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La sanità toscana è declassata, quella livornese maglia nera

di Luigi Coppola (segretario provinciale Udc)

La sanità toscana è declassata, quella livornese maglia nera

Giustamente il governatore della Toscana Enrico Rossi difende la sanità regionale ed accusa chi ritiene che i conti non siano in ordine di non essere informato o peggio ancora di strumentalizzare la questione per fini politici.

In effetti è comprensibile il suo atteggiamento, visto che oramai da oltre 13 anni è senza dubbio il “signore” indiscusso di tutte le politiche sociosanitarie. Però, sarebbe opportuno ricordare, che il “declassamento” è un giudizio dei tecnici del ministero della Salute e non dei partiti d’opposizione, oltretutto la vicenda di Massa Carrara non è certamente un episodio archiviabile con una semplice battuta. I 420 milioni di buco sono un dato concreto e peraltro gli ingenti tagli operati da tutte le ASL non sono solo dovuti al taglio dei trasferimenti dello Stato, bensì anche ai bilanci ballerini che hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni di gestione locale. Insomma, vi sono situazioni oggettive che fanno temere sulla qualità dei servizi erogati, soprattutto in realtà più periferiche e distanti dai centri di potere e dagli interessi della politica sanitaria e già da tempo l’Isola d’Elba la Val di Cornia (ma anche la Val di Cecina) ne stanno pagando pesantemente le conseguenze.

L’Asl 6, a parte il nuovo ospedale di Livorno, del quale non si comprende fino in fondo l’utilità, visto che il capoluogo labronico è limitrofo ai migliori policlinici regionali, già da tempo sta affrontando le difficoltà di scelte errate sotto il profilo della pianificazione regionale ed il fatto che sia all’ultimo posto in Toscana, come certificato dalla scuola sant’Anna di Pisa, ne è la prova (cittadini di serie B rispetto alle province del centro della regione). Liste di attesa lunghissime per gli esami, accentramento della diagnostica, accorpamento dei dipartimenti, depauperamento della medicina territoriale e delle strutture ospedaliere periferiche, nonché una serie di disservizi in continuo aumento. Il problema è che le gestioni allegre precedenti oggi non sono fortunatamente più possibili e allora si deve intervenire con le cesoie, auspicando che non vi siano ulteriori buchi come quello di Massa che aggraverebbero ancora di più la situazione. Purtroppo politica e sanità sono andate di pari passo, ne sono testimonianza i diversi soggetti pubblico-privato costruiti ad arte per gestire gli acquisti ed i servizi, che hanno da sempre visto ai loro vertici esponenti di chiara matrice partitica. Siamo arrivati al dunque ed ora è opportuno rivedere tutto, restituendo la sanità ai tecnici mettendo i politici in naftalina, di cui certamente nessuno sentirà la mancanza.

Nessuno può essere contento se la sanità del proprio territorio viene messa in discussione rischiando un declassamento, tanto meno è accettabile la giustificazione che vi sono realtà peggiori o che siamo comunque fra migliori del paese, certamente per chi subisce un disservizio serio tali affermazioni sono inaccettabili, poiché se vive in Toscana non ha molto interesse per ciò che succede altrove. La conferenza Stato-regioni sui fabbisogni sanitari standard è rimandata a settembre per approfondire la questione, come se ad oggi la situazione non fosse già chiara, insomma un modo per rinviare ancora e non affrontare i problemi veri con i quali i cittadini quotidianamente si devono confrontare, come troppo spesso accade in questo paese.