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Portoferraio: in Consiglio mozione della maggioranza

La ha presentata Roberto Marini, il titolo: "Traiettorie dello sviluppo"

Portoferraio: in Consiglio mozione della maggioranza

 

Al punto  4) del Consiglio Comunale di Portoferraio, convocato per le ore 21 di lunedì 22 agosto, c’è una Mozione presentata dal Gruppo Consiliare di maggioranza “ViviAmo Portoferraio” avente ad oggetto “Traiettorie dello Sviluppo – considerazioni e proposte per il confronto e per un progetto concertato”, firmata  dal vicesindaco ed assessore alla cultura e turismo Roberto Marini: eccone il testo


 Mozione TRAIETTORIE DELLO SVILUPPO
considerazioni e proposte per il confronto e per un progetto concertato
Considerato che non è più possibile rimandare un confronto costruttivo su quelle che sono le tematiche che interessano la prospettiva di sviluppo non solo del nostro territorio, ma dell’Elba tutta portiamo all’attenzione di tutti i temi che seguono su cui costruire un contributo concreto:
Negli ultimi 3-4 anni, dopo una fase non breve di segnali negativi, il movimento turistico ha registrato una tendenza positiva.
Non particolarmente accentuata, ma che si va protraendo nel tempo, per quanto non sfugga a chi osserva che la crisi di alcune mete, in particolare quelle del mediterraneo meridionale , dalla Turchia all’Algeria, abbiano costituito, costituiscano, un fattore a noi favorevole.
Altro discorso, invece, si potrebbe fare per la dinamica dei prezzi, che seppure non mutati significativamente non ci vede particolarmente competitivi. Certamente i maggiori costi determinati dell’insularità, ma forse non solo da questa, ad esempio incide sicuramente la piccola dimensione di molte strutture anche se probabilmente ha maggiore rilevanza per il turista la valutazione del rapporto qualità/prezzo.
In questo contesto, in corso di stagione sembra opportuno e necessario lanciare il confronto perché non possiamo farci trovare impreparati per il futuro.
D’altra parte la regione Toscana ha in discussione il nuovo PRS – Programma Regionale di Sviluppo  – e, per quanto non sussistano, condizioni tali da poter far dire che c’è una specifica attenzione all’isola e all’arcipelago è vero che non ci sono neppure pregiudizi. Ci sono nel PRS alcune indicazioni che ci devono far riflettere: “il contesto in cui viviamo è interessato da cambiamenti epocali già solo rispetto al quinquennio precedente. In poche parole nulla sarà come prima e chi resta fermo rischia di rimanerci a lungo” , oppure “L’Italia ed anche la nostra regione non possono vivere solo di export; serve pure una spinta interna alla crescita, al di là dei vincoli”; e ancora “la Toscana ha assunto una nuova articolazione organizzativa territoriale, da cui la necessità di una programmazione più orientata al confronto con le istituzioni e le forze socio-economiche locali ed una strategia di sviluppo basata su un approccio progettuale integrante diverse politiche regionali”.
Ma ci sono pure indicazioni di segno diverso che non possiamo eludere. Seppure le esperienze vissute abbiano sanzionato negativamente quella direzione di marcia, se si ripropone il tema dell’innovazione istituzionale e dell’innovazione territoriale (in gran parte legata ovviamente all’uscita di scena delle province) qualche riflessione dovremmo farla.
Abbiamo detto no al comune unico con un referendum popolare, abbiamo fatto gestioni associate in gran parte per obbligo di legge, ma facciamo anche esperienze citate come innovative, seppure ancora in una fase nascente, quali la gestione associata per il turismo. Non crediamo spetti a noi dilungarci su ipotetiche nuove architetture istituzionali, sicuramente ci spetta ragionare su come si possa dare vita e forse operatività a modelli di concertazione in relazione agli interessi comuni dell’isola e dell’arcipelago.
Nel PRS troviamo un progetto: “politiche per il mare, per l’Elba e l’Arcipelago Toscano” con una dotazione finanziaria significativa che la regione attesta pari al 3,84% dell’intero budget del PRS.
Ma se si va a ben vedere non trattasi di risorse straordinarie e per progetti specifici, ma di piani, progetti e risorse che discendono dal documento per la gestione sostenibile della risorsa idrica (legge regionale 80/2015) dal documento operativo per la difesa del suolo, dal piano energetico e dalle norme per la gestione dei rifiuti (legge regionali 14/2007 e 25/1998). Sia chiaro risorse importanti, ma non esclusive e dedicate.
D’altra parte se si analizza il capitolo “sviluppo delle infrastrutture materiali e immateriali”, si capisce ancor più che non sussiste una innovazione che potremmo definire strategica, ma una riorganizzazione di spesa ordinaria.
Appare parzialmente di altro segno il testo del “progetto regionale 2 – politiche per il mare, per l’Elba e l’Arcipelago Toscano”, ove si fa riferimento alle politiche per la mobilità e l’accessibilità, ma è evidente che siamo di fronte a determinazioni che solo in parte sono rilevanti ai fini del nostro territorio. Infatti, quando si parla di infrastrutture portuali assistiamo ad una petizione di principio perché non ci sono risorse dedicate; non ci sono previsioni per la viabilità di connessione nel momento in cui, con la chiusura delle province, si rischia il collasso dei collegamenti tra i nostri centri, in quanto la provincia in pratica non c’è già più. Non si può pensare che la continuità territoriale sia solo marittima. Non può soddisfare l’attestazione di volontà di gestire al meglio il contratto di servizio marittimo; non è sufficiente la dichiarazione che la regione rinnoverà la convenzione per la gestione dell’aeroporto di Campo nell’Elba mantenendone l’operatività e sosterrà con propri contributi i servizi di trasporto aereo: sono misure contingenti, utili e necessarie, ma non sono una prospettiva di sviluppo.
Ma soprattutto manca qualsivoglia riferimento ad una politica per il turismo.
Sono, infatti, segnali positivi, ma non sono sufficienti; è assente ogni riferimento alle politiche per il turismo, la “nostra industria”, così come mancano i riferimenti per quanto la ripresa dell’agricoltura di qualità e delle filiere enogastronomiche che possono contribuire a valorizzare l’immagine dell’isola e a creare nuova occupazione. Già alcune attività di nicchia (Locman – Acqua dell’Elba), certamente virtuose ed importanti, dimostrano che si può con fatica produrre anche su di un ‘isola, se si ha la capacità di integrare al prodotto significativi valori aggiunti di qualità e d’immagine e una forte volontà di riuscire.
Riassumendo ci sono segnali importanti che, però, non bastano; la nostra stagione turistica è comunque breve, in ragione anche dell’accessibilità quasi esclusivamente marittima che esclude la possibilità per il mercato europeo non di prossimità di accedere per le vacanze brevi – i cosiddetti weekend lunghi – anche se su questa opportunità gravano pure altre fattispecie, altri fattori, come la scarsa dotazione di attrezzature complementari per il turismo, la necessità di migliorare la gestione dei siti e beni culturali e l’estemporaneità della gestione degli eventi nonché le caratteristiche delle strutture ricettive.
Se si considera, inoltre, che con il 2016 l’indennità di disoccupazione, oggi NASPI, non coprirà l’intero periodo di non occupazione, ma solo un tempo pari al 50% del periodo lavorativo effettuato, è chiaro che se un lavoratore è occupato 6 mesi, ha la copertura dell’indennità per 3. Ovvero per 3 mesi è senza reddito a meno che non abbia, come non deve accadere, una occupazione al nero.
Non è questa la sede per discutere della giustezza della norma introdotta dal governo Renzi. E’ norma; quindi, dobbiamo affrontarla nelle sue conseguenze. La si può affrontare in una logica assistenzialista con la richiesta del ripristino delle norme previgenti che però farebbero gravare sul bilancio dello stato costi significativi oppure la si può e la si deve affrontare in una logica innovativa ed evolutiva di sviluppo.
Per questo chiediamo al Consiglio Comunale di discutere; per questo abbiamo trasmesso le considerazioni che oggi leggiamo agli altri sindaci, alle rappresentanze dei lavoratori e delle imprese, alla stampa perché sia la comunità a ripensare a se stessa e a contribuire a disegnare il futuro.

Nessuno ha la soluzione, ma solo uno sforzo sinergico e comune può proiettarci nel futuro ben oltre le polemiche di un giorno. Il singolo problema, che magari ha caratterizzato gli ultimi tempi, il singolo evento, la singola polemica, se fossero questi il tema vero del governo, per quanto regole e procedure si rispettano e si debbono far rispettare, sarebbero solo dimostrazione di una impotenza che non giova a nessuno.
Allora il punto è che la stagione turistica deve durare almeno 8/9 mesi, che si debbono ricercare strade innovative, avere il coraggio di provare e buttare il cuore oltre l’ostacolo.
Per far durare la stagione turistica oltre 8/9 mesi si ha bisogno di strutture ricettive riqualificate e vivibili oltre l’estate, di imprenditoria privata che investe per adeguare le caratteristiche della ricettività alla media del mercato europeo di concorrenza (camere piccole, a volte hotel troppo piccoli, scarsità di servizi, impiantistica moderna per il confort termico, impiantistica per lo smaltimento moderno e differenziato dei rifiuti, etc.). Spesso lamentiamo scarsa propensione all’investimento; c’è anche quella probabilmente, ma questa propensione è anche revocata in dubbio dalla vigenza di un quadro normativo che definiremo “grossolano” per la palese mancata ricognizione del vincolo del decreto Galasso (l’edificabilità condizionata nei 300 metri dalla linea della battigia) che non è stata effettuata in dettaglio nella sua fattualità territoriale dal piano paesaggistico regionale, che non vogliamo negare, ma che chiediamo debba essere modificato e interpretato affinché sia calato nella realtà, invece che nell’astrattezza e strumentalità di pronunciamenti professorali o di “anime belle” che non si curano del quotidiano. Poi magari dovremo discutere di come gestire le nostre spiagge difendendole come fatto fino ad oggi da forme di privatizzazione, ma anche garantendo idonei servizi, accollando in prima istanza al privato investitore quelli per la sicurezza.
Per durare 8/9 mesi la stagione turistica abbisogna di un aeroporto vero che possa accogliere veicoli che trasportano un centinaio di passeggeri. Questo è l’obiettivo non di domani ma di oggi. E su questo obiettivo appaiono generiche le proposizioni della Regione, mentre la crisi politica di Campo nell’Elba rischia di ritardare anche le prospettive. L’aeroporto non è di Campo è dell’Elba; allora tutti si deve contribuire per questo non escludiamo di destinare allo sviluppo dell’aeroporto una quota della tassa di sbarco – 200/300 mila euro/anno -; ma la Regione a fronte di questo impegno intende fare la sua parte?
Rompere gli indugi, progettare e far approvare come progetto regionale prioritario il progetto dell’ampliamento dell’aeroporto, cioè allungamento della pista con spostamento a monte della provinciale Procchio/Campo, deviazione dei fossi di Galea e de la Pila per disporre dei necessari requisiti di sicurezza e di quanto altro richiesto, ricercando anche risorse private. D’altra parte nel progetto regionale 22 – Turismo e Commercio si legge: “ alla luce delle dinamiche espansive del turismo a scala globale, è prioritario attrarre flussi turistici crescenti concentrando gli sforzi sulla domanda a maggior valore aggiunto e sui poli che hanno maggiori potenzialità di attrazione, quali grandi musei, che possono generare effettivi moltiplicativi sul territorio. Quindi per intercettare ulteriori porzioni di tale crescente domanda sarà necessario introdurre elementi di diversificazione e di innovazione dell’offerta, non solo attraverso efficaci azioni di marketing, ma anche attraverso innovazioni di tipo organizzativo nella filiera del turismo culturale e nel potenziamento dell’offerta ambientale e dei centri minori.” Ma se rientriamo appieno in queste opzioni, quale potenzialità abbiamo se per andare da Firenze all’Isola d’Elba dobbiamo compiere un viaggio che potremmo accostare più a quelli dei mitici “gran tour” ottocenteschi che a quelli di una moderna mobilità?
Il porto di Portoferraio deve essere adeguate e l’APPE non può trincerarsi dietro una vecchia bocciatura dell’adeguamento tecnico-funzionale, pronunciamento palesemente forzato del consiglio superiore dei lavori pubblici circa la mancanza del PRP, il PRP delle banchine dato atto che il porto è solo quello, solo gli accosti; mentre altra cosa sarebbe stato se quel Consiglio avesse detto va bene progettare e realizzare gli adeguamenti tecnico/funzionali, ma pensate anche alla viabilità, alle aree di sosta.
E’ chiaro che sin dall’inizio del secolo che l’Isola d’Elba è stata subalterna a Piombino nelle politiche dell’APPE; per quanto non si disconosca la delicatezza e priorità della vicenda industriale portuale di Piombino, non sfugge però la residualità dell’isola in quella gestione.
La viabilità provinciale nell’evaporazione progressiva della provincia deve divenire regionale almeno nelle tratte che collegano le principali infrastrutture di servizio; non si può scaricarne il costo su i comuni, mentre altrove si investono molti soldi per strade statali e regionali.
Le attrezzature complementari per il turismo: porti turistici, impianti sportivi come il golf, parchi tematici, un sistema coordinato di valorizzazione e gestione dei beni culturali, non possono e non debbono essere lasciati all’ordinaria e burocratica gestione delle procedure, ma divenire progetti di sistema, condivisi e adeguatamente sostenuti anche dalla Regione. Peraltro giova ricordare che in molti casi trattasi di accompagnare in soluzione di qualità gli investimenti privati: porti, impianti sportivi, etc.; in altri di costruire una gestione unitaria che comprenda anche i 2 musei statali che sono potenziali attrattori turistici, ma per i quali riceviamo severe critiche in ragione del loro stato di manutenzione, per l’assenza di esposizioni, per una utilizzazione meramente istituzionale/culturale anche di parti sostanzialmente inutilizzate. Mentre dall’altra parte non possiamo non lamentare una sorta di tendenza alla estraneità del PNAT come dimostrano le vicende di Montecristo, ma pure quelle di Pianosa, che sembrano rimarcare e far scontare al territorio una cultura della diversità rispetto alle comunità locali e alle sue rappresentanze.
Ma non ci vogliamo fermare qui, siamo pronti anche a mettere a disposizione il nostro patrimonio immobiliare non residenziale, anche gratuitamente, per favorire l’insediamento di attività di ricerca e innovative che creino nuove economie anche nell’isola.
In conclusione chiediamo alla Regione un tavolo di discussione su queste prospettive e se del caso un vero e proprio accordo di programma su di un patto territoriale che impegni tutti: istituzioni e imprenditoria, lavoratori.
Con questo documento chiamiamo le forze politiche e le rappresentanze delle varie categorie a discutere.
Apriamo il dibattito qui in Consiglio Comunale perché vogliamo dare all’iniziativa il peso reale e concreto che deve avere assumendo, quindi, anche l’onere di integrare o correggere le nostre politiche, se necessario, per aprire le prospettive che abbiamo delineato, ma vogliamo capire se la comunità locale ha la nostra medesima volontà, vuole prodigare il nostro medesimo impegno per le generazioni future.
Non vorremmo invece che su questo documento si appuntassero le critiche per quello che magari non abbiamo detto o perché abbiamo lodato o non lodato questo o quello. Per esempio non abbiamo parlato di sanità perché è un tema di cui già si discute, ha un tale rilievo che non può non trovare altre sedi di confronto, anche specialistiche, perché qualche passo avanti dalla contrapposizione degli anni 2012-2013 sfociati nel nulla o quasi è stato fatto. Forse i passi avanti fatti non sono sufficienti, ma si ha la sensazione di una situazione in movimento e che può dare frutti.
Ora ci aspettiamo non tanto delle risposte, ma contributi concreti, anche critiche costruttive se questo documento, trasmesso anche alla Regione, deve essere criticato per costruire qualcosa che sia di più e di meglio.

Assessore alla cultura ed al turismo
Roberto Marini