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Tasse di sbarco e di soggiorno, i numeri di un boom

Oltre 470 Comuni in Italia hanno applicato l’imposta, un’altra quarantina la sta valutando. E 22 centri applicano invece il tributo per chi sbarca dalla terraferma. In tutto il 45% dei posti letto in Italia è sottoposto a pagamenti

Tasse di sbarco e di soggiorno, i numeri di un boom

A inizio luglio, più di 470 comuni in Italia hanno applicato l’imposta di soggiorno e un’altra quarantina la applicherà o ne sta valutando l’applicazione nei prossimi mesi. Sono già cento in più rispetto ai 377 di fine 2013. Senza contare i 22 comuni collocati sulle isole minori italiane che applicano invece l’imposta di sbarco. Sono i dati che Bernabò Bocca, presidente dell’associazione nazionale di categoria Federalberghi, ha fornito a Linkiesta, il giornale on line che ha dedicato al tema delle imposte “sui turisti”. In pratica, oggi, il 45% di tutti i posti i letto italiani è soggetto alla tassa di soggiorno. E quasi i due terzi dei comuni che applicano la tassa sono concentrati in Piemonte, Valle d’Aosta, Toscana e Lombardia. Solo due regioni, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto-Adige, sono del tutto prive di imposta di soggiorno. Sulla base dei calcoli del giornale, nel 2013 il gettito dell’imposta potrebbe arrivare a quasi 270 milioni di euro, in crescita del 50% rispetto ai 175 milioni dell’anno passato. L’importo equivale a un incasso medio di 550mila euro per ogni comune: il 10-11% del totale delle imposte a bilancio nei comuni più piccoli, il 3% circa a Milano e a Roma. Troppo presto, però, per tracciare un bilancio circa l’eventuale impatto della tassa sul turismo in Italia, anche perchè è difficile separare l’effetto fiscale dal normale decorso della crisi. Quel che è certo è che, soltanto nel 2012, il numero di pernottamenti in Italia si è ridotto del 2,5%, con una perdita di 7 milioni di presenze e di 3 miliardi di euro di fatturato. «L’imposta di soggiorno è una tassa all’italiana, un’arlecchinata fantasiosa che è difficile da spiegare ai turisti, soprattutto se stranieri, e che andrebbe senz’altro abolita – questa la posizione di Bocca e Federalberghi, ribadita a Linkiesta – ma al tempo stesso bisognerebbe restituire al settore una parte del gettito Iva derivante dall’indotto, da tutte le attività produttive che traggono benefici indiretti dalle ricadute dell’economia turistica italiana».