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Il caso di Pianosa: si investe su un carcere che non c’è

La denuncia del sindacato sulle criticità del sistema penitenziario in Toscana

Il caso di Pianosa: si investe su un carcere che non c'è


Assistiamo ad interventi di esponenti politici e della società civile che sul tema “carceri” ogni giorno rilasciano interviste e/o annunciano futuri interessamenti, per migliorare la difficilissima situazione che invece, questo sì ogni giorno, gli Operatori Penitenziari affrontano, primi tra Tutti la Polizia Penitenziaria.
Carceri che hanno necessità di grandi interventi strutturali, spesso per ripristinare almeno idonee condizioni igienico-sanitarie, oltre che quelle necessarie ad assicurare che gli Istituti Penitenziari mantengano giusti standard di sicurezza per la collettività, per i Cittadini e per gli Operatori.
Spesso – molto frequentemente – i primi ad operare in condizioni di scarsa sicurezza sono proprio i Poliziotti Penitenziari, pesantemente sotto dimensionati nei numeri degli Addetti che invece sono previsti dallo Stato (in Toscana continuano a mancare oltre 700 unità).
E poi ci sono le contraddizioni che si vivono nella gestione del sistema penitenziario, anche inteso come bene pubblico, come spesa della pubblica amministrazione e quindi di Tutti Noi.
L’ultima in ordine di tempo riguarda, ancora una volta, l’attività sull’Isola di Pianosa. Nonostante il carcere è chiuso dal 1998 e che quindi – ufficialmente – il carcere lì non esiste, lo Stato ha portato lì un gruppo di detenuti in regime di art.21 ( sono quei detenuti che sono ammessi al lavoro all’esterno del carcere ma che la sera, una volta terminato il lavoro, dovrebbero rientrare in carcere perché rimangono detenuti a tutti gli effetti di legge) che di fatto vivono su Pianosa, in ambienti gestiti dall’Amministrazione Penitenziaria, che lì utilizza Personale in forma stabile, con mezzi e strumenti, sostenendo spese di mantenimento di ogni attività che viene fatta “figurare” come quella di un carcere dove invece – il carcere – non c’è !
Paradosso dei paradossi è che può godere di più garanzie, nei collegamenti in entrata e uscita l’isola di Pianosa, dove il carcere per lo Stato non esiste, che l’isola di Gorgona (unica vera isola carcere ancora rimasta nell’arciplegano toscano) che resta anche in questo periodo spesso isolata. Infatti a Gorgona nessuno, a partire dallo Stato, passando per la Regione e arrivando al Comune di Livorno, assicura pari dignità ai Cittadini che su questa Isola devono espiare una pena o invece, come nel caso del Personale, lavorarci.
Abbiamo da tempo fatto un esposto anche alla magistratura contabile affinché qualcuno si decida a spiegare, almeno a loro, come è possibile spendere denaro pubblico per un carcere chiuso che ufficialmente non esiste, tagliando su ogni tipo di spesa per gli altri invece aperti, che restano spesso in condizioni gravissime, con lesioni di diritti verso chi ci lavora e chi ci deve espiare una condanna. Ecco questo ci fa pensare che il confine tra controllori e condannati è sempre più labile.
Non ultima la questione dell’OPG, ufficialmente chiuso per la passerella mediatica di taluni politici, ma sostanzialmente aperto con ogni peso, sia in termini di responsabilità che di dignità, sul Personale che ancora assicura un essenziale presidio per la sicurezza sociale e l’assistenza a questi “particolari” autori di reati.
Il Segretario Generale FNC -CISL
Fabrizio CIUFFINI