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Il testo del documento depositato all’Autorità Idrica

di Comitato per la tutela di Lido e Mola – No al Dissalatore

Il testo del documento depositato all'Autorità Idrica

Il Comitato per la difesa di Lido e Mola – NO al dissalatore di Molarende noto il documento consegnato, all’Autorità Idrica Toscana, dove esprime le sue perplessità in merito alla costruzione dell’impianto di dissalazione. Ecco il documento integrale.

Con il presente documento condiviso dall’assemblea del Comitato per la tutela di Lido e Mola – No al Dissalatore, si intende rappresentare in modo chiaro e non suscettibile di distorte interpretazioni quanto riteniamo di dover portare all’attenzione di codesta Autorità Idrica Toscana, fatta salva la possibilità di veder tutelate in altra sede le seguenti ragioni.
Siamo al riguardo convinti che le problematiche emergenti debbano essere distinte in due diversi profili.
Il primo riguarda la localizzazione di un intervento che è stato sottoposto a valutazioni ambientali sommarie e contraddittorie, riducendo la tutela di un’area limitrofa a quella della Zona Umida di Mola a monitoraggi e prescrizioni in sede esecutiva, in modo tale non solo da depotenziare ogni prevenzione del danno ambientale ma accettandone sostanzialmente il rischio.
Tale opzione vede ulteriormente ridimensionata la sua efficacia (e messa in discussione la sua legittimità) se posta in relazione alla necessità di attivare la procedura in variante ex art. 34 della legge della Regione Toscana n. 65/2014, con un’inevitabile ulteriore deficit di garanzie a fronte di una destinazione attuale espressamente motivata nel Regolamento Urbanistico del Comune di Capoliveri con il ricorso a dati incontrovertibili ed inderogabili proprio sotto il profilo idrogeologico e paesaggistico, come del resto rappresentato dagli Uffici Comunali nei pareri resi che ne stigmatizzano le criticità (alle quali si aggiungono quelle espresse dal Comune di Porto Azzurro).
Ma ciò che consente di coordinare tali censure con il secondo dei profili di cui sopra è il fatto che a tale sacrificio ambientale non corrisponda in realtà alcuna idonea risposta sotto il profilo dell’approvvigionamento idrico dell’isola.
Se da un lato infatti risulta inesatto il riferimento operato dal Decreto di approvazione del progetto dell’AIT del 21 agosto 2017 ad una compatibilità con l’Accordo di Programma sottoscritto dai Sindaci elbani il 30 novembre 2011, altrettanto privo di riscontro è il riferimento al Piano d’Ambito 2016 – 2019 il quale fa riferimento ad un intervento di minor portata e diversa funzione.
Se dunque infruttuoso appare il tentativo di giustificare l’intervento in termini di programmazione, ben più grave è quello di qualificare in termini di emergenza idrica un intervento incapace di costituire una soluzione alternativa rispetto alla condotta idrica sottomarina.
Del resto l’intervento in tal senso inserito nel Piano di Emergenza Idrica Regionale – per quanto non condivisibile – prevede un impianto che avrebbe per portata (160 l/S) un’efficacia sostitutiva della risorsa attualmente disponibile in termini quantitativi e temporali.
Del resto i provvedimenti inclusi in questa valutazione risultano oggi necessariamente da ricondurre nell’ambito delle procedure sancite dal Decreto del Presidente della Regione Toscana n. 78 del 16 giugno 2017 che ha indetto lo stato di emergenza e richiesto la sua trasformazione in emergenza nazionale.
Non ci risulta che dalla sua entrata in vigore si sia operato alcun coordinamento con quanto in esso previsto sia sul piano delle procedure e delle valutazioni che devono assistere un regime derogatorio, sia sotto il profilo dello stanziamento delle risorse necessarie.
Quanto sopra consente una reiterazione delle valutazioni che hanno portato a tale scelta e la possibilità di finanziare l’unica risorsa capace di mettere in sicurezza l’isola ovvero il raddoppio della condotta sottomarina.