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Carcere, sovraffollamento emergenza infinita

Il sindacato Sappe: "Servono vere riforme strutturali. E l'amnistia da sola non basta"

Carcere, sovraffollamento emergenza infinita

“Nonostante le buone intenzioni della ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri e del Governo, il numero dei detenuti in Italia continua ad aumentare: oggi è stata superata la quota delle 66mila presenze: 66.090, per la precisione”. Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. “La Lombardia – spiega – resta la Regione con il numero più alto di detenuti, 9.159, seguita da Campania, 8.333, Lazio, 7.222, e Sicilia, 7.163. La capienza regolamentare delle nostre carceri è di 42mila posti letto. Abbiamo più del 36% dei detenuti in attesa di un giudizio, 24mila stranieri in cella, un detenuto su 3 tossicodipendente, il lavoro penitenziario che è un miraggio perché lavorano pochissimi detenuti e 7mila poliziotti in meno negli organici. E stare chiusi in cella 20/22 ore al giorno, senza far nulla, nell`ozio e nell’apatia, alimenta una tensione detentiva nelle sovraffollate celle italiane fatta di risse, aggressioni, suicidi e tentativi suicidi, rivolte ed evasioni che genera condizioni di lavoro dure, difficili e stressanti per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Che impatto hanno avuto le riforme dei “tecnici” scelti per la guida dell’Amministrazione penitenziaria – il capo ed il vice capo Giovanni Tamburino e Luigi Pagano – guida che è risultata fallimentare ed incapace di risolvere i problemi?”. Per Capece “le carceri restano invivibili, per chi è detenuto e per chi ci lavora. E la vigilanza dinamica dei penitenziari voluta da Giovanni Tamburino, capo dell’Amministrazione penitenziaria, per alleggerire l’emergenza carceraria è una chimera. Pensare a un regime penitenziario aperto; a sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilità favorendo un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria, relegata ad un servizio di vigilanza dinamica che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o più Agenti, a tutto discapito della sicurezza e mantenendo il reato penale della ‘colpa del custode’; ebbene, tutto questo è fumo negli occhi. Non crediamo che l’amnistia, da sola, possa essere il provvedimento in grado di porre soluzione alle criticità del settore. Quel che serve sono vere riforme strutturali sull’esecuzione della pena: riforme che non vennero fatte con l’indulto del 2006, che si rilevò un provvedimento tampone inefficace a risolvere i problemi”, conclude il segretario del SAPPE.