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Mola, Antiche saline, San Giovanni L’analisi dell’Arpat sul mare elbano

Balneabilità, prelievi e parametri. Le precisazioni dell'Agenzia regionale sulla campagna di Goletta Verde e Legambiente

Mola, Antiche saline, San Giovanni L'analisi dell'Arpat sul mare elbano

Come ogni anno (dal 1986), Legambiente ha presentato i risultati della campagna ‘Goletta verde’, dopo aver effettuato alcuni campionamenti lungo le coste toscane, cercando di cogliere, soprattutto, le zone a maggiore criticità, laddove sono presenti divieti permanenti di balneazione e/o vi sono le foci di corsi d’acqua in aree urbanizzate. Infatti, lo scopo principale della campagna itinerante di Legambiente è quello di sensibilizzare cittadini ed amministratori sulla tutela dell’ambiente e, in particolare, delle acque e delle coste, conducendo una battaglia contro la mancata depurazione, l’abusivismo, la speculazione edilizia ed altre problematiche, premiando chi attua lo sviluppo sostenibile.

La necessità di migliorare la gestione della risorsa idrica è comune a tante Regioni italiane ed anche in Toscana è importante continuare ad investire in questo campo, in particolare per completare e adeguare le reti fognarie e per potenziare il sistema di trattamento, con l’obiettivo di assicurare il convogliamento di tutte le acque di scarico ad impianti di depurazione efficienti: l’associazione regionale delle aziende che gestiscono il Servizio idrico integrato in Toscana (Confservizi Cispel Toscana) sostiene che siano necessari investimenti per oltre un miliardo di euro. (vedi anche le notizie pubblicate sul sito Web ARPAT in merito ai depuratori).

Questo tuttavia, come attesta anche Legambiente, non inficia una situazione complessivamente molto buona delle acque di balneazione della nostra regione, ma occorre fare alcune precisazioni.

Il monitoraggio ufficiale delle acque marine costiere effettuato da ARPAT

La qualità delle acque di balneazione è solo uno degli aspetti che possono essere considerati nella valutazione delle acque marine, essendo determinata solo da 2 indicatori di contaminazione fecale previsti dalla normativa europea (2006/7/CE) e nazionale (D.Lgs 116/08 e DM 30/03/10): nelle acque di balneazione (sia costiere che interne, come, ad es., il lago di Bilancino), si effettuano prelievi mensili durante la stagione balneare (in Toscana, da aprile a settembre, sono analizzati oltre 1600 campioni) ed analisi dei 2 parametri microbiologici (Escherichia coli ed enterococchi intestinali). [sulle modalità di diffusione dei dati sulla balneazione vedi ARPATnews 158-13, sulle modalità di effettuazione dei campionamenti vedi notizia del 30.1.2013]

Questi controlli, infatti, hanno lo scopo principale di tutelare la salute dei bagnanti, sia nel caso di eventi di particolare rilevanza (divieti temporanei) sia di fronte ad una situazione di perdurante criticità (divieti permanenti), ma non possono, in alcun modo rappresentare lo stato di salute dell’ambiente marino, la cui complessità ha bisogno di studi multidisciplinari e di un approccio ecosistemico.

In particolare, per la definizione dello stato ambientale delle acque costiere, ARPAT svolge da anni un monitoraggio (L. 979/82, prima, e D.Lgs 152/06, poi) che prevede indagini sulle caratteristiche fisiche e chimiche delle acque e dei sedimenti, sulle componenti biologiche planctoniche (fito- e zooplancton) e bentoniche (macroinvertebrati, prateria di Posidonia oceanica, biocenosi a coralligeno, macroalghe della fascia litorale), ad una scala spaziale (14 corpi idrici costieri controllati con 17 zone) e temporale (frequenze variabili da bimestrali ad annuali) molto diverse da quelle della balneazione. [I risultati del monitoraggio sono disponibili sul sito nelle specifiche relazioni annuali e nell’Annuario dei dati ambientali]

Inoltre, il D.Lgs. 190/10, recependo la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino (2008/56/CE), ha ampliato lo spettro dei futuri piani di monitoraggio (dovrebbero diventare operativi nella seconda metà del 2014), inserendo ulteriori indagini, anche in aree marine al largo, sulle risorse ittiche (settore nel quale ARPAT da sempre svolge attività per i programmi nazionali e comunitari finanziati dal MiPAAF), sulla presenza di rifiuti (anche spiaggiati), sull’estensione degli habitat (pelagici e di fondo), su specifiche problematiche (eutrofizzazione, specie aliene, radioattività), sugli aspetti socio-economici e su altro ancora.

Tornando alle acque di balneazione, dal 2010 è stato introdotto un sistema di classificazione (su base statistica) per evidenziare la situazione complessiva di una determinata area su un ambito temporale più esteso (4 anni) e per stimolare il miglioramento della qualità ambientale e della gestione delle risorse idriche: in Toscana, su 265 aree di balneazione controllate nel 2012, circa il 97% è risultato in qualità “eccellente” o “buona” (per il dettaglio vedi ARPATnews 128-13 o Annuario dei dati ambientali 2013).

La classificazione, come detto, risente dell’evoluzione dello stato delle acque al variare del carico antropico e dei fattori climatici durante 4 anni e tiene conto dei soli prelievi programmati (mediamente 24 campioni per ciascuna area), ma vi sono variazioni molto rapide, soprattutto in prossimità delle foci fluviali ed in concomitanza con eventi atmosferici (piogge, temporali, ecc.), che possono dare luogo a situazioni di temporanea inidoneità alla balneazione, anche in aree classificate eccellenti.
Inoltre, lungo le coste Toscane esistono diversi tratti sottoposti a divieto permanente di balneazione (http://www.arpat.toscana.it/temi-ambientali/acqua/balneazione/divieti-di-balneazione):
◾12 zone vietate per motivi igienico sanitari (meno di 7km totali di costa) e si tratta di foci di corsi d’acqua che veicolano scarichi non del tutto depurati; tali zone sono controllate con le stesse modalità delle aree di balneazione per verificare il risanamento che le amministrazioni locali devono attuare;
◾39 zone di divieto per la sicurezza della navigazione (porti, porticcioli e approdi) per complessivi 108km di costa e 3 per altri motivi (il penitenziario dell’Isola di Gorgona e le riserve marine di Pianosa e Montecristo), dove non viene effettuato alcun tipo di controllo ai fini della balneazione;
◾per tutte le acque interne (fiumi e laghi) vige il divieto e non viene effettuato alcun tipo di controllo, ad eccezione delle aree dove la balneazione è espressamente prevista (laghi di Bilancino, Accesa, Braccini, Calidario e Renai).

Bagnarsi nelle zone soggette a divieto per qualunque motivo, oltre che proibito, è vivamente sconsigliato per motivi igienici, poiché non è infrequente (ad esempio nelle aree portuali) che le acque non abbiano i requisiti minimi di balneabilità, poiché gli scarichi fognari vengono spesso convogliati in tali zone.
Ricordiamo, poi, che, sempre dal 2010, il divieto temporaneo (su ordinanza del Sindaco) scatta su tutta l’area di balneazione non appena l’analisi di almeno 1 parametro risulti superiore ai limiti (per le acque marine E. coli >500 UFC/100 ml; enterococchi >200 UFC/100 ml) e può essere rimosso, sempre con ordinanza sindacale, dopo un primo esito analitico favorevole successivo all’evento di inquinamento.

Sul sito dell’Agenzia (http://www.arpat.toscana.it/temi-ambientali/acqua/balneazione) viene pubblicato l’elenco delle acque di balneazione, dei divieti permanenti e temporanei e, da quest’anno, anche sulla APP per smartphone e tablet, con i risultati dei relativi controlli per ciascun area. Delle situazioni di inquinamento temporaneo inoltre viene prontamente data notizia anche attraverso Twitter, con l’utilizzo costante dell’hashtag #balneazione.

I punti critici individuati da Goletta verde sulla costa toscana

In relazione ai dati diffusi da Goletta Verde, dai quali emergevano 6 punti critici lungo la costa toscana, l’Agenzia ritiene, comunque, doveroso esaminare in dettaglio le situazioni segnalate, anche ai fini di una opportuna informazione per il pubblico.

(noi ci limitiamo ai punti di prelievo elbani segnalati come critici, ndr):

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Fosso della Concia – Antiche Saline – Portoferraio (LI)

Mappa divieto Porto FerraioIl punto di prelievo di Goletta Verde, situato nei pressi dello sbocco del fosso della Concia, ricade nell’area portuale di Portoferraio, sottoposta a divieto permanente di balneazione per motivi indipendenti dall’inquinamento (all. 2 DDRT 5919/2012) e, come tale, non soggetta a controlli delle acque di balneazione. In seguito ad una richiesta di indagine da parte della competente Capitaneria di Porto, ARPAT ha effettuato uno specifico sopralluogo (09/07/13), confermando una situazione di contaminazione batterica delle acque del fosso, senza ripercussioni sulla vicina area di balneazione denominata “Terme di San Giovanni”. In collaborazione con gli operatori di Asa e del Comune di Portoferraio, la causa è stata individuata nel mancato funzionamento della stazione di sollevamento dei reflui fognari provenienti dalla zona industriale, confluiti, tramite il sistema di “troppo pieno” nelle acque del fosso della Concia. Dopo la nostra segnalazione, il problema dovrebbe essere già stato risolto, con la riattivazione della pompa, come risulta anche dalle dichiarazioni dell’assessore Rizzoli del Comune di Portoferraio.

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Foce fosso San Giovanni – Portoferraio

La foce del fosso di San Giovanni è localizzata all’interno dell’area di balneazione denominata “Loc. S.Giovanni” (codice IT009049014002), nel Comune di Portoferraio, il cui punto di controllo è poco distante dalla foce. Tale area è soggetta saltuariamente a episodi di inquinamento (1 caso nel 2009, 1 nel 2012 e già 1 nel 2013, tra 14 e 21 maggio), tanto che la classe attuale di qualità è solo “buona”, senza che sia stato possibile individuarne le esatte cause nel corso degli anni.

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Zona scarico depuratore Vaccarelle – Mola – Capoliveri

Mappa zona depuratore Vaccarelle. Il depuratore Vaccarelle del Comune di Capoliveri scarica, con autorizzazione provinciale, nel fosso dei Salici che raggiunge il mare in Località Mola, al confine tra i Comuni di Capoliveri e Porto Azzurro. La foce del fosso è attualmente all’interno di una zona afferente al porticciolo di Mola, sottoposta a divieto permanente di balneazione per motivi indipendenti dall’inquinamento (all. 2 DDRT 5919/2012) e, come tale, non soggetta a controlli delle acque di balneazione. La vicina area di balneazione denominata “Mola” (codice IT009049013006), del Comune di Porto Azzurro, è classificata in qualità “eccellente”, nonostante alcuni isolati casi di inquinamento (1 nel 2009 e l’ultimo nel 2012), provocati, probabilmente, dall’apporto di tale scarico.
ARPAT effettua anche il controllo periodico dello scarico del depuratore e, dall’ultimo prelievo del 3 luglio 2013, non sono state riscontrate concentrazioni batteriche superiori ai limiti per le acque di balneazione.

Riconoscimenti ambientali volontari

Infine, a titolo esplicativo si fa presente che altri tipi di valutazione inerenti la qualità delle spiagge (più che delle acque di balneazione) e delle coste sono poco o nulla confrontabili con i risultati dei controlli ai fini della balneabilità, prendendo in considerazione anche aspetti molto più generali, che non dipendono dalle caratteristiche delle acque. Ad esempio:
◾la Bandiera Blu è un riconoscimento internazionale, che viene assegnato dalla FEEE (Federazione Europea per l’Educazione Ambientale) ogni anno alle località turistiche balneari che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio. I Comuni, che intendono volontariamente aderire al programma, devono fornire informazioni, tramite un questionario, su vari aspetti (qualità delle acque di balneazione, gestione ambientale, servizi e sicurezza delle spiagge, educazione ambientale, certificazione ambientale, depurazione, raccolta differenziata, iniziative ambientali e turismo) relativamente a tutto il territorio o solo ad una porzione, come una spiaggia. La Giuria Nazionale della FEEE Italia, formata da esperti in tematiche ambientali e rappresentanti istituzionali (Presidenza del Consiglio – Dip. Affari regionali, turismo e sport; MiPAAF – Dir. Pesca; Min. Salute – DG Prevenz. Sanitaria; Coord. Assessorati Turismo delle Regioni; Comando Carabinieri Tutela dell’Ambiente; Comando Generale delle Capitanerie di Porto; ISPRA; ENEA; ANCI; Cons. Naz. Chimici; Consorzio Nazionale Batterie esauste; FIN Salvamento; Imprese Balneari della Confesercenti (FIBA) e della Confcommercio (SIB); Sindacato Italiano Balneari FIPE) valuta i questionari attribuendo scale di punteggio variabili (e relative soglie minime di accesso) per le diverse tematiche, che, complessivamente, possono dare un massimo di 100 punti, ma il giudizio finale (e pubblico) è solo l’attribuzione della BB: la qualità delle acque di balneazione contribuisce solo per 5-10 punti.
◾La Guida Blu, è una iniziativa realizzata da Legambiente e dal Touring Club Italiano per valorizzare le risorse storico-artistiche e naturalistiche e l’impegno delle amministrazioni verso la salvaguardia dell’ambiente. Nella Guida, ogni anno viene riportata una classifica delle località turistiche costiere in termini di “vele blu” assegnate (5 vele sono il massimo riconoscimento), prendendo in considerazione oltre 100 indicatori sulla qualità delle acque di balneazione, la raccolta differenziata, la gestione delle risorse idriche, la presenza di aree pedonali, efficienza dei servizi, la valorizzazione del paesaggio e delle produzioni locali, qualità dell’accoglienza e delle strutture turistiche, presenza di luoghi d’interesse, pulizia, ecc. I Comuni presenti nella Guida sono una selezione effettuata da parte dei circoli locali di Legambiente di quelli definiti “centri balneari” dal Touring Club Italiano. Per questi comuni sono raccolte informazioni sulla qualità dei servizi ricettivi e sulla qualità ambientale del territorio (fonti ISTAT, ANCI, CCIAA, Ministeri, ENEL, ecc.), anche grazie ai dati raccolti della Goletta Verde di Legambiente.

Approfondimenti

◾Il rapporto ARPAT sulla qualità delle acque di balneazione 2012
◾Il rapporto ARPAt sulla qualità delle acque marino costiere 2011
◾Il comunicato stampa sulla campagna Goletta verde 2011

[1]Nel caso di “inquinamento di breve durata” (art.2 D.Lgs. 116/08), il campione non conforme non viene considerato ai fini della classificazione (comma 5 art. 6 D.Lgs. 116/08) ed è sostituito con un nuovo prelievo dopo la conclusione dell’evento (All. IV D.Lgs. 116/08)