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“Chi punta all’Autorità portuale presenti progetti e curriculum”

Galeazzi: "Chi ritiene di candidarsi renda pubblico il suo profilo di esperienza, professionalità e le idee per migliorare i servizi ai passeggeri"

"Chi punta all'Autorità portuale presenti progetti e curriculum"

La discussione, che si è aperta in questi giorni sul rinnovo dell’organo amministrativo dell’Autorità portuale di Piombino e dell’Elba, ripropone un tema vecchio anzi vecchissimo! Io ho 63 anni e il primo ricordo, che ho della politica italiana, risale ai primi anni sessanta quando Giovanni Malagodi, segretario del Partito Liberale Italiano, combatté (e purtroppo per l’Italia) perse la battaglia contro le nomine negli Enti Pubblici vari e nelle società controllate dallo stato (municipalizzate, IRI, ENI. ed altre moltitudini) di soggetti non per merito professionale ma per la loro “tessera di partito”. Da allora la situazione è peggiorata, sia per il sempre più ingombrante e deleterio peso dello stato nell’economia italiana (non si dimentichi che lo “stato” spende e spesso sperpera, per non dire peggio, oltre il 50% del PIL), sia per la crescente ed insaziabile voracità del “complesso politico sindacale burocratico”. Tutto ovviamente nel rispetto (almeno formale) delle leggi. E’ vero: le leggi vanno rispettate ma, in democrazia, è diritto dei cittadini criticare quelle sbagliate.

Le “leggi ad personam” non le ha inventate Berlusconi. La Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana è piena, da sempre, di leggi o “leggine” nelle quali manca solo il nome e il cognome del beneficiario o beneficiato. Io mi permetto di dire che esistono anche moltissime “Leggi ad moltitudinem. Leggi fatte per “sistemare”, a spese dell’Erario, cioè del contribuente o del disavanzo, peggio ancora, un gran numero di soggetti di nomina politica, scelti fra politici di serie “A” “B” e “C”(scaduti nel loro precedente incarico, “trombati” alle elezioni o nel loro stesso partito). Non ricordo ora chi fra Giolitti e Crispi dicesse che ”un’onorificenza di Cavaliere ed un sigaro toscano non si negano a nessuno”. La situazione è molto peggiorata perché ora si distribuiscono a pioggia incarichi (ad acclarati incompetenti) in un consiglio di amministrazione qualunque, remunerato con qualche decina di migliaia di Euro all’anno.
Il tutto avviene per spartizione politica e non scegliendo in base alla competenza ed al merito professionale e, ripeto, non politico. Per tornare in campo portuale e per fare un esempio per tutti, negli anni settanta alla presidenza (che spettava ai socialisti!) dell’allora Consorzio Autonomo del Porto di Genova sedette per diversi anni il professor Dagnino, degnissima persona, ma professore di filosofia in un liceo genovese, che francamente, di “shipping” e portualità, ne “masticava” molto poco.

Come conseguenza – e a dire il vero non solo per colpa di Dagnino – In quegli anni, che videro la nascita del trasporto in container, decine di migliaia di container in arrivo e partenza dall’Italia, transitavano comodamente ed economicamente dai porti di Rotterdam, Anversa, Amburgo invece di transitare dai porti italiani. A Genova intanto si litigava se il primo ed unico carroponte, indispensabile per utilizzare i treni specializzati per il trasporto intermodale, dovesse essere manovrato dai dipendenti del consorzio o dai camalli?! Il carroponte rimase inutilizzato per mesi. E poi ci domandiamo perché l’Italia è andata in rovina? Torniamo al problema dei costi delle Autorità Portuali ed alle nomine.

Circa un anno fa, in un mio intervento su Tenews, che provocò l’ira funesta di Guerrieri (mi accusò di chissà quali oscuri fini e con questa scusa non rispose ai problemi da me sollevati), citai la Corte dei Conti che stigmatizzava il fatto che il peso delle retribuzioni degli organi amministrativi (di nomina politica di soggetti scelti fra i politici) pesava in maniera esorbitante sui costi delle Autorità facendo così lievitare il livello delle tariffe portuali! (A Genova 1% dei costi totali, per arrivare nel sud al 16 /18%. Piombino di poneva “virtuosamente” nel mezzo (?!) sull’8% e in soldoni circa € 350.000 all’anno)
Fra i documenti sulla spesa pubblica – che circolavano in previsione delle elezioni politiche di febbraio – ce n’era uno, forse di Fare, in cui veniva indicato che, riducendo a 3.500 € al mese (cifra non certo da “fame” ma irraggiungibile da impiegati, operai e disoccupati giovani e no) l’emolumento di tutti gli occupanti posizioni del cosiddetto “sottogoverno ”(migliaia di soggetti), si sarebbe potuto, e si potrebbe ancora, risparmiare circa l’UNO per cento del PIL di spesa pubblica, cioè circa SEDICI miliardi di Euro! Il dato può essere verificato ma si tratta in ogni caso di svariati miliardi.

Nell’articolo dei “grillini” sono indicati gli emolumenti, sempre un po’ ”altini”, di Guerrieri (presidente) e della Mancuso (Segretario Generale). Questi emolumenti sono fissati per legge ma le leggi si possono cambiare; o no? soprattutto quando non si trovano i soldi per l’ospedale e il tribunale all’Elba (So benissimo che si tratta di capitoli di spesa diversi ma l’osservazione viene immediata!). E per concludere veniamo ai criteri di nomina. La legge parla chiaro: ma quante leggi vengono disattese (nella sostanza se non nella forma) nel nostro paese!

Leggendo i curriculum del presidente e del segretario ,in uscita entrambi, pubblicati sul sito dell’APPE (nuovo ma, secondo me, non ancora completamente aderente alle prescrizioni del Decreto Legge 33/2013; perché non ci sono i bilanci? e se anche non fosse obbligatorio, non sarebbe un atto di cortesia verso il “contribuente” e gli utenti del porto il pubblicarli?), non mi sembra che i requisiti professionali siano molto in linea con i dettami della legge.

Ad un osservatore esterno, quale sono io, sembra che le nomine di otto anni fa siano state fatte applicando, senza pudore, i classici criteri della lottizzazione politica. Il presidente alla maggioranza, il segretario all’opposizione! (Ovviamente sarò lieto di leggere esaurienti spiegazioni in merito). Questo genere di lottizzazioni, una volta, era scontato. Ora l’opinione pubblica non lo accetta più.

Chi ritiene di candidarsi alle posizioni da coprire (e sarebbe un bell’atto di trasparenza, per non rendere la democrazia una parola vuota) dovrebbe farlo ufficialmente e pubblicamente: dovrebbe rendere pubblici il suo dettagliato curriculum (ponendo l’accento sull’esperienza e professionalità ”portuale”) ed anche i suoi progetti per migliorare il porto di Piombino, soprattutto per la parte delle infrastrutture e servizi ai passeggeri, che è quello che interessa soprattutto al “popolo”. Poi la politica faccia pure le sue scelte “a norma di legge”, magari fregandosene di noi poveri tapini, ma almeno sapremmo chi ci ha preso in giro e come.