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Facciamo un censimento anche dei ciliegi selvatici elbani

di Giacinto Mosso

Facciamo un censimento anche dei ciliegi selvatici elbani

Con la fine di marzo e i primi di aprile comincerà la fioritura dei ciliegi selvatici che popolano i versanti del Monte Perone e del Monte Capanne. Il ciliegio selvatico (Prunus Avium), che produce una drupa di pezzatura medio-piccola, ma croccante e dal sapore dolcissimo, è una pianta molto frequente sull’Appennino Tosco-Emiliano e sull’Amiata, il cui habitat è collocato tra la fascia fitoclimatica del Castanetum (mediamente dai 400 agli 800 merti s.l.m., ma che all’Elba è presente a quote molto inferiori, praticamente dal livello del mare a circa 600 m.) e quella del Fagetum (700-1.700 metri s.l.m.) e questo ci fa capire che l’ambiente del massiccio del Capanne può essere considerato a buon diritto di tipo sub-appenninico, cioè un ambiente montano in piena regola. Sebbene all’Elba il Fagetum non sia rappresentato, anche se in passato (prima della glaciazione Wurm) il faggio (Fagus Sylvatica) è stato presumibilmente presente, data la cospicua presenza di essenze arboree proprie di quella fascia fitoclimatica con cui spesso convive, come l’acero di monte (Acer Pseudoplatanus), il tasso (Taxus Baccata) e l’agrifoglio (Ilex Aquifolium), forse sarebbe opportuno reintrodurlo, soprattutto in quelle zone (es. Monte Perone, dove i pini piantumati negli anni ’50, giunti anticipatamente alla fine del loro ciclo biologico, hanno dimostrato quanto fallimentare sia stata quella scelta) dove potrebbe vegetare magnificamente, contribuendo a dare un nuovo volto e un nuovo fascino alla vegetazione elbana.
Ma torniamo ai ciliegi selvatici. Poiché la Fondazione Isola d’Elba Onlus, grazie anche all’impegno di Carlo Gasparri, sta facendo un encomiabile lavoro sul censimento degli alberi monumentali, o rari o di particolare interesse su tutto il territorio elbano, sarebbe auspicabile che, approfittando del prossimo periodo di fioritura, che rende spiccatamente evidenti nel bosco questi alberi come un’esplosione di fiori candidi, si procedesse al loro censimento, dato che sicuramente si tratta di una pianta pressoché misconosciuta tra la vegetazione elbana ed invece inaspettatamente presente in gran numero.
 

Giacinto Mosso