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Arrivano i pettirossi, rissosi, coraggiosi e sfrontati

Abitudini e curiosità nel racconto dell'esperto Giorgio Paesani

Arrivano i  pettirossi,  rissosi, coraggiosi e sfrontati


C’è un uccellino, dentro il lentisco, che richiama in continuazione. Il suo verso è un ticchettio sincopato, ripetuto a frasi brevi, esplosive. Ma ecco che esce e si mette in bella mostra, su un rametto secco! Di spalle è tutto grigio verdastro, si gira e.. petto e gola arancioni, pancino bianco sporco. Non si sbaglia! Fa un voletto, si posa sulla staccionata, gonfia il petto e canta a squarciagola manco fossimo di maggio! Petto in fuori, ad ogni frase del canto o del richiamo fa come un inchino e si muove in continuazione facendo brillare al sole il suo rosso, che lo vedano tutti. Una scena che, da ottobre a metà marzo si ripeterà milioni di volte in tutta l’Elba, in giardini, macchie, campi coltivati, bordi di strade e persino nei paesi, basta ci sia un cespuglio o un pezzetto di pratino. Il pettirosso si accontenta e ne prende possesso per tutto l’inverno.
Torniamo al nostro uccellino che canta sulla staccionata, è già strano che canti anche in pieno inverno ma la principale particolarità è che, contrariamente alla stragrande maggioranza dei suoi “cugini” passeriformi, a cantare in questa stagione sono anche le femmine. E non solo: ciascun pettirosso in inverno difende un territorio di svernamento, le coppie si “sciolgono” e ognuno pensa per se fino ad aprile! Le liti tra vicini sono frequenti e furibonde. Sono stati fatti molti esperimenti in materia ed è stato osservato che se si piazza un pettirosso imbalsamato in bella vista e magari si “rafforza lo stimolo” emettendo anche la riproduzione del canto in breve arriverà il padrone di casa e dopo una breve serie di minacce passerà alle vie di fatto assalendo l’invasore.. fino a spennarlo! L’aggressore si calmerà solo dopo aver strappato l’ultima penna rossa dal petto del povero imbalsamato! Il tutto, lo avete capito, per una questione di “bandiera”. La macchia rossa è la gloriosa bandiera del pettirosso che annuncia la mondo “qui il padrone sono solo io”. Che caratterino!
Del resto ci vuole carattere per vivere una vita da pettirosso! I nemici sono tantissimi. Dallo sparviere che ti piomba addosso sbucando da dietro un tronco, al biacco che striscia nella vegetazione bassa sperando di trovare il tuo nido e svuotarlo di uova e pulcini, alla martora che ti cerca, nella notte, seguendo la traccia odorosa finendo col falco della regina che ti aspetta al largo per rincorrerti mentre stai migrando. Per non parlare dell’uomo, che per quanto “sapiens” sia ed evoluto dica di essere ancora si diverte a fare strage di pettirossi con tagliole, colle, reti, “pietraccole” e fucilate, nonostante ormai da molti anni sia specie protetta. E oltre a sfuggire ai predatori naturali e agli umani divertimenti deviati il pettirosso deve guardarsi dalle altre insidie di origine antropica: vetrate, fili della luce, automobili..
Non è un caso se le nidiate del pettirosso sono sempre molto numerose e ripetute almeno un paio di volte l’anno!
Un altro aspetto peculiare del “carattere” del pettirosso è il coraggio, che lo porta a cercare di sfruttare le opportunità offerte dall’uomo. Tra le scene che non dimenticherò mai in vita mia c’è quella del pettirosso che zampettava letteralmente tra i piedi di mio nonno che zappava la vigna, per cercare gli insetti portati allo scoperto. Sembrava si conoscessero da secoli e, in un certo senso, era così. Grazie a questo innato coraggio il pettirosso accetta presto e volentieri di ricevere cibo dall’uomo: briciole di dolce o di noci e nocciole oppure, per i palati raffinati, cibo per insettivori e tarme della farina. Trovate un posto al sicuro dai gatti e provate a mettere un po’ di questo cibo a disposizione, assisterete allo spettacolo del boss dal petto rosso che tiene a bada commensali ben più grossi e aggressivi..ma meno coraggiosi! Ma il coraggio, si sa, a volte porta guai, e tanti piccoli guerrieri finiscono la carriera in situazioni incredibili; ad esempio incollati in quelle tremende tavolette per topi! Per carità usatele solo al chiuso, vi eviterete una scena realmente terrificante, anzi, meglio, non le usate affatto.
Intanto, proprio in questi giorni di ottobre, l’Elba si sta riempiendo dei guerrieri e delle amazzoni col petto arancione, che affronteranno l’inverno in modo coraggioso e allegro cantando e rincorrendosi rissosi fino a fine marzo, quando partiranno per il breve viaggio di ritorno, seppelliranno l’ascia di guerra e si impegneranno nella riproduzione. Il pettirosso è un migratore a breve raggio, quelli che svernano da noi arrivano, a migliaia, principalmente dall’Europa centrale e si aggiungono alle poche coppie residenti all’Elba, nelle vallate più umide e chiuse. Immaginate come possono prendere, questi sparuti pettirossi elbani, l’orda di svernanti nordici, spocchiosi invasori con le loro macchie arancioni in bella vista e che non pagano nemmeno l’affitto! Dev’essere davvero lungo e faticoso l’inverno “arraganato” dei pettirossi isolani
 

Giorgio Paesani