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Nuova Iva, la protesta delle associazioni di impresa

La normativa introdotta prevede che l’imposta venga versata direttamente all’erario. Un’ulteriore complicazione per imprenditori e commercianti. Parlano Rosso (Confcommercio), Ballarini (Cna) e Bargellini (Confesercenti)

Nuova Iva, la protesta delle associazioni di impresa

L’ennesima modifica in tema di normativa fiscale, che vuole l’Iva versata direttamente all’erario in caso di prestazioni erogate verso gli enti pubblici, sta suscitando non poche perplessità fra gli imprenditori, si tratta infatti di un’ulteriore complicazione in tema di fiscalità che le imprese non vedono di buon occhio: “Dopo averci imposto l’apertura di un apposito canale telematico per l’invio delle fatture agli enti pubblici – spiega Franca Rosso presidente di Confcommercio Elba – arriva questa ulteriore modifica delle regole in materia di tasse. Non se ne può più, lavorare in Italia diventa sempre più difficile, invece di semplificare si continua a mettere paletti impossibili da dribblare. Inoltre – conclude – queste continue modifiche assorbono risorse umane che debbono seguire la continua evoluzione delle norme”.

Sulle stesse corde Maurizio Ballarini presidente di Cna Elba: “Il problema non è dato dall’incassare o meno l’Iva – afferma – che tanto va versata alla casse dello Stato entro tre mesi la massimo. La vera difficoltà risiede nel fatto che ogni volta si dovrà comunicare al proprio commercialista che l’Iva della tale fattura non va versata perché ci pensa qualcun altro. Il sistema così congegnato diventa un ulteriore ostacolo per il mantenimento in vita delle aziende non strutturate, che non si possono permettere una persona che segua solo la contabilità. Se vogliono uccidere le piccole imprese lo dicano almeno ci mettiamo il cuore in pace”.

Di segno parzialmente diverso il parere di Confesercenti, il cui vicepresidente Marcello Bargellini spiega: “Noi fatturiamo pochissimo con la Pubblica amministrazione quindi non abbiamo problemi in tal senso. Capisco però che chi fattura molto con gli enti pubblici si trova nelle peste, in quanto paga l’Iva al suo fornitore ma non la riceve dall’ente e la recupera dopo anni. Al solito per colpire qualche mascalzone si penalizzano i tanti onesti”.