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Il dissalatore all'Elba è necessario e anche economico - Tirreno Elba News
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Il dissalatore all’Elba è necessario e anche economico

"Il modo meno impattante di risolvere il fabbisogno idropotabile dell’isola"

Il dissalatore all'Elba è necessario e anche  economico

L’autorità Idrica Toscana invia una nota stampa che tende a dimostrare come il discusso dissalatore di Mola, sia un’opera necessaria, economica e non impattante e che sia indispensabile per risolvere il fabbisogno idropotabile dell’isola d’Elba. Un impianto “che non è opera faraonica ma di pubblica necessità per l’intrera comunità elbana”. Il dissalatore dicono dall’Autorità Idrica Toscana, “la cui altezza massima è inferiore a otto metri si trova in una naturale depressione, infatti il piano d’imposta del capannone è di circa 3,8 metri dal piano viario ( come dimostra la foto allegata) dalla strada provinciale. Un ostacolo di modeste dimensioni (arbusti e vegetazione già presenti) ne parzializza e ne offusca la vista”.

È una storia lunga come il tempo: la paura del nuovo. Eppure il dissalatore è un impianto sicuro, di bassissimo impatto ambientale, usato ormai ovunque nel mondo e ovunque nell’arcipelago toscano. Ci sono dissalatori a Capraia, al Giglio, a Giannutri. Nessun problema.

Sono passate poche settimana da quando ASA, il gestore del servizio idrico all’Isola d’Elba, ha dovuto limitare la pressione nell’acquedotto durante la notte per cercare di evitare disagi ai residenti e ai turisti durante il giorno. Infatti, la crisi idrica, dovuta all’estate più siccitosa degli ultimi 100 anni, ha colpito duramente la più grande isola dell’arcipelago toscano, e non è ancora finita – l’Autorità Idrica Toscana ha chiesto al presidente della Regione di mantenere lo stato di emergenza fino a fine anno.

Il fabbisogno idrico dell’Elba
L’Elba non ha acqua potabile a sufficienza per una sua autonomia, soprattutto in estate, quando arrivano centinaia di migliaia di turisti. Ad oggi gli acquedotti elbani distribuiscono 7 milioni e 700mila metri cubi d’acqua all’anno, di cui 4 milioni e 100mila arrivano con la condotta sottomarina e 3 milioni e 600mila da risorse e pozzi locali. Quindi, la risorsa idropotabile dell’Elba dipende per il 53% da risorse esterne, che arrivano con un tubone che corre sotto il mare, tra Piombino e Rio Marina. Si può (e l’Autorità Idrica Toscana ha già incaricato il gestore ASA) incrementare l’attivazione di pozzi e addurre acqua da alcune fonti sorgive del Monte Capanne. Ma anche questi interventi non modificherebbero di molto la situazione e l’Elba continuerebbe a dipendere dalla risorsa idropotabile che arriva dalla Val di Cornia.
Ma, se in situazione di “normalità” invernale la crisi idrica non si manifesta, cosa succede, invece, quando all’Elba ci sono circa 100mila abitanti, pur per il temporaneo periodo estivo? E cosa succede quando, come quest’anno, non piove e la siccità incombe?
Succede che tocca ridurre il flusso dell’acqua durante la notte, come il gestore ASA è stato costretto a fare quest’estate. E forse la prossima stagione estiva toccherà razionare l’acqua, con tutti i problemi che ne deriverebbero per abitazioni, uffici pubblici, palestre, bar, ristoranti, pizzerie, alberghi, B&B, impianti sportivi, strutture residenziali, stabilimenti balneari, ecc. In poche parole si creerebbe un enorme disagio per la vita sull’isola o, peggio, dovendo annunciare l’emergenza idrica a inizio stagione, si farebbe un grave danno all’economia locale.

La condotta sottomarina
C’è un altro problema per gli elbani: la condotta sottomarina ha più di 30 anni ormai. Ciò significa che, nonostante la manutenzione e gli ottimi materiali con cui è stata costruita, è arrivata quasi a fine vita. Sono 24 chilometri di tubo, per 40 centimetri di diametro, che corrono sotto il mare e, in certi punti, appoggiano su un fondale non omogeneo che ne accentua le oscillazioni e i rischi di rottura.
Perciò serve il dissalatore, sul quale sono state fatte, negli ultimi giorni, molte affermazioni imprecise. L’Autorità Idrica Toscana può assicurare che non si tratta di un’opera faraonica, come qualcuno ha affermato. Ma di un’opera che è necessaria per l’Elba.


Il dissalatore: la soluzione
Serve costruire, come da progetto approvato, il dissalatore a Mola, che non sarà un brutto edificio industriale, ma una costruzione ben fatta di basso impatto ambientale e che comincerà, con i suoi 80 litri/secondo, a dare un po’ di sollievo idrico all’Elba. Il dissalatore è pure l’investimento più economico, rispetto al raddoppio della condotta sottomarina, rispetto a invasi o grandi bacini artificiali.
Sul dissalatore dell’Isola d’Elba, quindi, serve fare chiarezza e dire davvero le cose come stanno, per evitare affermazioni approssimative e non veritiere.
L’Autorità Idrica Toscana vuole rassicurare gli elbani, anche coloro che sono perplessi dell’opera o hanno interessi privati confliggenti, che non ci saranno rischi di alcuna natura.
Già molte isole dell’arcipelago toscano, non meno belle dell’Isola d’Elba, hanno un dissalatore che assicura autonomia idrica: l’Isola del Giglio, Giannutri, Capraia. Certo, occorre fare un impianto che riduca al minimo ogni tipo d’impatto e, in questo senso, l’impegno di ogni soggetto istituzionale deve essere massimo. Ma una cosa è chiara: l’Elba deve cominciare a diventare più indipendente dal punto di vista idrico.