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Il paziente elbano infartuato è l’ennesimo episodio. Riflessioni sulle criticità della sanità elbana

Scritto da Sergio Bicecci

Il paziente elbano infartuato è l'ennesimo episodio. Riflessioni sulle criticità della sanità elbana

Leggo con dispiacere la disavventura capitata venerdì ad un paziente infartuato. Tali episodi rappresentano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, forse la più importante criticità della sanità elbana. Casi simili si sono già verificati in passato e ormai non stanno più nelle dita delle mani.

Il 23 marzo del 2013 pubblicavo sulla stampa locale online già l’ennesimo episodio sovrapponibile a quello citato.

Di fronte a Chi (con la maiuscola) affermava di avere risolto i problemi della sanità all’Elba con l’avvento degli elicotteri e che, in caso di maltempo, in alternativa si sarebbero usate le motovedette, allora obbiettavo:

“In primo luogo vorrei porre l’attenzione sulla tempistica, cosa che ho ricordato più volte, cioè il tempo che intercorre fra un evento patologico e il relativo intervento medico”. Citando quanto affermò un famoso cardiologo che sosteneva la necessità di una UTIC a Cecina, perché il tempo impiegato per giungere con un infartuato a Livorno, circa 30 minuti, poteva essere fatale, sottolineava, lo stesso che, anche un minuto in simili frangenti, poteva essere il discrimine fra la vita e la morte. Così continuavo: “La medicina non è una scienza esatta, si può escludere che un trasferimento via mare ( che avverrebbe soltanto in caso di maltempo e con mare molto mosso) non potrebbe causare ulteriori danni al paziente, come ad esempio, se si trattasse di un politraumatizzato e con danni vascolari?” Insomma si può escludere che dopo molte ore, alcune delle quali trascorse in condizioni di estremo disagio in attesa di un adeguato intervento medico, il paziente non ritoni a casa se vivo, con maggiori danni, al contrario di chi, invece, avesse avuto un intervento medico immediato? E’ facile rispondere che il tutto si verifica per cause di forza maggiore, io non la penso così! Noi elbani viviamo in un isola ed eventi simili sono sempre dietro l’angolo in attesa degli sfortunati. Non solo, ipotizzavo, nella stessa occasione, anche un evento con più casi in contemporanea. Come affrontare una simile emergenza? Non oso pensarlo. Insomma quale sia lo stato dell’arte della Sanità elbana e cosa nota. Siamo utenti di serie B con la consapevolezza colpevole e duratura di tanti addetti ai lavori, per carità non intendo davvero medici e paramedici dei quali tutti abbiamo sempre pubblicamente riconosciuto la professionalità e la dedizione. Quanto sopra è storia vecchia. I tagli, i bilanci di tante ASL della Toscana hanno sempre gravato sul nostro Ospedale. Il vero problema è che proprio la sanità che dovrebbe salvaguardare i cittadini, che dovrebbe prevenire e attrezzarsi per la salvaguardia della salute in quelle zone più disagiate, così non è. Costringerci, bene che vada, a lunghi e costosi trasferimenti in continente per assistere familiari, quando ve ne siano le possibilità, senza alcun riconoscimento né economico né morale è forse stabilire così il diritto di uguaglianza dei cittadini di fronte allo Stato?. C’è qualcuno che vorrà rendersi autorevole interprete dei nostri disagi, a spese anche della propria personale notorietà politica? 

Sergio Bicecci