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Privatizziamo l’ospedale elbano: un’idea da approfondire bene

di Riccardo Cacelli

Privatizziamo l'ospedale elbano: un'idea da approfondire bene

Mio cugino, Sergio Bicecci, nei giorni è intervenuto, come fa regolarmente da molto tempo per difendere la sanità elbana, con una idea: la privatizzazione del nosocomio elbano. Io credo che non solo sia una idea da prendere in seria considerazione, ma che sia anche l’unica idea che potrebbe dare una svolta all’attuale situazione della sanità elbana e livornese.

Da quello che leggo e che conosco, le istituzioni pubbliche sono state incapaci di dare un livello, non dico medio, ma neppure basico per tutelare il diritto alla salute dei cittadini elbani e di coloro che vi risiedono come turisti.

Il passaggio da “pubblico” a “privato” e per privato intendo affermate organizzazioni internazionali con ampia e conosciuta esperienza, e non piccoli imprenditori della sanità, potrebbe essere una valida opportunità. Opportunità che qualcuna di queste organizzazioni potrebbe cogliere perché potrebbe aggiungenre alla organizzazione dei reparti ed alle terapie anche l’ottima e particolare qualità dell’ambiente di vita che l’Isola d’Elba ha a disposizione.

Meglio fare una terapia in una grande città o in un territorio ricco di risorse naturali di alta qualità come aria, mare e colline? Inoltre la cooperazione tra la struttura ospedaliera privata con le attività elbane già presenti, per esempio le terme, potrebbe rappresentare una ulteriore offerta qualitativa al sistema sanitario europeo proprio in questo periodo che è in fase di sviluppo con la direttiva dell’assistenza transfrontaliera.

Il 3 dicembre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo e nello stesso giorno a Londra ho incontrato Beatrice Lorenzin, ministro della salute. Abbiamo parlato a lungo e soffermandoci in particolare sul decreto legislativo appena approvato. Lei crede che una visione transfrontaliera della sanità sarebbe un possibile volano di sviluppo per l’Italia perché unica nazione in Europa a poter coniugare la salute con il clima, il paesaggio, il settore agroalimentare. E mi ha fatto l’esempio dell’ospedale di Matera.

Insomma una visione globale ed europea della sanità e che va sempre più orientandosi sulla personalizzazione medica. L’assistenza sanitaria transfrontaliera potrebbe essere un’occasione per l’Elba e per chi in questo momento sta pensando di investire nel settore dell’assistenza sanitaria in Europa. L’Elba a tutto per essere all’avanguardia: ospedale, terme, territorio, aria, sole, clima, cibo, e aeroporto.

L’idea di Sergio dovrebbe essere presa in seria considerazione, sottoporla prima a studio di fattibilità politica, e la neo fondazione Isola d’Elba potrebbe andare alla ricerca di quelle organizzazioni internazionali che vogliono e sono in grado di realizzare questa idea.

I vantaggi per i residenti potranno essere molteplici. Da una struttura adeguata alla ulteriore presenza di medici specializzati, dalla sicurezza di una diagnosi alla certezza di una cura, dalle velocità delle analisi alla professionalità internazionale degli operatori.
Non è fantascienza, è solo essere con i piedi per terra, per la propria terra, in questo mondo globale giorno dopo giorno senza più confini se non quelli dettati dai limiti della propria cultura.