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Che peccato quei muri dell’Enfola imbrattati di nero

Scritte, numeri e scarabocchi sulle pietre dei muretti contenitivi. Spezzata la magia di una splendida passeggiata. Impariamo a rispettare la natura

Che peccato quei muri dell'Enfola imbrattati di nero

Peccato. Peccato percorrere un sentiero nato per riflettere, in un’oasi naturalistica mozzafiato che invita all’armonia con la vita, e inciampare in scritte murarie incomprensibili. Da qualche giorno sono comparsi numeri, lettere, scarabocchi lungo il percorso dell’Enfola: le scritte imbrattano di nero le pietre dei muretti contenitivi e spezzano, così, la magia della splendida passeggiata dell’omonimo capo fra il mare e la macchia mediterranea della costa nord occidentale dell’Elba.

Peccato soffermarsi a rileggere i pensieri sul tempo, sul rapporto uomo-Natura che campeggiano in una bacheca appositamente realizzata dai volontari dell’Enfola e capire che lo sforzo di invitare l’uomo al rispetto dell’ambiente che ci circonda, spesso, è vano. Peccato leggere parole di speranza e trovare accanto segnali d’inciviltà. Ragazzate, si dirà, giustificando, in un primo momento, le orribili scritte nere. Ma se anche ragazzate fossero, sono fonte di stupidità. Distruggere, imbrattare l’ambiente in cui viviamo è diabolico e va soltanto contro noi stessi. Impariamo il senso del rispetto, del silenzio, della pace e dell’armonia già dall’infanzia. Impariamo a non gettare carte per terra, a non strappare i fiori, a non appiccare fuochi. Impariamo a camminare lungo un sentiero e spogliarci del nostro tempo, cattive abitudini, cattivi pensieri per fonderci con la Natura, all’unisono. Così, rileggo le mie parole sigillate nella bacheca, confermo e rifletto: “La natura è indifferente al nostro destino e non si cura dei nostri affanni ma non ne è nemmeno colpevole. Non sono intenzionali i maremoti, gli tsunami, gli uragani, le catastrofi naturali come non lo sono le notti di luna piena, i tramonti rosati, le maree. Il cielo stellato, che fa sognare, il profilo delle montagne, che fa pensare, il rumore del vento, che fa ricordare. E’ l’uomo, il malvagio. E’ il suo scorretto utilizzo a renderlo l’orco nella favola che è la vita”.

Gigliola Magnetti