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Ecco cosa potrebbero essere i giardini napoleonici

di Maria Pia Cunico

Ecco cosa potrebbero essere i giardini napoleonici

 

“Il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana”.  Sono lieta di inviare il testo del discorso di ieri sera dell’arch. Maria Pia Cunico, architetto del Paesaggio dell’Università di Venezia, illustrato ieri sera alla nuova presentazione di Arcipelago Nascosto, ed. Olschki, al Grigolo a Portoferraio.

Maria Pia Cunico, padovana ma da tanti anni quasi elbana con casa a Forte Stella, è una nostra socia, ed è ispiratrice di un progetto dell’Associazione per l’attenzione e tutela del verde pubblico, da lei intitolato “Oltre il Giardino”, le cui linee principali, riprese nel nostro sito, si ispirano ai suoi studi e progetti nel tempo.

Italia Nostra dedica questo progetto a tutti gli insegnanti e ai loro studenti e scolari, con la speranza di una sensibilizzazione sempre più acuta a queste tematiche che non sono solo importanti per il “verde” e il nostro paesaggio, ma riguardano la nostra storia, le nostre tradizioni e la qualità della vita attuale e futura.

Cecilia Pacini Coordinamento Elba Italia Nostra Sezione Isola d’Elba e Giglio

  

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PAESAGGIO COME SISTEMA

Il mio lavoro all’università, uno dei momenti più interessanti e intriganti nel mio lavoro con gli studenti era quando si metteva sul tavolo una cartografia di un luogo, insieme alle cartografie storiche, a foto, testimonianze ecc. e si cominciava a leggere i segni, le tracce, trovando le ragioni di un determinato tracciato, di un orientamento, una specie di ricerca archeologica, un lavorare per indizi.

Molti degli studi sono stati dedicati alle ville venete e ai loro i giardini, ville di Andrea Palladio. Queste meraviglie disseminate nel territorio non possono essere studiate se non in relazione al paesaggio in cui sono collocate…strade e fiumi, villa, giardino, corte e cortili, orti, viali, frutteti, campagne, canali di scolo.

Come tutto il nostro paesaggio italiano, anche il paesaggio dell’Arcipelago toscano è cosi caratterizzato da emergenze architettoniche, i fari, le fortezze, vecchi paesi, che trovano senso e valore dalla loro appartenenza a un territorio più vasto, fatto di strade, case, aree coltivate ecc.

PAESAGGIO COME LIBRO DI STORIA

Leggendo il nostro libro del paesaggio dell’arcipelago, “Arcipelago Nascosto”, sono emerse un po’ alla volta le tracce di una storia antichissima, dagli etruschi ai romani, ai pirati, agli insediamenti carcerari. Per queste isole , per queste rotte è passato un mondo che ha abitato questi luoghi in modo diverso. Resta stupefacente riflettere che nessuna mai di queste genti, nè gli etruschi nè i romani nè i corsari, abbiano pensato che avrebbero creato, abitando, coltivando, luoghi di bellezza. Creare luoghi di bellezza non era nei loro intenti ma la bellezza era ed è ancora dentro di loro, profondamente radicata in tutte le civiltà del mondo mediterraneo ed è venuta come da sé, così come il rispetto della natura, la saggezza di sapersi inserire in modo coerente in un ambiente naturale senza mai prevaricare.

PARTIRE DAL GIARDINO COME PORTA AL MONDO

Siamo partite dal giardino con il nostro primo libro “I Giardini nell’Isola d’Elba”, ma il giardino è stato, così come scriveva il mio maestro Ippolito Pizzetti, che fra l’altro ha molto amato quest’isola, una specie di porta per capire, per entrare nel mondo molto più complesso ma non meno affascinante del paesaggio dell’Arcipelago che sta al di là, con i suoi orti, vigneti, fari e fortezze, carceri e rocche. Una ragnatela di emergenze, una costellazione fatta di stelle e pianeti.

Mi piace a questo proposito accennare brevemente ad una convenzione, siglata a Firenze nell’ottobre 2000, la Convenzione Europea per il Paesaggio che riconosce che ” il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana”. 

Quotidianità vuol dire abitare per tutte le stagioni un luogo, quotidianità vuol dire anche consuetudine di in un turismo che non usa e getta ma abita, torna, apprezza valori di un paesaggio affascinante per tutto l’anno. Il nostro libro vuol proprio essere un promemoria per un ritorno.

Giovanni Valentini, in un breve saggio su Repubblica di ieri, titolato non a sproposito “Ambiente e turismo, una Santa alleanza”, sostiene l’urgenza “per richiamare e coinvolgere emotivamente i turisti… di ripartire dai territori, dal valore dei Luoghi, … prolungando le presenze, dilatando la stagione oltre i mesi estivi, valorizzando il turismo culturale che però richiede attrezzature ricettive adeguate, iniziative allargate, una rete di trasporti efficiente”.

Perché in fondo sono convinta che solo così si possa vincere la scommessa… un esempio fra tutti, i giardini delle residenze napoleoniche a Portoferraio che potrebbero diventare il cuore di iniziative, visite guidate, concerti notturni, eventi teatrali itineranti, piccole mostre speciali sulle collezioni botaniche napoleoniche, ma anche punti di partenza per itinerari nella natura coltivata dell’isola. Speriamo che anche un libro possa aiutare a vincere la scommessa che queste isole meritano di vincere.