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Il Piano è un organismo bisognoso di cure e riposo

di Beppe Tanelli (Università di Firenze)

Il Piano è un organismo bisognoso di cure e riposo

Facciamo un piccolo gioco. Andiamo su Google Earth, digitiamo: Il Piano-San Francesco Rio Elba; click; zoom per una quota di ripresa attorno a 600 m., ed ecco l’immagine che ci interessa. La strada provinciale, con ben evidente il tratto di asfalto ripristinato dopo i crolli di due anni fa (poco a monte è avvenuto il crollo dell’altro giorno), la viabilità alternativa, dalla lavanderia Ilva e villaggio Togliatti; le due macchie di verde delle montagnole della Grotta di San Giuseppe e della Chiesa dell’Assunta; le tracce del reticolo idrografico- ben evidente dall’incremento della vegetazione- del Riale (ad andamento Ovest-Est) e dei suoi affluenti ad andamento sempre, più o meno: N-S, NO-SE, SO-NE. Ed ora immaginiamo (ma i più esperti e pazienti possono farlo realmente usando uno dei tanti programmi di ritocco) di eliminare: strade, case, opifici industriali e commerciali, centrali e linee elettriche, campi coltivati e vigne, etc, etc. Quello che ” appare” è l’immagine del territorio quale doveva essere, metro più o metro meno, 4000 mila anni fa, quando la zona era frequentata da quelle donne, uomini e ragazzi della cultura di Rinaldone, che giusto nella Grotta di San Giuseppe hanno lasciato le loro tracce. Una delle più importanti necropoli della cultura eneolitica del nostro Paese, come bene illustrato nel Museo archeologico di Rio Elba. Al tempo il paesaggio naturale era nei suoi tratti geologici analogo all’attuale. Una piana alluvionale, dove si espandevano sassi e sabbie portate dai torrenti e dalla quale si elevavano le montagnole di calcare di San Giuseppe e dell’Assunta. Il calcare era ed è, inciso da grosse fratture ed ampie cavità carsiche, dovute ai grandi fenomeni tettonici ed alla azione di dissoluzione operato dalle acque sotterranee in una storia geologica di centinaia di milioni di anni. In una di queste cavità avevano trovato il loro luogo di sepolcro i Rinaldoni, altre, come la Buca del Chiros nella Valle di Catone, erano state frequentate dai periodi protostorici fino all’ultima guerra, quando servirono da rifugio. Le fratture e le cavità si sviluppano tendenzialmente secondo le direzioni segnate dall’andamento del reticolo idrografico superficiale, che segue linee di debolezza tettonica. Queste si incrociano, grosso modo, proprio nella zona del Piano. Forti piogge, traffico, emungimenti idrici , sono le ragionevoli concause dei crolli che si verificano in un ” organismo” già clinicamente fragile. In altre parole. Siamo di fronte ad un “organismo” che ha bisogno di cure mediche. A prima vista ortopediche e anche reumatologiche. Il paziente è stato lodevolmente tenuto sotto osservazione dopo i crolli di due anni fa, ed è stato grazie a questo monitoraggio che si sono evitate pesanti ricadute per il crollo dell’altro giorno. La patologia è piuttosto complessa e ben vengano consulti da parte di esperti qualificati. Nel frattempo, come direbbe un buon medico di famiglia, operiamo per allestire una stabile viabilità alternativa, poiché a prescindere dalla diagnosi degli specialisti, una cosa appare certa: il paziente ha bisogno di riposo. Ha bisogno di un futuro alleggerito nel traffico e nei prelievi idrici…per le piogge possiamo fare ben poco in tempi brevi, in tempi più lunghi possiamo tentare di contenere i suoi “impazzimenti”, con politiche e comportamenti sempre più ecosostenibili.