo” qualche consonate, non mi sono più fermato. “Il colore del cielo”, “La sottile linea del destino”, “Il tredicesimo zodiaco”, “Il Cercatore di stelle”, L’origine del male”, “Come il volo di una farfalla”. Quest’ultimo romanzo ha una storia particolare. Aveva vinto il prestigioso premio “Regione Abruzzo” comunicatomi nel novembre 2017 dalla mia casa editrice. In quel periodo però ero in ospedale per un problema cardiaco e non avrei potuto essere presente alla premiazione. Due giorni dopo, sempre la mia casa editrice mi informò che la regione aveva diramato un comunicato dove si evidenziava che la giuria si era sbagliata e il primo premio era andato ad un altro romanzo. Peccato. L’ultima pubblicazione, datata 2019, è relativa al romanzo “Il sussurro del diavolo” un esperimento narrativo che mi ha dato molte soddisfazioni. Per la prima volta mi sono cimentato in una spy story, un thriller politico, dove il protagonista è un agente dei servizi segreti. Il romanzo ha vinto il “Premio per la legalità” lo scorso anno. Storie e generi diversi che mi permettono di muovermi a mio piacimento nel seguire le idee che mi frullano nella testa. 

Ci potrebbe dire se fra queste ve ne è una che gli sta particolarmente a cuore e perché ?

Forse “Il colore del cielo” perché si è classificato nei primi cinque a un premio oggi molto importante nel panorama letterario nazionale e internazionale, “Il Città di Cattolica” ed è stata la prima premiazione alla quale ho partecipato. Ma se dovessi parlare con il cuore, riferendomi sempre ai romanzi pubblicati, direi “Il cercatore di stelle” una storia d’amore d’altri tempi che s’intreccia con i problemi razziali vissuti nell’America degli anni settanta e in quella di oggi. Una storia che profuma di passione e sentimento a ogni pagina, contornata da un mistero che pervade il protagonista rendendolo un personaggio unico. Ma ritengo che gli ultimi romanzi scritti e ancora inediti abbiamo un altro passo e siano di un valore elevato rispetto ai primi romanzi. Questo, ovviamente, è sempre il punto di vista dello scrittore che come si sa, immagina che l’ultimo romanzo scritto sia il best seller della vita.

Grazie per questa bella intervista.