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Beati gli ultimi perchè resteranno ultimi

Scritto da Guido Retali

Beati gli ultimi perchè resteranno ultimi

Natale in tempo di COVID, brutta cosa! Varie riunioni natalizie previste tra familiari (e casi simili) saranno, salvo ripensamenti dell’ultim’ora, probabilmente negate. Certo, in qualche caso ci sarà chi è contento, ma penso si tratti solo di situazioni particolari. Per molti, il giorno di Natale è tempo di riunificazioni, ormai la tradizione è questa, consolidata da anni. Sentimenti da condividere. Ci sarà chi farà magari come ha sempre fatto, a tavola con “gli affetti più cari” (come si dice), ci sarà chi, il giorno sempre sognato accanto, ad esempio, a qualche figliolo che non vedeva da tempo, non potrà averlo. Sarà certo un motivo di afflizione.
Ma, razionalmente, dovremmo pensare anche ad altri sentimenti di dolore o dispiacere che pure ci sono durante le festività natalizie. Chi passerà, tutto il periodo delle festività, la notte all’ aperto, come fa da tanto tempo? Ci sarà una serie di persone che, il Natale e tanti altri giorni a seguire, lo trascorreranno in solitudine. Perchè si deve pensare solo al dispiacere di qualcuno nei giorni, pur importanti, del 25 e 26 dicembre, e non pensare al dolore di quelli che assisteranno ai giorni di gioia della gente (seppur con qualche limite) da un bordo di strada, da una panchina della stazione, da una zona accanto ad un ponte, sotto cui, poi, scenderanno la notte? Ho letto in questi giorni l’interessante tesi di laurea di una ragazza campese sugli “homeless”, parola usata alla stregua di barbone, clochard, senza casa. Viene richiamata tanta letteratura sull’argomento poiché c’è chi è partecipe del problema e, nonostante un discreto disinteresse della tv di Stato, avverte l’assordante silenzio delle istituzioni pubbliche. Non ci vorrebbe tanto per dare un tetto decoroso a chi soffre tanto e si sente espulso dalla società, un po’ di spesa pubblica si potrebbe riservarla certamente a questa gente. Sono gli ultimi che, forse, resteranno ancora ultimi.