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Nuovi cedimenti al Piano: la strada non può riaprire

Il monitoraggio ha rilevato ulteriori movimenti. Il geologo: "Sta cedendo a 150 metri di profondità". L'assessore Schezzini: "Studiamo una viabilità d'emergenza ma serve una soluzione di lungo periodo. Chiesto aiuto alla Regione "

Nuovi cedimenti al Piano: la strada non può riaprire

Per la strada del Piano i problemi non finiscono anzi peggiorano. La provinciale 26 avrebbe dovuto essere asfaltata e riaperta giovedì, dopo il riempimento della nuova voragine che si è aperta sula carreggiata una settimana fa. Ma il sistema di monitoraggio istallato la scorsa primavera ha evidenziato nuovi movimenti in accelerazione da alcuni giorni che non danno segni di diminuzione. “La strada sta cedendo da sotto a 150 metri di profondità – ci informa il geologo Nicola Casagli che sta portando avanti il monitoraggio dell’area con l’Università di Firenze – sarebbe bene che Asa interrompesse per qualche giorno il pompaggio di acqua dai pozzi che sono vicini alle voragini. E’ necessario verificare se i movimenti con l’interruzione del pompaggio diminuiscono. In base alle mie esperienze sono convinto che questa al 95% è la causa dei problemi della strada”. Intanto la provincia con i suoi tecnici è presente h24 sulla strada per verificare l’evoluzione della situazione e trovare soluzioni per la viabilità. “Con l’amministrazione riese stiamo verificando una viabilità alternativa in emergenza – fa presente l’assessore provinciale ai lavori pubblici Catalina Schezzini – ma allo stesso tempo dobbiamo trovare anche una soluzione più a lungo termine per una effettiva viabilità alternativa al piano perché la situazione non accenna a migliorare. Siamo in contatto con la Regione Toscana perché le nostre risorse non sono in grado di garantire la realizzazione di un nuovo tracciato”. Ora bisogna attendere l’evoluzione delle prossime ore ma con il perdurare dei movimenti sulla strada fa allontanare sempre di più la possibilità di riaprire la carreggiata alla viabilità “Per questo la priorità è realizzare una bretella di emergenza – termina Schezzini -. L’apertura della bretella della scorsa primavera era temporanea e a lungo andare avrebbe compromesso l’attività commerciale della lavanderia . per di più non era adatta a sostenere a lungo il transito dei veicoli. deve essere trovata una soluzione diversa”.

A.D.