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Detenuto violento mette in crisi la sicurezza in carcere

La denuncia del sindacato UGL: intervenga il Provveditorato Regionale

 Detenuto violento mette in crisi la sicurezza in carcere

Le violenze e le provocazioni di un detenuto di origini bulgare rischiano di mettere in crisi la sicurezza all’interno del carcere di Porto Azzurro. La denuncia è dei segretari provinciali del sindacato U.G.L. Polizia Penitenziaria di Livorno Angelo Montuori e Sabato Angelo: “Dopo aver sollecitato la direzione del carcere ed il dell’amministrazione Penitenziaria di Firenze in data 4 novembre 2016 con un intervento sindacale, ottenendo esito negativo come da risposta ricevuta il 10 novembre per la richiesta di allontanamento del soggetto – si legge in una nota – evidenziamo la grande preoccupazione che circola, da circa due mesi dall’assegnazione del detenuto, tra il personale del reparto di Polizia Penitenziaria di Porto Azzurro che e’ costretto a subire quotidianamente continui atteggiamenti offensivi, indisponenti e apparentemente minacciosi dal detenuto in questione di origini bulgare, durante il servizio di vigilanza ed osservazione in sezione”.
I comportamenti ostili piu’ gravi, ai danni di due agenti, si sono verificati prima il giorno 1 novembre e, l’ultimo di una lunga serie, nel pomeriggio del 9 novembre. In quella occasione il detenuto, oltre a mettere in atto delle provocazioni rivolte all’agente di sezione, ha danneggiato interamente la propria stanza detentiva mettendo a repentaglio l’ordine e la sicurezza della 13^ Sezione del Terzo Reparto cercando di influenzare altri detenuti presenti a comportarsi allo stesso modo.
La U.G.L. Polizia Penitenziaria – si legge ancora nella nota – chiede al Provveditorato Regionale dell’amministrazione Penitenziaria della Toscana e Umbria che il soggetto in questione, connotato da tratti alquanto critici, prima che possa mettere in atto atteggiamenti provocatori, ai danni del personale o possa promuovere disordini ancora piu’ gravi, venga trasferito in altri istituti della penisola a regime chiuso, magari piu’ adatti e piu’ sicuri , con l’obiettivo di non destabilizzare l’ordine e la sicurezza del 3^ reparto della casa di reclusione elbana”.
Come e’ noto, da decenni nel penitenziario di Porto Azzurro vige un circuito penitenziario a socialita’ aperta che inizia alle 08:30 e termina alle ore 19:00 e da un anno a questa parte la direzione si sta adoperando per rilanciare questo istituto con iniziative lavorative, trattamentali e rieducative a favore dei detenuti come ci viene chiesto dal Codice Penitenziario e dall’articolo 27 della Carta Costituzionale.
“Ma la presenza di questi soggetti – dice ancora l’U.G.L. – difficili da gestire, per i loro comportamenti volti alla ribellione e all’agitazione dell’ambiente che li circonda e che li ospita, non aiutano, anzi ostacolano la direzione ed il personale della Polizia Penitenziaria a raggiungere gli obiettivi di recupero della persona condannata: senza sicurezza non ci puo’ essere trattamento penitenziario e progetti rieducativi. Qualora l’amministrazione Penitenziaria non dovesse procedere al trasferimento del soggetto – conclude la nota – il sindacato U.G.L. Polizia Penitenziaria si riserva di inviare un atto di diffida con messa in mora considerato che l’amministrazione ha il dovere di salvaguardare l’integrita’ fisica e la personalita’ morale dei poliziotti penitenziari che sono chiamati, giornalmente con sacrificio e spirito di abnegazione, a garantire la sicurezza all’interno dei penitenziari”.