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De Santi: “Non è la prima messa in mora avviata a Rio”

Il Sindaco: "In quei casi perchè il sindacato non è mai intervenuto?"

De Santi: "Non è la prima messa in mora avviata a Rio"

Il sindaco di Rio nell’Elba, Claudio De Santi, è intervenuto in risposta alla Segreteria Funzione Pubblica CGIL e di nuovo al Circolo Pd di Rio nell’Elba in merito alle vicende relative alle opere di messa in sicurezza di Bagnaia e agli atti conseguenti adottati dall’Amministrazione comunale di Rio nell’Elba.

“A parte la forte terminologia usata sulla stampa riguardo a questa vicenda – ha dichiarato De Santi- sia da parte del Circolo Pd di Rio nell’Elba che da parte della Segreteria Funzione Pubblica CGIL – Provincia di Livorno, e che sarà valutata nelle sedi opportune, si ribadisce ulteriormente che la messa in mora è stata un atto dovuto in quanto espressamente richiesto dalla Procura della Corte dei Conti.
La messa in mora ha lo scopo di interrompere i termini prescrizionali, e non è un atto sanzionatorio, che quindi non richiede comunicazione di avvio del procedimento.

Risulta che altre messe in mora siano state eseguite dalla precedente Amministrazione. Addirittura su relazione contabile del funzionario responsabile. Si contano ben sette messe in mora avviate precedentemente, riguardanti funzionari e tecnici, ma senza preventiva richiesta da parte della magistratura contabile e quindi effettuate solo su iniziativa dell’Ente comunale.

Di queste tre sono state già dichiarate insussistenti e, per quanto mi risulta, questo senza nessun intervento pubblico dei sindacati. Una di queste messe in mora precedenti addirittura a suo tempo ha dato anche avvio a procedimento disciplinare dell’allora funzionario in carica ma non mi risulta che sia stato fatto tutto questo polverone mediatico. Come mai?

Nei casi precedenti si è trattato di una azione autonoma dell’Ente mentre in questo caso tale provvedimento è stato richiesto dalla Procura della Corte dei Conti. Come mai per le precedenti azioni non c’è stato questo tipo di atteggiamento da parte dei sindacati?
Chiedo quindi: come mai si usano due pesi e due misure?”