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Festa dell’Uva, il Fosso e Capoliveri in tempo di guerra

La rievocazione del rione ha ricordato i tristi momenti del settembre 1943

Festa dell’Uva, il Fosso e Capoliveri in tempo di guerra

La scenetta dei due capoliveresi in camera da letto, moglie e marito, preoccupati per la chiamata alle armi e la volontà di arruolarsi del fratello di lei, è stato il momento più dissacratorio ( e divertente) della rappresentazione del rione “Il Fosso” in occasione della XXI edizione della Festa dell’Uva di Capoliveri.
A parte questo episodio esilarante, andato in scena all’ingresso del rione, il tema del Fosso era decisamente più impegnativo : l’ambientazione era quella del settembre del 1943, in pieno tempo di guerra, una guerra che fino a quel momento non aveva ancora interessato l’Isola d’Elba ma che ora cominciava pesantemente a far sentire la propria minaccia, anche sul paese di Capoliveri.
La centralità dell’isola nei piani tedeschi divenne sempre più importante per cui tra la popolazione elbana si diffuse una certa preoccupazione. Il 13 settembre il Generale Gilardi, comandante del presidio dell’Elba, invitò i cittadini a mantenere la calma, ad avere fiducia nei soldati e marinai elbani “pronti a difendere il loro focolaio”,
La mattina del 14 settembre i nazisti contattarono il presidio elbano per concordare la resa ma durante l’incontro gli ufficiali italiani anziché arrendersi ribadirono all’ex alleato che l’Elba non avrebbe ceduto le armi. Ebbero così inizio ore di forte tensione, nell’angosciosa attesa di un attacco tedesco che purtroppo non tardò ad arrivare.

All’alba del 16 una formazione di bombardieri Stukas sorvolò Portoferraio rovesciandovi tonnellate di esplosivo, distruggendo parte del centro storico e degli altiforni.
L’Elba non poté più porre resistenza e l’occupazione tedesca ebbe inizio.

Ma è proprio dalla testardaggine, dall’amore per la propria terra che i soldati elbani hanno mostrato cercando di resistere al nemico, che il Rione Fosso ha tratto lo spunto per raccontare questo spaccato di storia così doloroso per Capoliveri e per l’Elba tutta.
Lo hanno fatto cercando di narrare storie di vita quotidiana dove, nonostante il mercato nero, le tessere per comprare i generi alimentari e la paura di perdere tutto, i bambini ancora non conoscono la parola “guerra”, dove la fame faceva da padrona e dove nonostante il clima di paura e distruzione esistono ancora svalori entimenti positivi, come la forza d’animo che da sempre contraddistingue il popolo capoliverese, la voglia di continuare a vivere, sognare e amare ancora.

Il Fosso ha quindi immaginato una storia d’amore tra una ragazza di Capoliveri ed un soldato…cercando di evidenziare l’ottimismo di questo paese che nonostante le ferite che mai scompariranno, ha continuato a farsi cullare dal suono delle onde del suo mare così cristallino ed a farsi abbracciare dalle sue valli sempreverdi, testimoni di un passato che non potrà MAI essere dimenticato.

“Per noi è stato come una vittoria aver potuto partecipare alla festa – hanno detto alla fine i rappresentanti del Fosso – Quest’anno i figuranti erano circa il doppio dello scorso anno anche se a lavorare eravamo ancora molto pochi. L’importante comunque è essere riusciti a portare per il ventunesimo anno, il nostro rione ancora una volta in piazza”
L’augurio è quindi che il Fosso possa percorrere la stessa strada intrapresa dalla Torre: coinvolgere – come ha cominciato a fare, del resto – persone giovani, che abbiamo voglia di portare avanti le tradizioni capoliveresi. E chissà che non possa arrivare presto un ritorno alla vittoria nella Festa dell’Uva di Capoliveri, riportando il Bacco là dove è gia stato per l’ultima volta, nell’ormai lontano 2009.