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Gli albergatori: “Stagione salva, ma ancora non basta”

Per l'associazione l'abbattimento dei costi dei traghetti, la promozione, il low-cost hanno inciso positivamente e hanno aiutato a risollevare un'estate che sembrava compromessa. Ma gli oneri del personale, l'Imu e la tassa sui rifiuti sono ancora punitive per le imprese: l'appello agli amministratori locali

Gli albergatori: "Stagione salva, ma ancora non basta"

E’ andata bene, ma non basta: questo in sintesi il messaggio che è scaturito dalla assemblea annuale dell’Associazione Albergatori, celebrata ieri mattina presso il centro congressuale dell’hotel Hermitage, alla Biodola. Una platea affollatissima di autorità e addetti ai lavori, di fronte ai quali il presidente uscente Massimo De Ferrari ha snocciolato i numeri della stagione turistica 2013.

Una ripresa in controtendenza rispetto a tutto il resto della Regione Toscana. Ma qual è stata la carta dell’Elba in questa stagione e su cosa si punterà in futuro? Lo ha spiegato, nella relazione e ai microfoni di TeleElba, lo stesso De Ferrari, in odore di riconferma ai vertici della associazione, tracciando le linee guida per la ripresa, che non può fermarsi ai numeri del 2013.

Ed ecc la relazione letta ieri mattina da De Ferrari nell’assemblea annuale dell’Associazione Albergatori:

Signore, signori e autorità,

devo fortunatamente partire da un dato positivo: i primi dati statistici italiani indicano che la stagione 2013 avrebbe invertito la tendenza negativa degli ultimi anni. Sarebbero infatti leggermente cresciuti sia gli arrivi che i pernottamenti, sia nel settore alberghiero che in quello extralberghiero, anche se con un fatturato stabile, se non in calo, dovuto ad una diminuzione dei prezzi di vendita ed alle offerte promozionali largamente praticate dagli operatori. La presenze italiane sarebbero aumentate dello 0,9% (a fronte di un -19% del 2012), quelle straniere del 3%, contro un fatturato in decrescita del 3%.Il nostro comprensorio non si distacca dalla tendenza nazionale. L’inizio della stagione è stato veramente difficile. I primi dati erano allarmanti: a maggio oltre il 44% delle aziende ricettive dell’Elba dichiaravano di aver subito un decremento di presenze compreso tra il 20 ed il 50%. Solo a partire dal mese di luglio, con un clima certamente più favorevole, e in coincidenza con una forte campagna promozionale impostata sul “traghetto a costo 0”, abbiamo assistito ad un recupero che si è confermato anche nel mese di agosto e, solo in parte, ad inizio settembre. Dall’ultima indagine svolta presso i nostri soci, confermata dai dati dei passaggi sui traghetti, dai consumi alimentari e delle utenze, è emerso un recupero di presenze, rispetto all’anno 2012, tra il 3 ed il 4%. Un recupero dovuto più all’incremento della componente estera (in particolaredi svizzeri, tedeschi, francesi e nord europei) che non a quella italiana. Tale tendenza è confermata anche dal movimento registrato sui porti diaccesso: l’Autorità Portuale di Piombino e dell’Elba riporta infatti, al 30settembre, un movimento passeggeri in aumento dell’2,9% e degli automezzi 6,6%. Avvalorano i risultati del nostro sondaggio, come detto, anche l’andamento deiconsumi alimentari che registrano un + 3%, ed il volume dei rifiuti solidi aumentato anch’esso del 3,5% rispetto all’anno 2012.Giudichiamo quindi più che positivo l’aver invertito la preoccupantissima contrazione delle presenze che ci perseguita fin dal 2006. Resta comunque difficile, ma non impossibile, come vedremo, recuperare le 400.000 presenze perse negli ultimi anni, solo contando sul mercato estero.
Ci confortano alcuni fattori emersi nella stagione:
a) Si è modificato il costume italiano. Effetto, forse, anche del contesto economico attuale, che ha portato ad apprezzare, ancor più del passato, i valori ambientali e una vacanza più sobria. Ciò ci ha avvantaggiato, specie rispetto alla Costa Smeralda, località molte volte prediletta solo per l’aspetto “in” e di immagine.

b) Il forte abbattimento del costo del traghetto (mediamente ridotto del 22% rispetto al 2012) è stato determinante per accrescere i flussi verso l’Elba. Il tutto grazie alla ritrovata concorrenza introdotta dalla piccola compagnia Blu Navy che ha costretto Toremar-Moby e Elba Ferry a praticare tariffe affini.

c) La campagna di comunicazione dell’Elba, prodotta pressoché esclusivamente dall’Associazione Albergatori su stampa e TV nazionali ed estere. Una campagna con un messaggio preciso, controcorrente, che ha dissolto l’idea comune che il costo del trasporto marittimo per l’Elba sia un onere insormontabile, sottolineando così la convenienza economica della nostra offerta rispetto a quella della Sardegna.

d) L’avere comunicato contemporaneamente un messaggio seducente: Elba come destinazione di moda più ricercata del 2013, facile da raggiungere, regno della vacanza serena, ove ogni problema, ansia e preoccupazione è escluso perché lasciato dall’altra parte del mare.

e) L’aver, come operatori, prodotto e divulgato sul mercato offerte di soggiorno comprensive del traghetto. Offrendole a tariffe “low cost”, e talvolta inglobandolo, senza alcun costo, nel prezzo hotel. Tutto ciò a dimostrazione che nei momenti difficili la nostra categoria sa reagire lanciandosi con coraggio e da sola, nelle attività di stimolo e di sviluppo dell’economia dell’Isola, sviluppando campagne di comunicazione efficaci e con effetti positivi, come dimostra la stagione appena trascorsa. Certamente non senza sacrifici, per le poche risorse finanziarie del momento e la incomprensibile restrizione del credito. Ma, a differenza di molta imprenditoria italiana, quella elbana non ha optato per le facili soluzioni, come cedere l’azienda o più semplicemente ridurre la stagione ai soli tre mesi di apertura (mediamente gli Hotel sono stati aperti anche per la stagione 2013 per 171 giorni su 365). No, i nostri soci hanno dimostrato di credere nel proprio lavoro, nelle proprie aziende, consci che da loro dipende il lavoro di migliaia di famiglie e l’economia di un’isola. Ma in questa stagione abbiamo acceso solo una scintilla, ora dobbiamo tutti insieme farla diventare fuoco, ma soprattutto ci dobbiamo impegnare perché non si spenga. Ci stiamo muovendo in un contesto tuttora difficilissimo che richiede una forte compattezza tra tutti coloro che fanno parte della filiera del turismo, perché è un contesto pieno di ostacoli e di impedimenti. Vediamo le principali questioni. Benché l’andamento delle presenze sia un buon indicatore dello “stato di salute” della nostra offerta, questo ha dei limiti nell’indicare lo stato di salute delle aziende che operano nel comparto produttivo. Sono infatti il fatturato – il giro di affari – e soprattutto gli utili di gestione a rappresentare gli elementi più significativi per valutare la robustezza del settore produttivo, indice di ricchezza per l’intero comprensorio. Purtroppo il comparto alberghiero elbano presenta delle difficoltà, anche paragonato alla costa degli Etruschi. Il nostro tasso di occupazione delle camere rimane nettamente inferiore a quello della costa. Le nostre aziende, anche per il 2012, si vendevano con più difficoltà, nonostante il consistente incremento dei posti letto registrato negli ultimi anni lungo la costa livornese. Siamo quindi meno competitivi e ciò incide sul fatturato aziendale. Ed è proprio il fatturato che ci preoccupa perché questo è in una continua fase decrescente, con ripercussioni ancor più serie e pesanti sugli utili gestionali. Questa situazione a livello Italia, secondo studi Confturismo, ha già comportato una riduzione nelle assunzioni del personale del 5%. Cosa non ancora registrata all’Elba, se non per qualche caso particolare, ma che potrebbe bpresentarsi già dalla prossima stagione. Il costo del personale infatti incide notevolmente sulla struttura ricettiva (la media è il 42% sul totale dei costi di esercizio). E’ ovvio che, in questa situazione, l’impresa è costretta a comprimere, per quanto possibile, le assunzioni, non potendo agire sugli altri costi aziendali, altrettanto rilevanti, quali quelli fiscali e para-fiscali ( come ad esempio: IMU e Tassa Rifiuti). Costi che per talune aziende, quali quelle con maggiori spazi e quindi maggiori servizi, diventano proibitivi: l’IMU per esempio arriva ad incidere fino a € 1.900,00 per camera. La Tassa Rifiuti fino ai € 1090 per camera. Ci appelliamo pertanto ai nostri amministratori perché rivedano queste sproporzionate tassazioni che hanno il sapore di ben precise scelte “punitive” verso le imprese. Le imprese vanno invece aiutate per l’apporto che queste danno alla società in termini economici e sociali, di lavoro, di occupazione e di reddito. Ma oltre agli aspetti che affliggono le aziende vi sono altri importantissimi argomenti, determinanti per fare turismo all’Elba.

Vediamo i principali:
PORT AUTHORITY – BLUNAVY. Dobbiamo entrare nell’ottica che occorre difendere, ad ogni costo, la libera concorrenza sui porti. Per chiarire meglio la questione devo fare un breve excursus sull’argomento. Nel 2010 la Regione cede, contro ogni logica, Toremar a Moby, costituendo di fatto un monopolio che porta alla lievitazione dei prezzi. Gli effetti sono rappresentati dal “caro traghetto” che ha allontanato i turisti dall’Elba. Solo grazie al nostro ricorso al Garante della Concorrenza si liberano gli slot per la piccola compagnia BluNavy. Improvvisamente gli slot, precedentemente negati, per mancanza di spazi sulle banchine, vengono trovati. Ma non solo; mentre il Garante stabiliva di togliere a Moby Toremar alcuni slot per assegnarli alle piccole compagnie, ne vengono trovati di nuovi, risolvendo così i problemi di attracco che prima erano irrisolvibili! Comunque grazie a Blunavy ed alla concorrenza che si istaura sul mercato, i prezzi scendono del 30%. Oggi abbiamo l’impressione che Port Authority e Regione disattendano le indicazioni del Garante della Concorrenza. Si è palesemente creato un monopolio Moby/Toremar; lo dimostrano le biglietterie uniche e la possibilità di utilizzare un biglietto di una compagnia per andare sull’altra. Vengono inoltre concesse autorizzazioni per l’effettuazione di corse straordinarie pressoché vuote in bassa stagione, ma con partenze di qualche minuto antecedenti a quelle di Blu Navy, con evidente scopo di togliere le poche auto presenti a detta compagnia. Senza tener conto dell’autorizzazione concessa alla Elba Ferry per operare solo per tre mesi l’anno, con lo scopo non tanto di assicurare un servizio, quanto di sottrarre ricavi alle compagnie presenti. In questo contesto i nuovi Presidente e Segretario dell’Autorità Portuale dovranno necessariamente svolgere una funzione di GARANZIA, assicurando la concorrenza sul Porto, unica via d’accesso all’Elba. Si deve dar seguito alle indicazioni del Garante della Concorrenza: la compagnia dominante non deve superare il 66% delle corse (slot) totali, gli orari devono esser ben distribuiti e le banchine deve essere utilizzabili da tutti. La legge di istituzione della Port Authority stabilisce norme ben precise per l’elezione del Presidente e del Segretario, imponendo, soprattutto per il primo, che sia scelto tra una terna di esperti di massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell’economia portuale e dei trasporti. Siamo certi che il Ministero indicherà un Presidente con le caratteristiche e la professionalità che impone la legge e la materia da amministrare, e che nel contempo assicuri la concorrenzialità sul mercato. Considerato che l’argomento trasporti è di vitale importanza per la nostra categoria, saremo obbligati a vigilare attentamente sull’attività dell’Autorità Portuale e, se necessario, prima di far morire le nostre aziende, metteremo in atto tutte le battaglie mediatiche e legali di cui saremo capaci. Desideriamo inoltre che venga risolto, una volta per tutte, l’annoso problema della barriere sul Porto di Piombino che, come ben noto, non sono obbligatorie per l’accesso all’Elba. Queste sono causa di spreco di denaro pubblico e causa di code e ritardi agli imbarchi, soprattutto nei giorni a “bollino rosso”. Sia per lo meno ben chiara ed evidente la luce verde alla porta dell’Elba. I turisti siano indirizzati ai moli da cartelloni luminosi indicanti le navi in partenza con i relativi prezzi (come per i distributori di benzina), molto importante anche ai fini della trasparenza. Oggi, i semafori con la luce rossa bloccano il flusso dei turisti che, paradossalmente, devono poi essere invitati dagli addetti a proseguire. Occorre superare questo handicap, come occorre riorganizzare l’imbarco in maniera separato tra mezzi commerciali e autovetture per non ostacolare l’arrivo agli attracchi per la Sardegna e per l’Elba, eliminando così ogni blocco per l’accesso alla nostra Isola. Crediamo che trovare le soluzioni non sia poi così complicato. Potrebbero esserci ragioni sindacali e contrattuali, ma queste non possono sovrastare le esigenze del pubblico e i diritti dei cittadini. Nell’imminente futuro dovrà anche essere realizzata una nuova viabilità di accesso al porto che eviti l’attraversamento della città, creando la promessa bretella da parte della Regione Toscana con i fondi Sat o con i fondi riservati al progetto smaltimento della Costa Crociere. Ciò avvicinerebbe molto l’Aurelia ed anche la stazione di Campiglia all’Elba. Se poi si potesse organizzare un servizio di multitaxi a costo ragionevole da Campiglia a Piombino da affiancare all’autobus sostitutivo, eliminando così un impresentabile trenino, sporco, vecchio e lento, avremmo recuperato una immagine ed un servizio che, un Paese Europeo, dovrebbe sempre garantire.

COLLEGAMENTI FERROVIARI. Per le proprie vacanze un numero piccolo, ma importante di persone, sceglie come mezzo di trasporto il treno. Un fenomeno però tendenzialmente in crescita negli anni a venire. Per questo dobbiamo ottenere un collegamento “Freccia Bianca” con Roma, Genova, Milano e Firenze che, unito al bus e al multitaxi da e per Campiglia, riesca ad acquisire una fascia sempre crescente di persone che privilegiano il comodo treno all’auto, più costosa e affaticante. Ovviamente parlare di alta velocità non è al momento pensabile, ma a treni veloci e diretti, questo sì! E’ solo una questione di volontà e di impegno da parte di tutti, di Associazioni e Enti di governo del territorio. Il fatto poi di essere collegati con Pisa e Firenze assumerebbe un aspetto importantissimo perché ci assicurerebbe il code-sharing con questi aeroporti internazionali. Elemento base ed essenziale per offrire pacchetti turistici comprensivi di visite e soggiorno nelle città d’arte toscane e all’Elba, nel Parco Nazionale e nelle stazioni balneari di prestigio, di cui parleremo in seguito.

COLLEGAMENTI AEREI. Questo è un argomento su cui l’Associazione si è spesa moltissimo ed è tuttora impegnata per attivare un servizio efficiente e valido per l’Elba, come del resto ha fatto e per lo più risolto, per il problema del caro traghetti. Inutile ricordare che i flussi esteri, in un momento in cui la componente italiana accusa una forte contrazione sia nel numero che nella propria capacità di spesa, divengono determinanti e di vitale importanza per l’economia elbana. Garantire quindi un frequente e costante collegamento aereo di qualità, con prezzi equi, tra l’Elba ed i principali aeroporti europei diviene elemento imprescindibile e vitale per l’Isola. C’è da dire che la componente italiana in questo ultimo periodo è stretta non solo dalla “morsa economica” che ha ridotto la capacità di spesa delle famiglie, ma anche dallo stato di terrore che si è istaurato nel Paese per le verifiche fiscali relative anche alle spese turistiche. Sta venendo meno il gusto della vacanza, della vacanza sinonimo di libertà, anche per le stupide norme antiriciclaggio che impongono la limitazione all’uso del contante, anche per gli stranieri UE. Ma ritornando alla infrastruttura aeroportuale diamo atto alla Regione Toscana del mantenimento degli impegni assunti, seppur con l’ostacolo del Comune di Campo e dei burocrati di Stato. Resta in sospeso l’allungamento dell’attuale pista di atterraggio, ma ci auguriamo un pronto intervento regionale. Manca però un’assicurazione: quella di garantire i finanziamenti per la messa in sicurezza dell’aeroporto (costo circa 3.000.000 Euro), della viabilità (la famosa rotonda di accesso) e come già sopradetto, l’allungamento della pista di 200 metri. La cifra è però ben poca cosa se pensiamo alla possibilità di poter finalmente far atterrare l’ATR 900. Non dimentichiamoci che quest’anno abbiamo già dovuto rinunciare a collegamenti diretti con Berlino, Ginevra e Nord Europa, dirottati, mal per noi, in Corsica e in Sicilia. Ci congratuliamo, invece, con la Regione per i parziali successi legati alla prima tranche dei lavori con la realizzazione della nuova tensostruttura. Ora ci attendiamo un timing ben preciso sulla esecuzione dei lavori. Fatto ciò, il collegamento aereo diretto con l’Europa diventa facile. Con una promozione triennale congiunta tra pubblico e privato sulle principali destinazioni, si può sviluppare un flusso capace di portare in equilibrio i conti della aerostazione, come accaduto in tutte le destinazioni Intersky e Sky Work Airlines di Berna, Monaco, Ginevra, Zurigo e Friedricshafen e con molta probabilità con Graz, già dalla stagione 2014. Se l’obiettivo sarà raggiunto, si avrà la vera svolta permettendo l’atterraggio dell’ATR a 70 posti che consentirebbe da una parte la riduzione del costo passeggero e dall’altra l’acquisizione di mercati più lontani. Quanto alla gara per la “continuità territoriale” bloccata per le note vicende giudiziarie sollevate dalla Magistratura contro l’Enac, non possiamo che affermare il nostro sconcerto per come si è svolta l’intera vicenda. Oggi sembra che i nodi siano stati dipanati e che sia in pubblicazione la gara di appalto. Gara che doveva essere una formalità ma che, una volta uscita, oltre a contenere macroscopici errori, è rimasta ferma per mesi sulla scrivania di qualche funzionario o dirigente. Questa persona va messa davanti alle sue responsabilità perché abbiamo rischiato di perdere il finanziamento governativo che, vorrei ricordare, fu firmato dal Ministro Bianchi diversi anni or sono. Grazie a questa persona non siamo stati in grado di attivare i voli sui principali aeroporti toscani, vitali per la nostra economia. Mi auguro che tutte le autorità locali, regionali e politiche si attivino affinché il bando di gara rimasto da inizio luglio sulla scrivania del Ministro per la firma, venga trasmesso a Bruxelles per divenire operativo entro dicembre. Se questi tempi fossero rispettati avremo la possibilità di promuovere sul mercato europeo, entro questo inverno, il collegamento con Pisa. Questo ci permetterebbe di collegare ad un minor costo l’Elba a Pisa, Milano e forse Roma (attualmente in perdita con l’aereo sotto i 16 posti). Se invece dovessero verificarsi ulteriori ritardi o inadempienze – arrivando al mese di aprile – si comprometterebbe anche la stagione 2014.

PROMOZIONE. Una cosa è certa, il contesto economico-sociale sia nazionale che internazionale, è oggi così complesso che per assicurare una promozione efficiente, vanno a questa affiancate azioni mirate a “catturare” i mercati emergenti e le loro molteplici nicchie. Appare sempre più evidente, come del resto preannunciato dagli ultimi studi di marketing della Regione Toscana, che in un quadro di crisi economica, il mercato turistico privilegia la vacanza “all inclusive” dal costo certo e possibilmente contenuto. In questa ottica, la riduzione del costo traghetto ha fatto registrare un primo, decisivo punto a nostro favore, andando incontro alle esigenze della clientela. E’ ora che la stessa operazione venga fatta anche per i collegamenti aerei, in modo da incrementare il traffico da e per Paesi come la Svizzera e la Germania, da sempre nostri mercati di riferimento. Dobbiamo del resto prendere atto che nuovi mercati europei sono aggredibili solamente proponendo collegamenti aerei veloci e ben organizzati. Ogni azione promozionale che non tenga conto di quanto detto rischia solo di disperdere inutilmente le poche risorse economiche a disposizione. Dal 2006 ad oggi abbiamo perso almeno 400.000 presenze, per lo più del mercato italiano, presenze che sarà difficile recuperare nell’immediato futuro, vista la grave congiuntura economica che attraversa il nostro Paese. Tenuto conto però dell’interesse manifestato nei confronti dell’Elba dai mercati del Nord Europa, dell’Est Europeo e anche da quello Americano, oggi quasi assenti, l’operazione che vogliamo e dobbiamo mettere in piedi è quella di andare a compensare le presenze perse sul mercato nazionale con quelle provenienti da questi mercati emergenti. I dati di Confturismo danno il turismo mondiale in crescita fino al 2030. L’Elba deve intercettare questo trend. Per fare ciò occorre che la Regione ponga il turismo al centro delle politiche e degli aiuti comunitari cosa, questa, che non ci risulta essere stata fatta. Non vogliamo rischiare che gli aiuti comunitari riservati al turismo vengano dirottati verso altri settori. E’ chiaro che dobbiamo anche evitare che vi siano da parte di Associazioni, Enti o Amministrazioni, azioni disarticolate, perché queste portano a risultati non ottimali e alla dispersioni delle risorse. Occorre un tavolo permanente di confronto che potrebbe essere rappresentato dalla neonata Fondazione Elba, di cui anche la nostra Associazione fa parte. La Fondazione può fungere da coordinamento anche per iniziative culturali, di sviluppo conoscitivo dell’Elba, può attingere aiuti finanziari da privati, contributi pubblici, nonché quelli derivanti dalla destinazione del 5 per mille della dichiarazione dei redditi.


Ma quali sono i presupposti per il recupero di presenze:
a) come già detto un collegamento aereo diretto con la Germania meridionale, con l’ Austria e la Francia, oltre ad un collegamento nazionale con gli aeroporti di Pisa, Firenze, Milano e Roma a costi standardizzati di non oltre 100/150 Euro, che ci mettano in connessione con i principali hub internazionali;
b) l’allungamento della pista per l’atterraggio di aeromobili di maggiore capienza;
c) un collegamento alternativo/complementare per mezzo di minibus shuttle con Pisa, Firenze e Roma;
d) il lancio di pacchetti che comprendano oltre il soggiorno all’Elba anche la visita delle città d’arte o comunque proposte tematiche, come la Toscana enogastronomica piuttosto che la Toscana sportiva, per gli amanti della mountain bike, del trekking, etc.;
e) la personalizzazione delle offerte per segmenti di mercato; solo per fare qualche esempio con il cicloturismo e le altre manifestazioni sportive o con temi culturali quali, uno su tutti, il bicentenario
napoleonico dell’Elba;
Ma dove trovare mezzi e risorse economiche per realizzare tutto questo? Partiamo da alcuni dati di fatto. Ricordo che da quando sono state soppresse da parte della Regione Toscana le Agenzie per la Promozione Turistica (APT), una scelta quanto meno discutibile, è venuto a mancare certamente un punto di riferimento. L’APT spesso fungeva da raccordo delle risorse pubbliche e private in materia di promozione turistica. Da allora l’Associazione Albergatori ha investito cospicue risorse finanziarie, provenienti dalla contribuzione degli associati, per la promozione della nostra isola. In alcuni casi, comunque, abbiamo ricevuto il supporto dell’Apet come nel caso del “Festival dei bambini” e la campagna “Traghetto a costo zero”. Non ci risulta però che altri soggetti privati o organizzazioni imprenditoriali elbane abbiano investito cifre importanti nella promozione dell’Elba. Malgrado vari tentativi dobbiamo constatare che l’Elba non riesce, ancora oggi, ad organizzarsi per unire risorse ed energie per far conoscere ed apprezzare la nostra isola. Ci viene oggi incontro però la tassa di sbarco. Fortemente voluta dalla nostra Associazione in sostituzione alla imposta di soggiorno. Devo dire che solo la nostra ferma resistenza ed il fronte comune costituito con le altre organizzazioni, ha fatto sì che si passasse dalla imposta di soggiorno alla tassa di sbarco. Soluzione senz’altro più equa, tramite la quale tutte le attività ricettive concorrono ad alimentare il plafond contributivo. Una tassa più confacente alla nostra offerta turistica, alla nostra tipologia di vacanza, che non è certamente paragonabile a quella delle città d’arte. La tassa di sbarco ha infatti, per una volta, “intercettato” anche le presenze non ufficiali (quelle provenienti dal sommerso). Oggi tutti gli ospiti dell’isola danno il proprio contributo per l’apprestamento delle risorse e dei servizi turistici. Il ricavato di questa tassazione per la stagione appena conclusa è stato di 345.000,00 Euro (per il 2014 si prevedono circa 800.000,00 Euro). Un budget che deve essere, finalmente, speso per la promozione dell’Elba al fine di completare così quella azione di rilancio sui nuovi mercati europei ed extraeuropei, che può dare linfa nuova all’economia del territorio. Molte sono le azioni che possiamo intraprendere con queste risorse:
– possiamo promuovere maggiormente sui media le tariffe e le offerte dei traghetti per l’Elba;
– possiamo invitare tour operator e giornalisti;
– possiamo promuovere il bicentenario napoleonico via web e non solo… e farlo presto, visto che il 2014 è già alle porte! Il braccio operativo può essere un’associazione temporanea di imprese o ancor meglio un consorzio di imprese turistiche e commerciali. In questo modo possiamo lanciare campagne importanti come l’ottima serie televisiva “L’Isola” che ha portato sugli schermi tv di numerosissimi italiani, i paesaggi e gli scorci della nostra bella isola, facendola conoscere così ad un vasto pubblico. Non pochi sono stati i clienti che ci hanno riferito di essere venuti all’Elba dopo aver visto la fiction. Grazie per questo alla Regione Toscana, alla Capitaneria di Porto e a tutti coloro che hanno reso possibile tale iniziativa. Questo testimonia l’importanza della presenza delle aree a vocazione turistica sui media, siano queste le TV che la stampa o la stessa radio. E adesso che l’Elba ha avuto una ripresa, ora che il nome Elba comincia a circolare con sempre maggiore interesse, ora che abbiamo delle potenziali risorse economiche (tassa di sbarco) non dobbiamo, né possiamo sprecare questa occasione, questo momento a noi favorevole. Tutti insieme, pubblico e privato, dobbiamo fare squadra. Se da una parte occorre investire unitamente nella promozione e nella cura del territorio (l’Elba è sporca e mal tenuta, questo va detto è sotto gli occhi di tutti!), dall’altra le Amministrazioni Locali devono aiutare le imprese nella loro attività eliminando la burocrazia fine a se stessa. Va comunque detto che tutti le aziende private, che siano alberghi, ristoranti o campeggi, devono impegnarsi per migliorare la qualità dei loro servizi, non solo per attirare nuova clientela, ma anche per fidelizzarla. Vanno bene anche i controlli da parte delle autorità preposte per verificare il rispetto della legge e della sicurezza sul lavoro, ma attenzione a non sfociare nell’accanimento che crea malumore sociale e non induce affatto a comportamenti virtuosi. Mi riferisco anche alle modalità di alcuni controlli, quali ad esempio quelli effettuati, da un paio di anni a questa parte, dall’Ispettorato del Lavoro, i cui esiti, tra l’altro, non sono stati resi noti alla nostra Associazione di categoria. Sempre tempestoso è inoltre il clima che regna tra le nostre imprese ed i Comuni e le Società di Servizi da questi controllate. Ci dispiace dover sottolineare che gli enti locali non rappresentano un sostegno, ma un ostacolo all’imprenditoria e all’innovazione. Anche per quanto riguarda i tributi comunali ci si potrebbe sforzare di trovare soluzioni diverse e non attingere sempre in misura sproporzionata dalle imprese. Ciò porta inevitabilmente a contenziosi per l’IMU, per la Tassa sui Fossi, la Tia, etc… Non avremmo da lamentarci se, a tante tasse, corrispondessero servizi efficienti e all’altezza degli standard europei, perché comunque ci sarebbe un ritorno di immagine. Invece i nostri Paesi sono sporchi, i servizi scadenti, i musei spesso chiusi come anche le fortezze (a Portoferraio le bellissime mura medicee non sono state neanche illuminate durante la notte); i depuratori sono mal funzionanti o addirittura assenti, i giardini e le spiagge sono maltenuti, così come le strade (basta vedere le quattro corsie e le rotatorie in uscita dal porto di Portoferraio dove transitano quasi la totalità dei turisti…). Tutti motivi di malcontento e lamentela da parte dei nostri ospiti. Abbiamo appreso che nel 2014 entrerà in funzione il nuovo depuratore diPortoferraio. Memori dello storico divieto di balneazione delle Ghiaie, ci auguriamo che l’impianto sia fatto ad arte, perché non possiamo più permetterci un simile oltraggio alla nostra immagine. Non parliamo degli altri comuni. Il comune di Marciana, per Procchio, una delle spiagge più amate dai turisti, non ha ancora un efficiente depuratore. E poi pretendiamo di essere Parco Nazionale! La qualità del nostro mare, la salute della fauna e della flora sono vitali per noi tutti! Non solo per gli elbani. Sono beni troppo preziosi per non averne cura. Invito quindi gli amministratori ad occuparsene con maggiore attenzione e senso del dovere, attuando piani pluriennali e azioni adeguate, come la messa in opera di depuratori moderni e attuare politiche di risparmio e di riciclo dell’acqua. Basta anche con tutte le perdite della rete idrica, non è possibile fare di meglio oltre ai continui rattoppi? Per dare slancio al turismo non sempre necessitano ingenti risorse finanziarie. Alcune volte si possono ideare progetti realizzabili a costi irrisori o comunque molto contenuti. E da imprenditori sappiamo cosa vuol dire. Si può per esempio incentivare la creazione di piccole associazioni locali (anche coinvolgendo le aziende turistiche), che provvedano alla pulizia ed al mantenimento del verde e delle strade in cambio di uno sconto sulla tassa rifiuti. La spiaggia pubblica può essere mantenuta e pulita dallo stabilimento balneare limitrofo, se questo ne può trarre un piccolo vantaggio economico. Le aziende possono sobbarcarsi l’onere del servizio navetta verso la spiaggia, sempre in cambio di un’agevolazione che può essere economica ma non solo. Si possono trovare delle formule che non costano all’ente pubblico e che coinvolgano il privato. Un esempio è rappresentato dal Consorzio di Sant’ Andrea, tramite il quale le aziende del posto gestiscono un piccolo soccorso medico e un miniclub per i bambini, oltre ad occuparsi della pulizia della spiaggia. Per superare la crisi occorre flessibilità nel lavoro e un taglio del cuneo fiscale. Contratti a termine, lavoro a chiamata, apprendistato sono resi difficili dallapessima riforma Fornero. Occorrerebbe invece riconoscere gli sgravi contributivi anche alle aziende stagionali se assumono lo stesso dipendente per un triennio, agevolazione ora riservata alle sole assunzioni a tempo indeterminato. Occorrerebbe la deducibilità IMU sugli alberghi. Occorrerebbe l’istituzione della zona franca e del distretto turistico appena bocciata inspiegabilmente dalla Regione. L’Elba poteva essere una zona non tanto a tasse ridotte, quanto un’area sperimentale a bassa burocrazia, come prevede del resto la legge. L’impatto della burocrazia su una azienda alberghiera, secondo uno studio Confturismo del 2013, comporta un impegno di lavoro per ben 89 giornate: 49 da parte del titolare e 40 dei consulenti per districarsi tra regolamenti, leggi e disposizioni, togliendo risorse fondamentali allo sviluppo dell’impresa e creando intralcio alla stessa. Qualcosa è stato migliorato, ma la macchina amministrativa, nonostante la tecnologia informatica, non riesce a semplificare le procedure. Eppure sarebbe cosa facile ad esempio pubblicare su web lo stato di avanzamento delle pratiche e rispettare il termine dei 30 giorni previsto dai “decreti del fare”. Le cose non devono essere complicate oltre il dovuto, il mercato non attende: le imprese per sopravvivere devono anticipare i tempi, non possono uniformarsi alla lentezza della pubblica amministrazione. Si può agire anche a livello locale per stimolare il processo di destagionalizzazione, riconoscendo un maggiore sgravio su Imu, Tares a chi in proporzione assicura una maggiore apertura. Devo riproporre con forza il tema dell’abusivismo. Per garantire il cliente e l’immagine dell’offerta elbana occorre riportare nel mercato ciò che oggi ne è fuori. Basterebbe arrivare alla certificazione di qualità delle seconde case, alla stregua di Francia ed Austria, anche con un provvedimento di carattere regionale. Per quanto riguarda il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano abbiamo fatto qualche passo avanti grazie all’elezione del nuovo Presidente Giampiero Sammuri e al divulgarsi di una nuova mentalità, grazie alla quale la salvaguardia ambientale si sposa alla rispettosa fruizione del territorio. Questa è l’unica soluzione possibile in un Parco dove l’essere umano vive e lavora. La possibilità di fare delle immersioni a Pianosa, esperienza molto apprezzata dagli appassionati, ne è testimonianza. Auspichiamo, oggi, anche una maggiore fruibilità delle isole protette, soprattutto di Montecristo. Pur con le dovute cautele, dovrebbero essere dei musei a cielo aperto più facilmente visitabili, con escursioni in partenza dall’Elba. Così si garantirebbe un rilancio del turismo ambientale a prezzi ridotti. Un toccasana anche per contribuire ai costi sostenuti per il presidio di dette isole da parte delle forze dell’ordine. Occorre oggi far risorgere Pianosa, isola bellissima e dalle tante opportunità che sta cadendo letteralmente a pezzi. E ci auguriamo fermamente che la proposta di riapertura del carcere a Pianosa del Ministro Cancellieri, rimanga tale. O non si penserà mica di mettere dietro le sbarre qualche turista beccato a fare snorkeling nel mare proibito di Pianosa!? Il nostro progetto legato allo sviluppo degli eco-alberghi, nato da un protocollo d’intesa tra la nostra Associazione, il Parco Nazionale e Legambiente, non trova ancora completa attuazione pratica, pur essendo stato approvato da tempo. I nostri eco-alberghi sono un gruppo compatto e con un tale standard di servizi legati all’ambiente, al risparmio idrico ed energetico, da essere stati premiati più volte a livello nazionale. Un esempio che meriterebbe un maggiore supporto da parte di tutti. Ci piacerebbe infatti trovare insieme una formula per far conoscere meglio queste strutture e le azioni di risparmio energetico e di attenzione all’ambiente praticate. Magari divulgando e diffondendo queste pratiche a tutte le imprese ricettive dell’isola. A questo sforzo deve corrispondere però una maggiore attenzione degli enti pubblici alle imprese virtuose, per esempio nel portare avanti una seria raccolta differenziata. Rimane poi il problema dei confini del Parco. Al momento abbiamo aziende impossibilitate ad organizzare e predisporre piani di sviluppo, perché ricadenti in parte su area parco ed in parte su area di competenza comunale. Ma al di là delle questioni amministrative il Parco può fare molto per l’Elba. Può fungere da volano per l’immagine dell’Isola: è sufficiente invitare giornalisti e studiosi a visitare e conoscere la nostra isola affinché delle bellezze e delle peculiarità del nostro territorio si scriva e si parli in Italia e in Europa. La finalità principale di un Parco è la salvaguardia del territorio, ma è solo attraverso la conoscenza dell’ambiente che si ottiene un maggior rispetto, sia da parte di chi vi abita che da parte di chi lo visita. Non vorrei che ci fossimo abituati a convivere con il Parco come un’altra istituzione a cui chiedere solo ulteriori permessi e autorizzazioni. Il Parco deve essere visto come un soggetto con cui relazionarsi in maniera propositiva e con cui portare avanti progetti di promozione nel nome dell’ambiente. Solo così si può dare un senso compiuto a questa importante istituzione che altrimenti avrebbe fallito la propria missione. Ora che le imprese sono sopravissute alla tempesta economica che si è abbattuta sul nostro Paese, è necessario investire per migliorare l’offerta, per resistere alla concorrenza nazionale e mondiale. Solo così potremo adeguarci agli standard dei nostri concorrenti, ma
ribadiamo, abbiamo bisogno di risorse economiche di affidamenti da destinare all’investimento. Nonostante le iniezioni di liquidità da parte della banca europea alle banche nazionali, queste ultime hanno ridotto notevolmente i finanziamenti alle imprese. Le nostre aziende di credito hanno preferito investire in titoli di stato più redditizi, forse anche per una strategia tesa a supportare il debito pubblico italiano, ma ciò ha determinato una restrizione del credito senza precedenti e quel poco a disposizione è stato pagato a caro prezzo, con uno spread anche del 5 %. Il credito accordato alle aziende alberghiere dell’Elba nel giugno 2013 è diminuito del 10% rispetto allo stesso periodo del 2012. La difficoltà del settore è testimoniata anche dall’incremento degli utilizzi che nel solo settembre sono aumentati del 2,91% e dall’aumento del 3,09% dell’utilizzo sull’accordato. Facendo soltanto riferimento al periodo novembre – settembre, i fidi utilizzati dal settore ricettivo sono aumentati del 28,85%, su un solo istituto. Dagli istituti bancari qui presenti ci aspettiamo delle risposte certe. Se infatti non si trovano risorse per sostenere ristrutturazioni e innovazione, si spegne la fiamma della ripresa con la conseguente perdita di posti di lavoro. Tanti anni fa all’interno dell’Associazione abbiamo creato il Confidi per scopi di mutualità, per aiutare le aziende più piccole e deboli ad ottenere finanziamenti e credito grazie alla garanzia dell’Associazione Albergatori. Il Confidi rappresenta quindi un’opportunità per i nostri associati, ma anche per le banche che dispongono di garanzie collettive. Perciò invito gli istituti di credito a dialogare e lavorare con le nostre aziende, ma con chiarezza, senza nascondersi dietro Basilea 1, 2 e 3. Se anche Equitalia ha compreso e attuato la rateizzazione dei tributi per le aziende in difficoltà, non capiamo perché anche le banche non possano essere maggiormente flessibili con le imprese, proprio in un momento di crisi quale quello che stiamo attraversando, per esempio non negando finanziamenti e liquidità a chi è “colpevole” di aver pagato in ritardo una rata del mutuo. L’Italia deve rimandare, come hanno fatto altri Stati, applicazione restrittiva dei vari Basilea! Le banche hanno la possibilità di decidere autonomamente, di sospendere il pagamento delle rate di un mutuo facendo pagare solo gli interessi e magari a fine stagione. Potrebbe anche essere ritrattato lo spread a chi, in un momento di difficoltà, ha accettato qualsiasi condizione pur di salvare la propria azienda. I circuiti bancari delle carte di credito devono abbassare le lucrose commissioni, ora che la moneta elettronica è quasi l’unico mezzo di pagamento. O se non altro, adeguarle alle più basse commissioni europee. In alternativa potrebbero destinare una parte del ricavato alla promozione e sviluppo del territorio da cui provengono.
Vorrei chiudere con una considerazione finale. Tutte le valutazioni espresse e presentate in questa mia relazione, sono maturate in questi quattro anni di mandato. Quattro anni in cui le aziende elbane (e non solo…) hanno vissuto una delle crisi economiche più dure della storia contemporanea. Una crisi mondiale, europea e italiana in particolare che ha coinvolto la nostra economia ma anche il nostro welfare. Basta pensare a tutte le criticità inerenti a sanità e ospedale, alla situazione delle scuole, del tribunale, etc. che hanno coinvolto la nostra isola e diminuito la qualità della vita di tutti coloro che ci vivono o soggiornano. Stiamo assistendo ad un impoverimento generale del Paese e del nostro comprensorio, accusiamo una restrizione delle disponibilità e purtroppo una perdita di posti di lavoro, ma anche una contrazione dei servizi pubblici con un aumento delle imposte e un conseguente crollo dei consumi. Stiamo uscendo da una stagione che non prometteva bene e invece si è rivelata migliore del previsto. L’Elba ha retto! Usciamo da questi ultimi difficili anni tutti un po’ più poveri, ma decisi a rilanciare la nostra economia e ad offrire ancora lavoro, con un po’ di speranza in più. Alcuni imprenditori hanno accusato più di altri gli effetti della crisi, ma nessuno ha chiuso i battenti per amore del proprio lavoro e consci del proprio ruolo sociale. I risultati confortanti di questa stagione e soprattutto la maggiore presenza dell’Elba sui media e la conseguente crescita di immagine della nostra isola, fanno ben sperare per il futuro. Ciò spronerà certamente il prossimo Consiglio ad attuare una politica espansiva per lo sviluppo dell’Elba. Ma questo appello non è tanto rivolto alla mia Associazione che in questi anni
difficili ha investito anche cifre importanti, speso energie per cercare collaborazioni con tutti i soggetti pubblici e privati del territorio, dai Comuni alla Provincia fino alla Regione. Il mio appello è indirizzato soprattutto alle amministrazioni locali e agli enti pubblici che, sempre più, sembrano distanti e incapaci di comprendere le esigenze reali dei cittadini e delle aziende. Chiediamo loro un maggiore sforzo di collaborazione e di ascolto, di non ostacolare lo sviluppo economico e turistico attraverso personalismi e campanilismi. Sono fiducioso che attraverso questo percorso, tra quattro anni al termine del lavoro del nuovo consiglio dell’Associazione, l’Elba avrà recuperato una buona parte delle 400.000 presenze perse dal 2006 che, in termini economici, rappresentano 160.000.000 Euro incluso l’indotto. Abbiate un moto di orgoglio, cercate soluzioni e collaborazioni nuove per rendere questa isola più bella, vivibile e presentabile ai nostri ospiti, al di là dei confini comunali. Sono i nostri turisti infatti a muovere l’economia di questa isola e a dare opportunità di lavoro per tutti! Non dimentichiamolo mai. Diamo concretezza alla speranza!
Grazie