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Cormorani e marangoni:ecco i sommergibili volanti - Tirreno Elba News
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Cormorani e marangoni:ecco i sommergibili volanti

Impariamo a distinguere questi ospiti abituali delle nostre coste grazie alla descrizione dell’esperto Giorgio Paesani. Le foto di Andrea Arrighini

Cormorani e marangoni:ecco i sommergibili volanti

Cormorani e marangoni dal ciuffo vengono spesso confusi e accomunati nella stessa definizione di “cormorano”; in realtà queste due specie, che condividono le acque costiere elbane per tutto l’inverno, hanno differenti fenologie, comportamenti e anche struttura fisica, pur sembrando quasi uguali. Capita di vederli nuotare affiorando appena dalla superficie, immergersi con un tuffo per diverse decine di secondi e riemergere a volte molto distante. Altrettanto di frequente, in piena estate, se ne vede qualcuno sguazzare tranquillo tra bagnanti e pedalò in cerca di pesce. Quando non pescano si riposano appollaiati su scogli o oltre strutture affioranti, col collo appena piegato a “s”. I giovani di entrambe le specie sono marrone scuro col ventre più o meno chiaro, gli adulti quasi neri, con riflessi blu o verdi cangianti. Conosciamoli un po’ meglio.
Il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), presente tutto l’anno e nidificante sulle nostre isole, è ormai presenza ordinaria durante l’estate e spesso soggetti giovani si lasciano avvicinare e osservare anche dai bagnanti. Deve il suo nome ad un ciuffetto di penne sulla testa, portato solo dagli adulti e solo alcune settimane durante il periodo riproduttivo (che da noi coincide con l’inverno). E’ strettamente marino e pesca piccoli pesci lanciandosi a volte in incredibili inseguimenti in pochi centimetri d’acqua, fin quasi alla battigia. Non compie migrazioni ma piuttosto degli spostamenti dispersivi fuori dal periodo riproduttivo.
Il più grosso e massiccio cormorano (Phalacrocorax carbo), invece, arriva da noi in autunno, passa l’inverno e riparte in primavera verso le zone di nidificazione, talvolta molto lontane: Europa settentrionale e coste del Mar Baltico occidentale, insomma un autentico migratore. E’ assai più schivo del marangone dal ciuffo e, tutt’al più, si lascia avvicinare un poco mentre si riposa su uno scoglio ad ali aperte per asciugare il piumaggio. Data la maggiore mole cattura pesci più grossi e, in determinate occasioni, effettua pesche sociali accerchiando i banchi di prede in un cerchio sempre più stretto fino all’attacco finale. Viene spesso accusato di far razzie di pesce ma, considerando l’insostenibile sfruttamento delle risorse ittiche marine e l’impoverimento di quelle fluviali a causa dell’inquinamento e dell’immissione di specie alloctone dannosissime, se potesse, alle accuse risponderebbe con un secco “senti da che pulpito!”.
Se in estate non abbiamo quindi dubbi di identificazione, come riconoscere, in autunno e inverno, il nostro marangone dal ciuffo da un cormorano “forestiero”? La struttura del collo (largo e potente nel cormorano, serpentiforme nel marangone), della testa (massiccia, squadrata nel cormorano, quasi omogenea col collo, sottile e schiacciata nel marangone), del becco (lungo e massiccio nel cormorano, sottile nel marangone) possono aiutare ma ci vuole esperienza e magari la rapida consultazione di una guida al riconoscimento.
Oltre all’abilità nella pesca – tant’è che in alcuni paesi asiatici i cormorani sono addestrati e usati a tale scopo – c’è un elemento che accomuna queste due specie simili ma diverse: il fantastico colore degli occhi. Chi, infatti, avrà la pazienza di osservare lo sguardo di queste perfette macchine da immersione, non potrà non meravigliarsi dei loro occhi verde smeraldo, molto evidente nei soggetti adulti, unica concessione all’estetica per due uccelli che, per il resto, sono la quintessenza dell’essenzialità idrodinamica.


Giorgio Paesani