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Ma Napoleone va studiato meglio? Parola agli studiosi

Alla presentazione dei saggi sul passaggio all'Elba del Grande corso si apre il confronto fra gli esperti. Non è stata ancora raggiunta la consapevolezza di ciò che rappresenta nella nostra storia. Il rapporto fra cultura e turismo

Ma Napoleone va studiato meglio? Parola agli studiosi

Il ciclo napoleonico si è concluso, dunque tiriamo le somme. Rievocazioni, sfilate in costume , la “N” dell’imperatore che non è proprio mancata. L’inaugurazione del forte Inglese, il “nuovo” fortino” finalmente restaurato con perizia ha simbolicamente messo un suggello alle cerimonie. Ma occorre riflettere. Giusto il folklore, ammirevole la partecipazione della comunità isolana, la risposta degli ospiti…tuttavia bisogna fare di più. Specialmente sotto l’aspetto dell’ approfondimento culturale, non solo del marketing.

Su questo ha insistito Giuseppe Massimo Battaglini, nella presentazione dell’ ultimo numero della Rivista (Anno XLIV –Nuova Serie 1-2/2011). Si tratta di un “contributo di ricerca originale” che approfondisce, per l’appunto, alcuni temi legati all’Imperatore e alla nostra isola. Si racconta di personaggi che, se non hanno svolto un ruolo da protagonisti, rappresentano testimonianze preziose del loro tempo. Di eventi che suscitano un oggettivo interesse, pagine inedite nella sterminata bibliografia sul Grande Corso.

Gli autori. Da Giuseppe Battaglini (L’imperatore sott’occhio) a Gloria Peria (la ricostruzione del Centenario napoleonico del 1914 che fa da apripista per lo studio dell’Impero napoleonico come istituzione, un chiaro esempio di esperimento governativo); a Gianfranco Vanagolli che mette in luce la figura di Lazzaro Taddei Castelli, riese, antibonapartista di grande dignità; Dianora Citi autrice di un “quasi” inedito Napoleone a Porto Longone che ha avuto un commerciante corso di nome Rebuffat; Amedeo Mercurio, della Sovrintendenza di Pisa che ha evocato l’atmosfera della incoronazione dell’Imperatore a noi tramandata dal David (a proposito, la palazzina dei Mulini ritornata “in possesso” del mantello che Paolina aveva indossato durante l’incoronazione); Lelio Giannoni che dipinge un quadro per niente conosciuto del culto per S.Napoleone. Dino Fiumalbi ha poi tratteggiato il profilo di Giuseppe Balbiani, viceprefetto all’Elba dal 1811 al 1814 e quindi Intendente dell’Imperatore che media tra il sovrano e il suo popolo. Citiamo l’intervento di Gianlorenzo dalle Luche, autore di una ricerca sulla architettura militare nell’Elba francese che riguarda il Fort S.Hilaire (Forte Inglese), la fortezza Bella di Monte Albero (Albereto) ed il forte S.Cloud. Dianora Citi ha scritto, inoltre, di Rebuffat, notabile corso stabilitosi a Longone, fonte diretta di avvenimenti che riguardano la storia dell’isola. Sergio Spina, intervenuto per illustrare le imbarcazione della flotta imperiale (dall’Ape all’Incostant) della quale sono stati proiettati i modelli.

Segnaliamo inoltre i lavori di Roberto Adriani (Don Assunto Bartolini); Isabella Zolfino (la vaccinazione contro il vaiolo); Alessandra Palombo (la lettura dell’Imperatore, svago e lavoro); Fabrizio Fersini (le carte francesi nell’Archivio Storico di Marciana); Maria Grazia Barboni (Napoleone e la sua epoca nel fondo “Alberto Reiter). Non è calato l’interesse per la figura dell’Imperatore, deve crescere l’impegno nello studio di un periodo storico di grande rilievo e della figura del Grande Corso. C’è ancora tanto da fare ed è importante, in un processo di valorizzazione che non si vada ad “inventare”, che non si imbocchi un sentiero non corretto sotto il profilo storico e filologico. Del resto, secondo Battaglini, è bene che si tenga alta l’attenzione ma bisogna distinguere la cultura dal turismo perché la ricerca ha un suo valore autonomo.

E’ cosa utile che l’attenzione non venga meno ed il Centro “nazionale” ha lavorato sempre per la valorizzazione e la ricerca. A detta di Gianfranco Vanagolli, è fondamentale la continuità, la fedeltà e la serietà degli studi: quella del Centro nazionale è una presenza essenziale. Esiste dal 1962 una Rivista e dunque è necessaria la continuità dell’impegno di cui ha lamentato il lavoro “saltuario”. Si tratta di un “appello” a lavorare con cadenza quotidiana sul passato “illustre che ha fatto del Centro un punto di riferimento internazionale”.

Non ancora si è del tutto raggiunta la consapevolezza di ciò che Napoleone rappresenta nella nostra storia. Da una parte, ci sono i lavori di studio e di ricerca e dall’altra la valorizzazione del territorio, così infine, si è espresso l’assessore alla Cultura, del comune di Portoferraio Roberto Marini. Il binomio cultura-turismo è inscindibile.

Marcello D’Arco