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Il lamento di quelle sirene, le lacrime e il picchetto dei ragazzi

di Mario Gentini

Il lamento di quelle sirene, le lacrime e il picchetto dei ragazzi

Ciao Marcello solo ora riesco a scriverti queste righe, troppo il dolore che mi attanaglia, sapere di non rivederti più, insopportabile per me vedere vedere Simona, Milena, Linda disperate e affrante per questa immane tragedia, straziante essere vicino a Rosanna e Rolando, i tuoi splendidi genitori che mai avrebbero voluto sopravvivere al loro amatissimo figlio; intollerabile vedere tutti tutti i tuoi amici e colleghi di lavoro che piangono riuniti attorno a te e alla tua splendida famiglia; conferma se mai ce ne fosse stato il bisogno della persona speciale che eri, ed il vuoto incolmabile che hai lasciato;vedendo tutto questo in un attimo riaffiorano i ricordi appannati dal tempo ora mi appaiono lucidi e vivi, la nostra infanzia, i primi giochi insieme a casa tua o mia, le merende fatte e scambiate davanti alla prima tv in bianco e nero, le prime biciclette, le scorribande per la campagna di Carpani, oppure le corse in una piazza Dante ancora priva di macchine e parcheggi affollati, i rally fatti con le macchinine, sotto la pineta insieme ai nostri amici del vicinato, il primo cinema sempre insieme, i litigi per le ragazze, i bagni alle ghiaie, e tutto ciò che gli anni della gioventù spensierata ci hanno regalato; poi la vita ci ha un po allontanato, il lavoro paesi, amicizie e interessi diversi , ma ero con te al tuo matrimonio, felice per le bambine che dopo qualche tempo sarebbero arrivate, per la tua carriera che seguivo da lontano, orgoglioso per te Marcello: il Vigile del fuoco eroe di tutti, amico e uomo da prendere come esempio; poi la doccia fredda, la notizia di quella malattia che per 10 anni hai combattuto con la determinazione che ti ha sempre distinto, e di cui discretamente chiedevo a Rolando o Rosanna, già perchè stupidamente non riuscivo a chiedertelo di persona, il timore di invadere uno spazio e una sfera cosi intima e personale mi ha sempre frenato, io che sin dai primi anni dell’infanzia ho condiviso con te ogni segreto o intimo pensiero; solo lo scorso anno quando ci siamo visti abbiamo parlato come non facevamo da tempo, e mentre ci raccontavamo dei nostri figli sono riuscito ad abbattere questo stupido muro di ipocrisia che mi ero creato, e ho sentito nelle tue parole la fatica di un percorso che affrontavi come sempre però con grande coraggio e dignità. Da allora pur con FB ci siamo sempre tenuti in contatto, fino a quando la malattia si è ripresentata più forte e aggressiva, di nuovo il pudore. Chiedevo a tutti i nostri comuni amici e chiunque avesse tue notizie di aggiornarmi, ma vigliaccamente non sono mai riuscito a chiamarti. Alla fine di maggio finalmente ci siamo rivisti ma anche se ci siamo parlati poco con disperazione ho visto sul tuo volto i segni sempre più evidenti di una tragica battaglia che nonostante le tue parole di speranza guardandoti negli occhi ho capito stavi perdendo; ci siamo lasciati con la promessa che appena possibile per te sarei venuto a casa, troppa la voglia di starti vicino e confidarci come facevamo da ragazzi, ma a volte il destino si mette di mezzo, e il mio cuore ha deciso che questa volta ero che dovevo partire per un ospedale, al mio ritorno ho saputo dell’aggravarsi della situazione e le parole che ci siamo scritti tu dall’ospedale io bloccato in convalescenza non lasciavano margine a nessun ottimismo, la speranza aveva lasciato il posto alla disperazione per le ultime drammatiche notizie. Fin quando una telefonata mi dice quello che temevo da giorni. Sei tornato a casa accolto dal triste lamento delle sirene, dalle lacrime dei tuoi ragazzi che mai per un momento ti hanno lasciato, sempre vicini con il picchetto d’onore al quale nessuno ha voluto rinunciare, pur con i volti pieni di lacrime, in caserma, in chiesa fino al grande abbraccio di una comunità che davvero ti voleva bene.

Oggi sono qui con la morte nel cuore, dopo averti accompagnato nel tuo ultimo viaggio assieme a tutte quelle splendide persone che chiamare colleghi di lavoro è ingiusto e riduttivo, ma membri di una famiglia, la tua grande famiglia allargata e unita dal dolore di aver perso cosi presto una persona cosi bella e speciale. Sicuramente dove sei adesso il dolore, la sofferenza, l’angoscia non ti appartengono più, questi accompagneranno per sempre noi che abbiamo avuto la fortuna di averti conosciuto. 

Addio Marcello addio amico mio