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Elba: è uno splendore, bella e insuperabile, ma…

di Cristiano Draghi, ex direttore del Corriere di Livorno

Elba: è uno splendore,  bella e  insuperabile, ma...

L’Elba l’ho sempre avuta là, lontana ma vicina, sull’orizzonte visibile dalla mia casa di Casale Marittimo, sulle colline pisane. Ero poi stato all’Elba più volte, un milione di anni fa, con il mio Moto Morini 48 Scrambler, giovanissimo innamorato di una ragazza che alla fine senza tanti complimenti e incurante dei chilometri che avevo percorso in sella la mio motorino e di certi viaggi in traghetto con mare mosso di cui conservo ancora il ricordo mi mollò sulla spiaggia di Procchio. Ci sono tornato più volte qualche anno fa da direttore del Corriere di Livorno – giornale celebre per aver avuto come editore il calciatore Cristiano Lucarelli – per illustrare un progetto che prevedeva l’apertura di una redazione del nostro quotidiano a Portoferrario. Per questo ho seguito le vicende elbane, mi sono interessate all’economia e alla politica locali, alle liti e alle novità, alla concorrenza fra compagnie di navigazione e alle discussioni sull’aeroporto. Poi tutto finì quando il nostro editore-centravanti si infortunò seriamente a un ginocchio, perse l’ultimo contratto milionario e decise che era meglio lasciar perdere i sogni di gloria nell’editoria e cercare di investire i soldi rimasti in qualcosa di più solido.
Quest’estate ci sono tornato da turista, con mia moglie che l’Elba non l’aveva mai visitata: albergo, spiaggia, giri nelle località più rinomate e ricerca di qualche angolo curioso. Uno splendore come sempre, l’Elba, e per quanto ci riguarda anche buoni servizi, buona accoglienza. Anche un senso di casa, un posto dove si potrebbe venire a vivere. Con qualche ma, con qualcosa che si potrebbe migliorare: capita ovunque, si capisce, e se fossi ancora direttore di un quotidiano, mi sono detto, ne scriverei. Poi qualcuno mi ha invitato a farlo, ed eccomi qui.
Ebbene, il punto più dolente della mia visita all’Elba è stato il passaggio ai musei napoleonici, celebrati dalle guide e dalle statistiche come uno dei poli museali più frequentati della Toscana. Si può capirlo, sono luoghi che hanno a che fare con l’epopea di quell’uomo che in pochi  anni aveva cambiato i destini e la storia dell’Europa, e in pochi mesi segnato per sempre quella dell’Elba. Sono anche parte di quel percorso storico che rende l’Elba difficilmente superabile: bel mare, natura, belle vedute, paesi carini, spiagge, negozietti ce l’hanno in tanti, una storia così no: all’Elba puoi alternare la vita di mare e la buona cucina a visite a luoghi che ci raccontano di Etruschi, romani, della Toscana dei Medici, appunto dell’Imperatore dei francesi e principe dell’isola.
Ma quei musei, Villa San Martino in campagna e Villa dei Mulini in città, sono di una tristezza infinita. Grigi, poveri, soprattutto vecchi. Non un old style coinvolgente, solo vecchio stile, qualcosa che rievoca gli anni Sessanta, non certo il millennio che viviamo. Ingressi così, scarni, giardini mantenuti appena sopra il livello dell’abbandono, senza niente da godere. A Villa San Martino si fanno quattro passi ed eccoci a uno spazio che pare una serra con fontana ridotta a orrendo rudere dimenticato. Custodi dall’aria stanca, disinteressata, seduti sulla loro seggiolina come si faceva una volta, vestiti come a casa loro, anche se ora la novità è un cellulare in mano, come i passeggeri annoiati di un tram, stanze di passaggio con una antica stufa aggiustata alla bell’e meglio con cartone e scotch (così pare), indicazioni approssimative, spesso a voce, cartelli noiosi al solo guardarli.
Naturalmente possono essere impressioni soggettive, ma sembra che altri visitatori condividano. Ho dato per questo un’occhiata alle recensioni su Tripadvisor. sono un po’ vecchiotte, ma eccone una su San Martino: “Il sito museale avrebbe grandissime potenzialità, ma non sono sfruttate a pieno. Il giardino è lasciato andare, l’ingresso all’ interno della villa è scialbo! Manca completamente un bookshop. Tutto ha un aria desolata, che se da una parte fa sembrare invariato questo posto nel tempo, dall’altro fa tanta incuria. Peccato perchè è davvero bello!”.
Insomma, non sono il solo a scriverlo. E ormai si sa come sono cambiate le cose dai tempi dei “viaggi in Italia”, di come il visitatore debba essere sollecitato, incuriosito, divertito. Dice un dizionario on line: “Marketing, insieme delle attività rivolte alla migliore commercializzazione dei beni o dei servizi offerti”. Di marketing qui non se ne vede traccia: da questo punto di vista è meglio, più brillante e divertente, il minuscolo museo della confraternita della Misericordia, con la sua maschera funebre di Napoleone, la bandiera con le api, l’abito della dama invitata alla serata a corte. Magari sono io che non sono riuscito a trovarli, ma in quei due musei non ho visto un totem, un qualche apparecchio elettronico, per non parlare di realtà virtuali e realtà aumentata, qualcosa, come dire, di nuovo, capace di attrarre i visitatori, di coinvolgerli. Se non ci sono i soldi ci si potrebbe arrangiare. Non sarebbe niente di caro: una sagoma di Napoleone o di Paolina dietro cui farsi fotografare, un tavolino per i bimbi con qualche vestitino di carta da ritagliare… qualche curiosità, qualche fatterello raccontato: un esempio fra tutti, che ci fa il letto di Napoleone nella sala delle feste di villa dei Mulini? Boh. E lo spazio per qualsiasi tipo di installazione ci sarebbe, sia a villa San Martino che a villa dei Mulini.
Per non parlare dei servizi esterni. Un elegante bookshop dove comprarsi gadget targati Napoleone? Caffetteria dove prendersi un bel caffé guardando il mare? No, al massimo, a Villa San Martino, baracchine anch’esse come quelle di una volta, dove – ahimé, me ne sono accorto solo al momento di pagare il mio souvenir, altrimenti gliel’avrei restituito – qualcuno mescola mercanzia napoleonica con certi grotteschi grembiulini con la faccia di Benito, sì, proprio lui, il Duce, affermando candidamente: ce li manda il grossista e ne vendiamo quanti quelli con l’imperatore. E’ un dettaglio, per carità, e mi ci soffermo giusto qualche riga per dire che se è così a Predappio ci arrivo, ma all’Elba proprio no, anche se forse quarant’anni di giornalismo non bastano per capire le umane sottigliezze e come si possano confondere i piani, i periodi storici, le immagini. Aggiungo su questo una punta di preoccupazione per l’immagine dell’isola: che penserà quel turista che fermandosi lì vedrà il faccione di quel bellimbusto? Oltre che di Napoleone, cosa comprensibile, qui nell’isola qualcuno ha qualche altra meno comprensibile nostalgia?
Ma qui mi fermo e torno al problema di maggior rilievo, con una sfida: all’Elba ci torno l’anno prossimo, perché musei e faccia del Duce a parte è bella e ci si sta bene. Fatevi sentire, amici elbani, e chiedete che sia fatto qualcosa, di qui ad allora, per quelle due ville che meritano molto ma molto di più.
Cristiano Draghi