Quantcast
LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto

Fu una macchina infernale: molti non capirono il linciaggio

di Giovanni Muti

Fu una macchina infernale: molti non capirono il linciaggio

Vorrei rispondere a coloro che sono intervenuti sull’articolo del professor Marcello Camici e che mi hanno coinvolto. Dico subito che Patrizia Cucca ha ragione a dire che Lisola non prese parte al linciaggio contro il sindaco Ageno e che il Manifesto non era nato come arma contro la sua Giunta, ma per fini diversi, come lei ha spiegato.

Per quanto riguarda l’elenco delle associazioni da me indicate nel mio libro, come facenti parte del “fronte anti Ageno” e che ha fatto arrabbiare anche Michele Alessi, probabilmente sono stato poco chiaro. Ho dato per scontato che fosse evidente che queste associazioni non avevano come fine la guerra alla giunta di centro destra di Portoferraio. E’ immaginabile che il WWF o Greenpeace si ponessero l’obiettivo di abbattere una giunta di provincia? Quindi nessuna responsabilità poteva essere addebitata a queste associazioni in riferimento ai fatti successivi. Se lo avessi pensato lo avrei scritto. Queste associazioni o gruppi agivano per perseguire fini legittimi e si trovavano, però, in contrasto con l’Amministrazione. E questo che si tratti dei Ragazzi del Canile, che volevano salvare i cani, o di Greepeace che voleva salvare Punta della Rena o Legambiente che voleva liberare la spiaggia dei Frati ecc. Ripeto erano tutte forze che, di fatto, avevano con l’Amministrazione Ageno un rapporto conflittuale. Per me era tutto chiaro, ma forse dovevo spiegarlo meglio.

Ultimo aspetto da chiarire è che il libro AFFARI E POLITICA non è la ricostruzione, documenti alla mano, di un processo terminato con l’assoluzione degli imputati. Cioè: una specie di cronaca, come dice Alessi, oppure un esercizio di dietrologia condita con riferimenti a forze occulte, come dice Giancarlo Diversi. Niente di tutto questo. Le forze in campo e tutti i protagonisti sono chiamati con nome e cognome: ministri, sottosegretari, prefetti, giudici, pubblici ministeri, giornalisti, imprenditori, sindaci ex sindaci, assessori, tecnici comunali, chi ha fatto le denuncie, chi ha infierito anche dopo che persone oneste erano finite in galera. Così come sono documentati in modo rigoroso gli episodi in cui sono coinvolti.

Il mio è stato un tentativo di mettere in evidenza come alcune forze, muovendosi per perseguire fini legittimi assorbono energie dalla società civile, e diventino determinanti. E come attingendo alla nobiltà dei loro fini, magari inconsapevolmente, creino alibi che li esonera da ogni responsabilità per gli affetti, a volte drammatici e imprevedibili che il loro comportamento può provocare. Il libro cerca anche di spiegare, portando elementi concreti, come era possibile capire e prevedere il dramma che si stava avvicinando purtroppo nell’inconsapevolezza di molti dei protagonisti e delle stesse future vittime.

Molti sono gli articoli del “Movimento Elba 2000” scrisse nei 12 mesi che precedettero gli arresti denunciando il linciaggio in atto e le conseguenze che avrebbe potuto provocare.

6mesi prima degli arresti
“ELBA OGGI” del 23 dicembre del 2003, l’articolo dal titolo: “l’Elba a libertà vigilata” terminava così:
”Quest’isola amata, ammirata, controllata, studiata, valorizzata e contesa, ha perso la sua normalità e noi la serenità. Adesso, a qualche mese dalle elezioni, se la giustizia non farà il suo corso rapidamente, il sospetto entrerà di prepotenza nella competizione elettorale e influenzerà, in modo definitivo, il risultato finale provocando anche vittime innocenti

20 giorni prima degli arresti
Il 12 maggio 2004
“Tutti, in quest’isola, siamo bersagli di cecchini invisibili. Tutti, insieme agli architetti, ai geometri, ai tecnici e funzionari comunali onesti e preoccupati, ai sindaci, agli assessori, ai loro figli e nipoti; tutti spaventati, a passare notti insonni ad asciugare le lacrime delle mogli e delle ganze, in attesa dell’alba quando il campanello annuncerà l’arrivo dei carabinieri che ci porteranno alle Sughere. Ammanettati, come assassini”.

Sono certo che se i giovani che manifestavano e che intervenivano con tanta passione su cani ed altro avessero capito che una macchina infernale si era messa in moto e che di lì a qualche mese avrebbe provocato la distruzione di famiglie e colpito persone innocenti con carcere e morte, questi giovani che – come dice Giancarlo Diversi – avevano “ Coscienza e spessore” avrebbero fatto qualcosa. Ma probabilmente non avevano non capito.

Giovanni Muti