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Abbandonare l’idea di Pianosa, investire sul rilancio della Gorgona

di Fabrizio Ciuffini (segretario generale Fns-Cisl)

Abbandonare l’idea di Pianosa, investire sul rilancio della Gorgona

Egregio dottor Cantone*

è necessario riprendere quanto segnalammo al Pres. Tamburino già nella primavera del 2012, al quale dopo il Suo insediamento a Capo del DAP attribuivano l’origine delle tante notizie circa la volontà di aprire e/o di chiudere carceri. In particolare tante notizie riguardavano e riguardano possibili futuri scenari penitenziari sulle isole della toscana. Ribadiamo subito che – per quanto ci riguarda – riteniamo assolutamente da abbandonare l’idea di una futura riapertura di un penitenziario sull’isola di Pianosa, fosse solo per la grande distanza dalla costa e per l’assenza di servizi degni di tale nome. Una realtà, quella di Pianosa, che se aveva un senso usarla per l’isolamento di una popolazione detenuta sottoposta a particolari regimi di reclusione dell’epoca, rispondenti alle necessità di applicazione dello stesso art. 41 bis, oggi non è confacente a nessuna necessità penitenziaria, con aggravio di costi enormi e con il palese rischio di rendere difficilissima la vita degli Operatori che andrebbero impiegati in quel contesto ambientale. Provi anche Lei a ripercorrere i motivi che portarono alla chiusura di Pianosa: Difficoltà di gestione legate alla realtà isolana, quale ad esempio il problema dei colloqui, resi estremamente incerti e dispendiosi per le famiglie dei detenuti, che spesso dovevano affrontare lunghi e costosi viaggi per poter parlare con i propri familiari. Problemi identici che doveva affrontare anche il personale civile e di polizia penitenziaria, spesso costretto a trasferirsi sull’isola con l’intera famiglia, dove fare fronte ai numerosi disagi quali la mancanza di servizi (scuola, ospedale, negozi di generi di conforto, difficoltà nei collegamenti con la terraferma ed altro ancora).

Dott. Cantone invitiamo anche Lei a leggere, come consigliato al Pres. Tamburino lo scorso anno, quello che, un Capo del Personale del DAP, scriveva mentre Pianosa era aperta: ……”il personale militare viveva in un notevole stato di disagio e di abbandono, privo di possibilità di comunicazione fuori l’ambiente carcerario. Le giovani leve che giungevano in isola, dopo poco tempo di contatto con l’ambiente, già assorbivano gli aspetti più deteriorati e negativi”.

E ancora: “Il disagio dell’isola, con la compressione che esercita sui più umani desideri e logiche necessità, è sentito in maniera così intensa e determinante da tutto il personale civile e militare da condizionare il loro umore, l’ansia, l’aggressività e tutto il comportamento e, quindi, conseguentemente il servizio da esso espletato. A volte sembra percepire che ‘il ristretto’ sia proprio il personale, perché forse in maniera più intensa sente il sacrificio della lontananza dal continente, in quanto non riesce ad avere adeguate compensazioni di continue frustrazioni che l’isolamento comporta”. Proseguiva ancora il dott. Ciccotti: …”Tutti desiderano abbreviare la loro permanenza sull’isola, e quando non riescono a realizzare ciò attendono con impazienza il loro turno di avvicendamento che avviene, di solito, dopo due anni. Per questo motivo è difficile avere il personale specializzato nei vari servizi. Quando a fatica si è riusciti a specializzarne qualcuno in qualche specifico settore, ecco che giunge il suo turno di avvicendamento. Il personale con la famiglia deve inoltre affrontare il grave problema degli alloggi che in questa isola sono scarsissimi, ed i pochi disponibili sono angusti, vecchi e antigenici ed inoltre il loro canone di affitto è elevatissimo. I loro figli non crescono in un sano ambiente perché trascorrono molte ore del tempo libero e quelle della scuola, assieme ai figli di ex detenuti, qui residenti, molti dei quali
mostrano evidenti segni di disadattamento e anomalie della personalità. Le scuole, inoltre, non funzionano regolarmente perché anche gli insegnanti ad esse preposti non rimangono a lungo in questa sede”. Per quanto sopra auspichiamo che la S.V. vorrà ripensare a quanto – secondo noi frettolosamente – stava considerando possibile fare, passando da un graduale ripopolamento dell’isola carcere, con almeno 40 detenuti. Ed a nulla vale il fatto che gli stessi detenuti – per iniziare – sarebbero soggetti sottoposti a regime penitenziario di cui all’articolo 21, perché sempre di detenuti si tratta, per i quali organizzare ogni loro legittima esigenza in un contesto isolato come quello che vorreste ipotizzare a Pianosa.

Vogliamo invece illustrarLe il perché siamo d’accordo sul possibile rilancio di un altro penitenziario su di un’isola dell’arcipelago toscano: la casa reclusione di Gorgona. Il penitenziario gorgonese è uno dei pochissimi luoghi in Italia dove si applica l’articolo 27 della Costituzione, A Gorgona i detenuti possono concretamente percepire lo scopo della detenzione, legata al percorso riabilitativo/rieducativo previsto per un condannato. In questo momento tragico del sistema penitenziario, ormai collassato, sul quale anche il Presidente della Repubblica esprime spesso indignazione, un sistema penitenziario dove, sempre più, si muore per pena, Gorgona rappresenta una positiva eccezione alla regola. L’esser priva di mura di recinzione, realizza che Gorgona eviti la percezione, quel senso di oppressione, tipico di strutture carcerarie, ed i detenuti che vi giungono vengono assegnati da altri Istituti seguendo criteri particolari. La vita sull’isola è regolata dalle attività lavorative, il lavoro è il perno attorno al quale gira tutta l’organizzazione del carcere di Gorgona.

Nel tempo erano stati ristrutturati edifici ed era stato creato il Laboratorio di Biologia Marina e Maricoltura, ahimé ora in decadenza, il quale svolgeva una importante attività di ricerca e disponeva di un’unità d’allevamento larvale e di pre-ingrasso, che forniva avannotti di orate per l’allevamento ittico in gabbie off shore; il tutto associato a corsi che formavano i detenuti. Per quanto concerne invece le attività di natura agricola, nonostante le asperità del territorio, viene assicurata la coltivazione di alcuni vitigni autoctoni (Sangiovese, Vermentino, Trebbiano, Verdello e Ansonica) per almeno due ettari, ed è in uso una cantina di vinificazione. Il recente accordo con “Frescobaldi”, legato al Progetto Granducato, favorisce la produzione e la commercializzazione non solo di vino, ma di olio e di formaggi.

Il settore zootecnico e quello caseario, vede portato avanti l’allevamento di ovini, bovini, suini, caprini, volatili e conigli. Si producono due tipi di formaggio, la provola di latte e il pecorino. In campo agricolo vengono coltivati ortaggi, destinati al consumo interno, oltre alla valorizzazione degli antichi terrazzamenti dell’isola dove ci sono poi più di mille piante di olivo con le quali viene realizzata una cospicua produzione di olio. Non meno importanti sono le altre attività di lavoro per i detenuti che riguardano – ad esempio – l’edilizia. Con tale attività sono stati ristrutturati e/o riadattati a nuovo uso vecchi edifici; ma ci sono anche officine meccaniche, una carpenteria ed officine elettriche per assicurare i bisogni interni all’isola. Gorgona è capace di rendersi autonoma anche per attività quali la panificazione, nonché la raccolta ed il trattamento differenziato di rifiuti (esistono impianti di fito – depurazione
dei liquami prima di essere scaricati in mare). Non meno importanti le attività legate al turismo didattico, per la visita e la conoscenza dell’ambiente naturale dell’isola.

Anche su questo, sempre tramite il Progetto Granducato, sarà avviata un’altra attività con imprenditoria privata per preservare e per lo sviluppo di piante officinali. Gorgona così descritta parrebbe un luogo idilliaco…. ma come dice il proverbio, non è tutto oro quel che luccica. Siamo a conoscenza dell’impiego di una importante somma per la messa a norma della centrale elettrica dell’isola, senza la quale non sarà possibile far permanere nessuna persona a Gorgona. Tuttavia servono anche altri investimenti economici che, data la situazione generale, comprendiamo le difficoltà ad organizzare. Ma visto che affiorava l’idea di cui in premessa – quella su Pianosa – evidentemente le risorse non è difficile trovarLe. C’è sicuramente da trovare una soluzione ai collegamenti con la terraferma che, secondo noi, per quanto riguarda il settore navale del Corpo di Polizia penitenziaria, sono ricercabili attraverso una gestione di lotta agli sprechi, ripensando a quanto è spesso inutilmente organizzato all’isola d’Elba, che non necessità di un impegno di spesa del Corpo come quello attuale.

C’è inoltre da investire sull’attività edile che può creare condizioni di assoluta dignità per chi a Gorgona vive e per chi ci lavora. Così come scrivevamo al presidente Tamburino, non abbiamo la pretesa di averLa comunque convinta dott. Cantone, ma auspichiamo che su queste riflessioni la S.V. vorrà rivalutare una serie di scelte che, con coraggio, è giunto il momento che qualcuno affronti, anche in ordine alla tanto famigerata “lotta agli sprechi”. Ci auguriamo che Lei – insieme ai vertici del DAP – rappresenti la volontà di modificare al meglio e senza eccessivi oneri questa necessità di migliorare il sistema penitenziario, utilizzando anche quelle risorse che nel tempo hanno rappresentato un fiore all’occhiello dell’Amministrazione penitenziaria e del ministero della Giustizia più in generale. Spendere milioni di euro in questo momento di crisi nel Paese (così come si vocifera in Amministrazione) per riaprire Pianosa, quando con la stessa cifra si ristrutturerebbe almeno la metà
dei carceri in Toscana, restituendo dignità agli ambienti dove vivono i detenuti e dove opera il personale penitenziario tutto, oltre che ad aumentare i posti disponibili per affrontare il disagio del sovraffollamento detenuti stessi, è secondo noi la via da seguire.