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In ricordo del M.I.E. (Movimento Indipendentista Elbano)

Di Giovanni Muti

In ricordo del M.I.E. (Movimento Indipendentista Elbano)

Negli ultimi decenni non sono poche le persone che hanno avuto un’idea di un’isola amministrata in modo diverso da come è stata amministra da sempre.

Non sto solo parlando del comune unico, che è riemerso in questi giorni con l’iniziativa di Martinenghi e le idee espresse dell’ex sindaco di Rio Alto Claudio de Santi. Che è l’unico politico elbano che ha un’ esperienza in questo campo.

No, sto parlando di quelle idee che, anche se diverse, avevano un elemento in comune: l’autonomia da chi ci comanda da oltre canale. E’ il tema che ha affrontato anche Ruggero Barbetti con il suo progetto “Elba Isola Autonoma“. E’ un progetto importante sul quale ritorneremo.

Certo, già in passato questo tema era stato affrontato in modi diversi.

Si va dall’autonomia che l’Elba otterrebbe diventando una Provincia oppure divenendo un’isola a statuto speciale, come la Sicilia. Questo tipo di autonomia è più ampia, ma è solo amministrativa e deve rapportarsi, comunque, al potere centrale dello stato.

Ma, in alcuni casi, si è sognato addirittura una’autonomia totale, che è quella che ha uno stato sovrano.

Metterei da parte l’associazione antiparco “Elba Libera”, che era nata come reazione all’istituzione del Parco che sottraeva, alla gestione degli elbani, metà del loro territorio.

E anche al progetto del mio amico Silvio: il “Principato Elbano” che lega il presente al passato napoleonico e avrebbe, se realizzato, solo una funzione storico folcloristica, anche se di altissimo livello.

Ma, oltre a queste, ve ne è stata una di cui nessuno parla, ma che mirava, senza tanti giri di parole, ad uno stato elbano. Cioè uno stato con parlamento, ministri, bandiera, inno nazionale ecc

La repubblica elbana

Me ne parlò per la prima volta agli inizi degli anni ‘80 Lucio Boni, dirigente del Partito Liberale che aveva la sede in un appartamento al primo piano in Piazza Cavour a Portoferraio.

Siccome io non ci credevo, mi disse che nei prossimi giorni si sarebbe riunito il Comitato e che potevo andare.

La cosa mi interessava perché da qualche anno mi occupavo di del Notiziario di Cosmo Radio. (Radio locale con sede nella fortezza del Forte Inglese)

Così il giorno dell’incontro andai in piazza Cavour e guardai le finestre sopra la Libreria vicino al bar e vidi Lucio, che dalla finestra, mi faceva cenno di entrare, indicandomi la porta.

La seduta del comitato

Salii le scale e al primo pianerottolo, trovai la porta aperta sulla destra. La riunione era già iniziata. Una decina di persone erano sedute intorno ad un grande tavolo. Un’altra quindicina erano seduti intorno e altri in piedi appoggiati al muro. Mi ricordo che stava parlando Gasperini, che dirigeva anche un giornale e che io conoscevo perché, all’apertura di Cosmoradio e per un certo periodo, era stato il direttore responsabile del notiziario.

Al tavolo riconobbi Fortunato Colella, giornalista della Nazione. Gli altri personaggi non li conoscevo. Vivevo a Portoferraio solo da qualche anno. Vi ero approdato dopo avere vissuto molti anni all’estero, quindi conoscevo poche persone. Qualcuno mi disse che sarebbe venuto anche uno scrittore importante, forse Brignetti, ma che poi non si presentò.

Quello che mi ricordo bene era il modo con il quale affrontavano un tema così importante come la costituzione di un nuovo stato. Ne parlavano con la calma e la serenità di un’equipe di professionisti che parlano della realizzazione di un progetto molto importante ed impegnativo. E mi ricordo come il clima surreale invase la stanza quando stabilivano addirittura gli incarichi nel futuro Governo. Ed e io, a quel punto, mi trovai a guardare le persone sedute al tavolo vedendoli come i futuri ministri.

Ma un ritorno alla realtà, anche se limitato, riemerse quando qualcuno sollevò il problema di come si poteva arrivare a realizzare un sogno simile. Era seduto dalla parte del tavolo vicino la finestra. Stava parlando da un po’, poi prima dire la frase conclusiva, si accese con calma, una sigaretta , fece una grande tirata, soffio lentamente il fumo fuori e poi scandendo bene le parole disse: “Dobbiamo organizzare il movimento per l’indipendenza“. Seguì un silenzio mentre alcuni si scambiarono degli sguardi, ma nessuno replicò.

Il ritorno alla realtà e la scatola dei fiammiferi

Dopo la riunione parlai un attimo con Fortunato Colella, per avere la conferma di aver capito bene. E lui tergiversava e sorrideva quasi divertito. “Non lo devi prendere alla lettera. . vuol dire che dobbiamo organizzarci . . . capisci. .. insomma dovremmo organizzarci . Lui voleva dire questo Capisci?

Allora la cosa incominciò a divertirmi. Così disegnai il logo del Movimento. Lo chiamai Il M.I.E ( Movimento Indipendentista Elbano ). E per diffonderlo mi venne un’idea .

Mia moglie Rita aveva un negozio di parrucchiera e, durante l’estate, regalava a clienti degli oggettini ricordo. Quell’anno, una ditta, le aveva proposto dei piccoli contenitori azzurri per scatole di fiammiferi. Pensai di mettere da un lato la pubblicità del negozio e, nell’altro dall’altro, il logo del Movimento Indipendentista Elbano.

Apparentemente, era una surreale ed ironica provocazione, ma in realtà era un elemento forte per attirare l’attenzione che poi si sarebbe spostata sul messaggio pubblicitario contenuto sull’altra facciata della scatola.
Era uno dei trucchi che avevo appreso quando lavoravo come disegnatore all’ufficio Pubblicità della Rolex in Svizzera. Trucchi che certamente non avrebbe mai utilizzato la Rolex, anche perché non ne aveva bisogno

L’interesse della stampa

Comunque, dopo qualche mese, siccome nell’atra parte della scatola c’era anche il numero telefonico del negozio, arrivarono alcune telefonate da giornalisti che chiedevano il telefono dei responsabili del Movimento. La risposta era di rivolgersi ai partiti. Interrompere una permanente per parlare dell’indipendenza dell’isola era un problema.

Una di queste arrivò anche ad uno dei dirigenti del Partito Comunista. Qualcuno mi disse che si trattava del Prof. Giampiero Berti, dirigente di spicco. Era stato contattato da un giornale nazionale che voleva sapere se anche al l’Elba si stava organizzando un movimento di liberazione come quello che era nato in Corsica.

A quanto mi fu riferito, lui rispose che si trattava solo di una stupidaggine gigantesca. Come dargli torto: l’Elba vuole organizzare un movimento indipendentista per diventare uno stato sovrano e poi lo pubblicizza su una scatola di fiammiferi. Questo avrebbe dovuto far capire che non era una cosa seria, ma per qualche giornalista non fu così. Comunque la distribuzione fu interrotta.

Ho voluto ricordare questo episodio che mostra come volontà di autonomia dal continente sia radicata nella nostra natura di isolani. Certo, quando dai sogni si passa alla realtà bisogna muoversi nel concreto. Sono certo che lo faranno coloro che in, questo periodo e in forme diverse, stanno affrontando il problema