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Elba “pet friendly”, ma occhio all’insofferenza dei turisti

Lettera firmata

Elba "pet friendly", ma occhio all'insofferenza dei turisti

Aver letto su queste pagine che l’Elba è uno dei posti più “amici degli animali”, o pet friendly, che dir si voglia, è stata una soddisfazione, non certo una sorpresa.
Vivo qui da molti anni, e lo vedo in continuazione, gli animali possono entrare ovunque, e ovunque vengono ben accolti, dai ristoranti alla maggior parte dei locali pubblici, dai numerosi dog bar, pubblici o privati, sparsi in ogni via di ogni paese, fino ai supermercati ( un esempio per tutti, primo sull’Elba ma anche tra i primi in Italia, il Superstore Conad, che mette a disposizione dei carrelli appositi ). Ho una piccola struttura ricettiva – nella quale ovviamente accetto animali – e ho constatato spesso quanto i turisti rimangano piacevolmente sorpresi dall’accoglienza che gli elbani riservano agli animali.
Purtroppo però non tutti i turisti che ci frequentano hanno la stessa apertura.
Per esempio, ogni volta che in spiaggia c’è stato qualcuno che si è sentito infastidito dalla presenza di cani, se pur tranquilli e silenziosi, tanto da chiamare la polizia municipale “per far applicare la legge”, questi era sempre un turista.
Recentemente sono stata ripresa in malo modo da un signore ( sempre turista ) perché avevo messo il mio cagnolino nel carrello mentre facevo la spesa in un supermercato.
Faccio spesso la spesa così, da più di due anni, ho anche chiesto preventivamente il permesso ai direttori di diversi supermercati, e tutti mi hanno dato il via libera, chiedendomi solo di non metterlo a terra, ma di mantenerlo sul carrello. Io infatti appoggio una borsa di tela sul carrello e il cane si sdraia su quella.
Ora, non voglio tirare fuori questioni animaliste, fin troppo scontate per chi ama gli animali. Però mi ha dato fastidio l’ipocrisia un po’ ottusa delle argomentazioni di questo signore: nel carrello si mette la roba da mangiare, e si mettono i bambini.
Tutto vero, per carità.
Però: la roba da mangiare è tutta confezionata. Perfino la verdura e la frutta devono essere messe nei sacchetti di plastica. Direi quindi che non c’è nessun pericolo.
I bambini: beh, i bambini hanno uno spazio apposta per stare nei carrelli, non “dentro” al carrello. Se stanno “dentro”, direi che l’obiezione sul fatto che ci va la roba da mangiare, ammesso appunto che sia valida, andrebbe fatta anche a loro: ci salgono su con le scarpe, e anche questo non è il massimo dell’igiene, se proprio si vuole stare a guardare il capello. Eppure non ho mai visto nessuno indignarsi perché qualche mamma fa la spesa col figlio dentro al carrello.
Peraltro, stare attenti a tutto quello che i bambini toccano, come sa ogni mamma, è faccenda non da poco. Se il carrello “contaminato” dal cane impensierisce, meglio non portare i bambini ai giardinetti…
Ho trovato questa osservazione che mi è stata fatta un po’ ipocrita, piena di luoghi comuni, nonché priva di buon senso. Se la paura dei germi è così forte, sono altre le cose a cui bisognerebbe stare attenti in un supermercato: per esempio, i manici dei carrelli, vengono toccati da migliaia di persone, e non ho mai visto nessuno disinfettarli. Il fatto stesso di essere in un supermercato, come in un qualsiasi altro luogo affollato, è un pericolo: basta una persona affetta non dico da gravi patologie come la TBC – ma potrebbe anche essere – quanto da semplici virus influenzali, per infettare in pochi minuti decine di persone, e tanto più i bambini.
E i bambini stessi, potrebbero essere affetti da morbillo, rosolia, altre malattie esantematiche, ed essere loro ad infettare altre persone.
Senza contare che rimane difficile evitare sporco e germi nella vita quotidiana: basta prendere un autobus, raccattare un oggetto che ci è caduto in terra, maneggiare del denaro, prelevare al bancomat. Tutte situazioni che ci mettono a contatto con milioni di germi.
Quello che voglio dire, è che o si sta attenti a tutto, in modo coerente ( ma ci si complica parecchio la vita, direi ) o si adotta un quieto vivere, consapevole, senza fare crociate contro i mulini a vento.
Non porterò più il mio cane in quel supermercato, soprattutto per non mettere in imbarazzo i dipendenti, che pure mi hanno detto che posso portarlo dentro lo stesso, purchè lo tenga a terra. Non voglio approfittare della loro gentilezza, né metterli di mezzo in eventuali discussioni.
Spero però che questo signore che tanto si è indignato, riservi la sua indignazione per cose ben più serie, gravi, o pericolose di un cucciolo addormentato in un carrello.