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Il Presidente Mattarella, le riaperture e l’Elba

Di Jacopo Bononi - Promotourism Snc

Il Presidente Mattarella, le riaperture e l’Elba

(…) Si celebra l’anniversario della nascita della nostra Repubblica. Lo faremo in una atmosfera in cui proviamo nello stesso tempo sentimenti di incertezza e motivi di speranza. Stretti tra il dolore per la tragedia che improvvisamente ci è toccato vivere e la volontà di un nuovo inizio. Di una stagione nuova, nella quale sia possibile uscire al più presto da questa sorta di incubo globale”. Così, con un bel discorso che ha pronunciato ieri, il Presidente Mattarella ci fa sperare che intravvediamo la luce in fondo al tunnel. Mattarella poi ha continuato: (…) c’è qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite, qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: l’unità morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l’uno dell’altro. Una generazione con l’altra. Un territorio con l’altro. Un ambiente sociale con l’altro. Tutti parte di una stessa storia. Di uno stesso popolo. (…) Ora sarebbe inaccettabile e imperdonabile disperdere questo patrimonio, fatto del sacrificio, del dolore, della speranza e del bisogno di fiducia che c’è nella nostra gente. Ce lo chiede, anzitutto, il ricordo dei medici, degli infermieri, degli operatori caduti vittime del virus nelle settimane passate. Questo giorno interpella tutti coloro che hanno una responsabilità istituzionale, a partire da me naturalmente, circa il dovere di essere all’altezza di quel dolore, di quella speranza, di quel bisogno di fiducia. (…) Parole davvero importanti, queste del Presidente, in un momento di vigilia altrettanto importante: la riapertura delle Regioni e delle frontiere in entrata ed in uscita.

Negli ultimi giorni la ‘guerra tra scienziati’ si è ripresentata nuovamente e il tam-tam delle diverse scuole di pensiero implacabilmente è ripreso. Lo stile improntato al ‘fair play’ è però molto evidente in questa vigilia della fase tre. Più che un crudo e visionario ‘Blade Runner’ sembra un patinato ‘Spazio 1999’, con ben pettinati Martin Landau in camice bianco che dai talk show serali post-tg si lanciano velate frecciatine, sostenendo che, in fondo, tutti dicono la stessa cosa, mentre nei fatti e nelle parole sembra dicano ognuno il contrario dell’altro. Di certo la vigilia del più delicato momento storico, in termini sanitari, della storia moderna del nostro Continente e sicuramente del nostro Bel Paese poteva risparmiarsi posizioni così drastiche a favore della convinzione che il virus ‘ormai non esiste più’. In verità la cosa non è oggettivamente possibile, se non per il persistere dei contagi in aumento e dei morti che comunque ci sono ancora. Semmai una serie di fattori, prima di tutto il distanziamento sociale, ha prodotto i suoi effetti e in effetti vedere tanta diligenza, come mi è capitato oggi in coda dal principale negozio di ferramenta portoferraiese, apre il cuore. Certamente tutti noi elbani siamo consapevoli dei rischi che l’apertura indiscriminata dei confini regionali e nazionali può comportare e che la sanità pubblica dell’isola ha i suoi evidenti limiti che sarebbero insormontabili coi numeri che l’arrivo dei turisti potrebbe imporre. Non basterebbero gli ‘elicotteri wagneriani’ del capolavoro ‘coppoliano’ a garantirci la salvezza.

(….) Dunque, sembra che verrà riaperta tutta l’Italia. Se è così, non posso fare altro che adeguarmi. Ma non sono convinto. Mi chiedo per quale ragione la Lombardia, che ha un livello di contagi molto più alto di altre regioni, debba essere trattata come le altre, con il rischio di mettere nuovamente in giro i contagi. Più prudenza forse sarebbe stata opportuna per i lombardi e per tutti gli italiani (…) così il nostro Presidente Rossi, con la consueta perizia e la nota prudenza, stigmatizza negativamente la decisione del Governo. Capisce e si adegua, per parafrasare un noto motto ironico. Intanto anche il prof. Zangrillo del San Raffaele di Milano conferma in diretta televisiva serale che il dire tutto e il contrario di tutto sembra il valzer preferito dei nostri luminari. Come pure chi ha accusato di ‘magheggio’ dei dati la Regione Lombardia e poi ha invocato furbamente la versione anglofona della espressione che gli è valsa una querela, forse anch’essa solo minacciata. Siamo addirittura arrivati agli schieramenti para-politici orientati degli scienziati, ossia la destra aperturista a tutti i costi per la ‘palanca’ da mettere al centro del Mondo da salvare dall’apocalisse economica e la sinistra più liberal che ritiene di tenere alla salute meglio e più degli altri. Senza dover citare per forza l’inimitabile De Luca il quale, nelle vesti di presidente campano più simpatico della storia repubblicana, ritiene che ‘la cosa più seria in Italia sia ormai il cabaret’ a proposito dell’esercito dei ‘volontari della moral suasion’ ormai prossimi all’incarico, vediamo ogni giorno farsi più prossima la fatidica data del 3 giugno.

L’Elba attende ‘lo sbarco in Normandia’ che le preannunciate riaperture potranno generare e in effetti la maggior parte delle piccole e piccolissime attività turistiche aspettano con ansia che un po’ di ossigeno si possa avere, prima dell’inizio del periodo centrale dell’estate. Resta il fatto che le aziende turistiche elbane affronteranno la presenza della grande ondata proveniente dalle regioni più infettate del vecchio Continente e tra quelle più colpite dal virus di tutto il Pianeta, sperando nelle parole di Zangrillo più che nell’evidenza di tutti gli studi. Studi che parlano di cifre dieci volte superiori a quelle dichiarate, se si considerano i probabili infetti asintomatici, i quali potrebbero da soli contagiare esponenzialmente tutti noi, finora risparmiati dalla pandemia, in poche settimane. Tuttavia per molte delle aziende di cui parliamo non ci sono alternative e i loro titolari accettano i rischi piuttosto che erodere fino all’inverosimile i risparmi di una vita. Di certo, arrivati a questo punto della vicenda, occorre fare una riflessione più ampia che sgombri il campo dalle molte forzature che si sono sentite durante i giorni critici della pandemia, allorquando la stessa avrebbe almeno avuto un lato positivo, ossia quello di farci ripensare al ‘modello di sviluppo’ che la nostra società ha portato avanti dal dopoguerra ad oggi. L’inverso di questo ragionamento ci sembra assai più plausibile: la provvisorietà del nostro vivere e la presenza solo minacciata di un nemico tanto subdolo quanto atroce ha potuto farci capire il valore della nostra vita, sociale ed economica. L’insieme delle nostre libertà e delle nostre agiatezze economiche sono state garantite da quel ‘modello di sviluppo’ che sì deve comprendere l’insieme valoriale della tutela dell’ambiente e del patrimonio naturale, ma non deve esserne funzionale o peggio ancora succube. La nostra recente storia è improntata proprio su quel ‘modello di sviluppo’ che ha garantito pace sociale, oltre che ricchezza.

Lo sforzo che ci apprestiamo a vivere, per consentire la continuità di questo lento processo in divenire, deve trovare proprio nello sguardo fermo del nostro Presidente Mattarella e nelle sue parole di incoraggiamento il viatico per affermare il senso della nostra storia di uomini e di donne capaci e imprenditori del proprio futuro, oltre che custodi del successo della nostra storia recente. Dobbiamo combattere durante questa stagione alle porte, tenendo fermo il baricentro delle nostre certezze, ossia che pochi decenni di quel ‘modello di sviluppo’ hanno portato la nostra isola da Scoglio di contadini e pescatori ad esempio di sviluppo culturalmente ed economicamente paradigmatico di un progresso che, se ben gestito, può assicurarci un futuro ancora migliore. Lo stesso grande Poeta, che mi capita sovente di ricordare e che per questa frase di un suo libro, acclamato da molti nei Settanta del Novecento, si beccò le critiche affettuose di un Carlo Bo poco affine a riferimenti al Cristo, a suo dire improponibili: egli ebbe a scrivere e questi tempi che stanno avvicinandosi ben si addicono a queste poche parole: (…) rifiuto l’evidenza di annegare e cammino sull’acqua. Lo stesso dobbiamo fare noi e farlo con la giusta prudenza da coniugare col necessario coraggio.

Jacopo Bononi

www.promotourism.it