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Sinkhole, resta la propensione al dissesto al Piano

Quattro i livelli di rischio. E' il risultato degli studi presentati a Rio Marina

Sinkhole, resta la propensione al dissesto al Piano

Conclusi gli studi nella zona de Il Piano, tra Rio nell’Elba e Rio Marina, ora si pensa a come superare l’emergenza voragini. Nel pomeriggio di mercoledì, al Centro Polivalente a Rio Marina, alla presenza dei due sindaci Claudio de Santi e Renzo Galli, sono state rese note le conclusioni delle indagini complementari per la mappatura della zona a rischio sinkhole che sono state fatte dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, coordinate dal professor Riccardo Fanti, e dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università “La Sapienza” di Roma, coordinate dal professor Michele Di Filippo. Nel gennaio del 2013, infatti, si è verificata nella zona del Piano una voragine di sprofondamento che ha determinato la dichiarazione dello stato di emergenza regionale. Nel maggio 2015 fu prevista la realizzazione di studi, ricerche e indagini anche strumentali nell’area interessata, finalizzati ad approfondire le conoscenze sui dissesti che interessano le aree limitrofe.

Dopo l’analisi delle cause “Si ritiene – si legge nella relazione conclusiva degli studi presentati a Rio marina – che possa essere identificata una zonazione delle aree di propensione al dissesto diversa da quella proposta in prima analisi”. Pur restando quindi Il Piano come area di attenzione è stata elaborata una cartina suddivisa in quattro livelli di propensione al dissesto per sinkholes, da cui si vede che l’area più a rischio ( livello 3 e 4) è quella soprastrada che dalla Coop va verso Rio Marina. Gli esperti propongono alcune contromisure per la mitigazione del rischio, tra cui il mantenimento di una efficace ed efficiente rete di controllo del regime idrogeologico necessario per un sistema di sorveglianza, il riordino del sistema di drenaggio superficiale, il mantenimento di livelli moderati di prelievo dall’acquifero profondo. “Solo in seguito alla realizzazione di tali linee di azione – si legge nella relazione – da eseguirsi dopo adeguata progettazione, è possibile prevedere la messa in opera di interventi strutturali per garantire la sicurezza e la salvaguardia delle opere e delle infrastrutture ricadenti nelle aree di propensione al dissesto”