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Dalle passerelle alla solitudine: Franceschetti descrive le emergenze

Un campese ha preparato un dossier sulle 19 alluvioni che negli ultimi due anni hanno martoriato il territorio italiano. Le promesse dei politici, i lavori, la lotta delle popolazioni colpite. Ne parla la Gazzetta di Modena

Dalle passerelle alla solitudine: Franceschetti descrive le emergenze

Paolo Franceschetti, alluvionato dell’Isola d’Elba, ha raccolto in un libro le costanti di ogni emergenza. Ne ha parlato la Gazzetta di Modena, in questi giorni in cui anche l’Emilia ha provato il dramma giù vissuto da Marina di Campo. 

Si chiama “Navigare nel fango” il dossier sulle 19 alluvioni che negli ultimi due anni hanno condizionato l’Italia intera. Lo ha scritto il campese Paolo Franceschetti che, raccontando la propria drammatica esperienza, ha unito i disastri che da nord a sud hanno devastato paesi e comunità. Leggendo le 90 pagine (11 euro, www.youcanprint.it) si trovano rimandi immediati all’esperienza di Bastiglia e Bomporto: i volontari, la grande onda emotiva, ma anche il senso di smarrimento, la voglia di rialzarsi senza però conoscere le dinamiche di base. È un excursus che parte dall’Elba, ma che potrebbe cambiare location in ogni momento tante sono i punti di contatto. Leggere per credere.

La grande mobilitazione

«Il terzo giorno (da noi è stato il quarto, ndr) passerella dei politici e prime promesse di stanziamenti, sempre troppo striminziti per la sola “prima emergenza”, poi, dopo qualche ora, ci si sbottona a promettere altri fondi, ma sempre ed esclusivamente per lavori pubblici. Sul territorio colpito arrivano disordinatamente, numerosi e generosi, i volontari e per aiutare le scioccate, infreddolite e denudate vittime degli allagamenti. Per 15 giorni i pompieri svuoteranno cantine e garage con le idrovore, i volontari aiuteranno a liberare le case, le ruspe sposteranno cumuli di detriti e verranno smaltite tonnellate di povere cose diventate palle di fango».

La solitudine dopo 15 giorni

Dopo il teatrino che ha luogo nelle “più note località alluvionate”, altre oscure località devastate dal fango non vedranno mai un inviato, un politico o un fotoreporter, ma anche le più note località cadranno al quindicesimo giorno nell’oblio mediatico e vedranno svanire giornalisti, politici, pompieri e ruspe. I primi svaniranno perché l’audience è in calo, i secondi perché rischierebbero grosso a girare nei paesi alluvionati man mano che si scopre che non ci saranno sgravi fiscali e i bonifici bancari serviranno a ricostruire il ponte o la strada (o l’argine) che sono stati concausa del disastro. I pompieri e le ruspe infine se ne andranno perché in due settimane son già finiti i soldi della “prima e somma emergenza”, e ai pompieri non verranno neppure pagati gli straordinari.

È adesso che si rimane soli con in mano il proprio secchio e la propria vanga.

Il futuro

Dal 15º giorno si scopre allora cosa accade a un alluvionato: i più fortunati vedranno rimborsi e aiuti arrivare centellinati come elemosine in 400 giorni, altri ne attenderanno anche 1000. I più sfortunati attenderanno tutta la vita un minimo riconoscimento che gli renderà lo Stato, le sue istituzioni, i suoi burocrati e i suoi rappresentanti i veri nemici da cui guardarsi e difendersi. Spalato il fango dell’alluvione si rimane imbrigliati nel fango della burocrazia.

L’esperienza diretta

Per i rimborsi si apriranno 3 diverse partite: auto private, aziende e prime abitazioni; nessuna seconda casa otterrà un minimo contributo per la ristrutturazione. In realtà, dopo oltre 2 anni dall’alluvione,nessuna procedura per il rimborso di danni strutturali alle prime abitazioni è stata avviata da alcun ente (Comune o Regione). Le auto saranno rimborsate dopo un anno e mezzo, le aziende completato l’iter delle istruttorie il 30 novembre 2013 saranno parzialmente rimborsate nel 2014.

Le ricadute psicologiche

Le incertezze possono alimentare delle sindromi post traumatiche nei soggetti più anziani o più deboli economicamente per il futuro incerto. Terremotati e alluvionati di ogni età devono ricorrere anche a sedute con psicologici o alla somministrazione di tranquillanti per poter dormire più serenamente.

Comitati e denunce

Franceschetti dà i consigli: unirsi in assemblee, convididere il più possibile, utilizzare internet e facebook come mezzi di comunicazione e di diffusione delle istanze. E sempre con il web è possibile tenere sotto pressione i politici, appoggiandosi anche alla stampa locale, l’unica che continuerà ad essere presente quando i riflettori dei media nazionali si spegneranno.