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L’Enpa: “Gatti uccisi a Lacona. E’ solo colpa dei cani?”

L'attacco della muta da cinghiale a monte Orello fa discutere. Il racconto a TeleElba di Francesca: "Correvo dietro ai cani che sembravano impazziti, assistendo terrorizzata a quanto stava succedendo alle mie povere bestiole". L'ente protezione animali: "Sottolineiamo le responsabilità dei cacciatori"

L'Enpa: "Gatti uccisi a Lacona. E' solo colpa dei cani?"

“Erano le 10.30 circa, quando la mia piccola cagnolina ha cominciato a correre e ad abbaiare all’impazzata avvisandomi che qualcosa di serio stava succedendo nella mia proprietà. È stata un’esperienza terribile, che non auguro a nessuno…”. Così anche l’Enpa ricostruisce la vicenda di Francesca, che ha raccontato davanti ai microfoni di TeleElba il drammatico momento in cui la sua casa di Lacona è stata letteralmente attaccata da venti cani da cinghiale, che hanno cominciato a dare la caccia ai suoi gatti, uccidendone uno e ferendone in modo grave un altro. “Correvo dietro ai cani che sembravano impazziti – continua il racconto riportato anche dall’Enpa – assistendo terrorizzata a quanto succedeva ai miei poveri animali. Uno è stato letteralmente smembrato. In tutto questo ho cercato di mettere in sicurezza i gatti e di recuperare i cani invocando aiuto nella speranza – purtroppo vana – che i cacciatori proprietari della muta si degnassero di venirmi in soccorso. Nulla di nulla. A quel punto ho chiamato le forze dell’ordine per porre fine allo scempio cui stavo assistendo”. Con l’arrivo della Forestale e dei Carabinieri del Comando di Capoliveri – ricordano dall’Enpa – la donna è crollata ed è stata chiamata l’ambulanza per prestargli i necessari soccorsi. Referti clinici del Pronto Soccorso richiedevano il ricovero per lo stato di grave shock emotivo e per conseguenze biologiche che sono tuttora al vaglio dei medici. “Si sottolinea la responsabilità dei cacciatori nella dinamica dell’evento – dicono dall’Enpa – e il tentativo di minimizzare gli effetti conseguenti. Se non vi è presumibilmente dolo per quel che riguarda la perdita di controllo della muta e il loro ingresso oltre la recinzione della proprietà e per il fatto che i cani abbiano risposto a un naturale istinto predatorio, dubbi vi sono – invece – per le fasi successive dell’episodio. Resta poi da sottolineare come situazioni di pericolo, determinate da battute di caccia svolte in prossimità di case e di terreni privati, si siano già verificate in passato nella stessa zona, costringendo i residenti a temere per la propria incolumità” sottolineano i responsabili ENPA elbani. “Senza entrare nel merito del conflitto annoso tra cacciatori e residenti, si ricorda come la caccia sia vietata a una distanza di 100 metri da case, fabbriche ed edifici destinati a lavoro. Vi sarà da verificare se vi sia stata omessa custodia dei cani da parte dei cacciatori, e altre violazioni che al momento sono al vaglio delle Autorità e del Legale che seguirà la vicenda per conto della parte lesa”. “Resta implicito – concludono – che agli aspetti strettamente riconducibili alle possibili violazioni normative si aggiungeranno anche quelli derivanti dall’esposizione emotiva della residente”.