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I piccoli Comuni? Erano un presidio, ora volete cancellarli (solo qui)

di Gian Franco Casciano (Comitato del "no)

I piccoli Comuni? Erano un presidio, ora volete cancellarli (solo qui)

 

Che la Regione avesse a cuore le fusioni di certi Comuni, in particolar modo quelli dell’Elba non avevamo dubbi, lo aveva chiaramente ufficializzato più volte il Dr. Fedeli vicepresidente del consiglio regionale toscano, partecipando sin dalle prime battute alle iniziative del comitato del Sì, recentemente,  in un suo intervento in quel di Procchio, ripreso in un articolo su Tenews del 2 marzo 2013 ed in cui si scriveva:  “La Regione – ha detto Fedeli – spera che gli elbani capiscano la necessità di avere un comune unico per semplificare, per snellire, per avere più contributi. Credo che le forze politiche, in una situazione come quella in cui ci troviamo dopo i risultati elettorali debbano prendere in seria considerazione la soluzione del comune unico dell’Isola d’Elba”.

D’altra parte la stessa proposta di legge sottoposta a referendum, che doveva essere di “esclusiva” redazione popolare, ha visto la Regione –che pur avrebbe dovuto rimanere terza,  astenendosi da qualsiasi intervento sul testo, ma ormai nulla crea più meraviglia o scandalo- ha richiesto agli stessi promotori modifiche di estrema rilevanza del testo originariamente proposto …come ha ben riportato Gabriele Orsini in un suo articolo sulla rivista “Istituzioni del Federalismo”. Il comitato – scrive Gabriele Orsini – aveva previsto di inserire nel testo agevolazioni fiscali, prima fra tutte l’esonero dall’addizionale regionale Irpef. La Regione è intervenuta  chiedendo di ….modificare la proposta di legge…perché l’esenzione dall’addizionale Irpef avrebbe apportato, un quasi certo voto consiliare negativo.

La bozza ipotizzava la continuità tra i sindaci dei Comuni estinti che restavano in carica per l’ordinaria amministrazione e il nuovo sindaco eletto, ma fu modificata, su proposta degli uffici regionali, dalla previsione della nomina di un commissario per detto periodo di transizione, evidentemente perché altrimenti ci sarebbe stato un quasi certo voto consiliare negativo! I cittadini sapranno certo esprimere la valutazione anche politica su questo modo di agire della Regione! Possiamo ben immaginare, nel valutare i risultati del referendum,, quale giudizio emetterà il Consiglio regionale in sede di esame della proposta al fine di renderla legge…visto che la proposta, nei punti rilevanti della sua struttura è parto…proprio della Regione!

Adesso l’ANCI si affianca alla Regione facendole eco. Ed anche se questi son tempi in cui in ogni settore impera una indiscutibilmente ambigua ed estrema variabilità nell’espressione delle opinioni non può non esprimersi meraviglia per la contraddittorietà delle dichiarazioni dell’Anci, che sembra mutare pensiero in ragione dell’uditorio da appagare, del luogo o della manifestazione di cui è partecipe, soprattutto degli interessi da sostenere.

3 giugno 2012. Celebrazione della festa dei piccoli comuni italiani. Nel corso della presentazione della manifestazione le cronache ci dicono che il  Dr. Mauro Guerra, a nome dell’Anci e nelle sue funzioni di  coordinatore della consulta dei piccoli comuni ha dichiarato “che i piccoli comuni sono un presidio insostituibile per la tenuta strutturale, culturale e sociale del nostro Paese, soprattutto in un momento di crisi ambientale ed economica come quella attuale. Senza il presidio territoriale garantito da queste comunità la nostra Penisola sarebbe meno sicura, il Paese meno coeso e ricco di identità e memoria storica, la nostra democrazia più debole”.

Il Dr Guerra ha almeno il merito della personale coerenza. Il 3 luglio 2008 subito dopo la sua nomina quale coordinatore dell’Anci (come riportano le cronache)  ha sostenuto addirittura la necessità di una Carta delle Autonomie che riconosca i piccoli Comuni e, partendo dalle loro identità, li valorizzi” Ha annunciato “proposte di innovazione profonda e di modernizzazione, che vanno anche nella direzione di una differenziazione delle normative che riconoscano la peculiarità dei piccoli Comuni rispetto alle realtà più grandi”.

Come rappresentante dell’Anci, il 30 ottobre 2008, a Budapest, il Dr. Guerra  ha firmato assieme ai Presidenti delle corrispondenti associazioni di Francia, Ungheria, Germania, Polonia, Austria, Spagna la “Dichiarazione comune della rete dei piccoli comuni europei in cui tra l’altro è scritto “I piccoli comuni hanno un ruolo insostituibile e una legittimità incontestabile nello scacchiere territoriale europeo. Più vicini ai cittadini, spazi privilegiati di democrazia locale più diretta e più umana, i piccoli comuni sono un elemento imprescindibile nella costruzione europea, perché contribuiscono ad avvicinare l’Europa ai cittadini. E’ pertanto indispensabile rendere i territori ancora più solidali valorizzando le identità locali, le culture e le tradizioni. I piccoli comuni giocano in questo senso un ruolo di primo piano come tappe territoriali della costruzione europea”.

L’ANCI italiana in tutte le sue pubblicazioni,  come l’Atlante dei Comuni,  non  fa che osannare i piccoli comuni e sollecita la loro difesa … “solo nei comuni più piccoli” scrive  “si mantiene vivo  il sentimento di appartenenza, nei comuni piccoli si mantengono più facilmente i valori positivi, è garantita l’identità locale. I Piccoli Comuni sono quelli in cui gli italiani si riconoscono.  Il piccolo comune rappresenta il soggetto istituzionale cui più direttamente ci si può rivolgere per avere una risposta ai propri bisogni, alle proprie difficoltà, soprattutto trova più facile vita la voglia di partecipazione. L’Anci toscana …oggi si presenta diversa da se stessa disconosce il Dr. Guerra, contraddice i suoi stessi proclami contrapponendo meri interessi locali agli ideali nazionali ed europei che pur sbandiera e che  in realtà dovrebbero fermamente essergli propri.

L’Anci toscana esalta le fusioni in itinere che coinvolgeranno nel referendum il 21 e 22 aprile –si dice- ben 14 comuni della Toscana…!
Ebbene ..ben 8 di questi 14 sono i comuni dell’Elba destinati alla estinzione per fusione!

Il resto della Toscana è costituito dalle prospettate fusioni di 6 comuni.

1) Fabbriche di Vallico abitanti n. 526 e Vergemoli abitanti 345 (Prov.di Lucca) dalla loro unione nascerà un comune unico di ben….871 abitanti…!
2) Castelfranco abitanti 3.099 e Pian di Sco abitanti 6407 (Prov. di Arezzo)
dalla loro unione nascerà un comune unico di …9506  abitanti!
Questi nuovi comuni, quindi, questi piccoli nuovi comuni…. nonostante la crisi…ce la faranno…a sopravvivere …..quelli dell’Elba…no! Non ce la faranno! Chissà perché?….Chissà perché!…….
3) Figline Valdarno  abitanti 6339 ed  Incisa in Val d’Arno abitanti 17.025 dalla loro unione nascerà un più popoloso unico comune di 23.364 abitanti ma si tratta di unione che Regione ed Anci toscana ricordano agli elbani con voce sussurrata  e capo basso; nasce  infatti (troppo) democraticamente, con (troppo) diretto ed armonioso coinvolgimento della popolazione tutta . L’iniziativa infatti è stata dei consigli comunali, che hanno creato addirittura dei comitati di cittadini dei due comuni e delle frazioni, i cittadini non soltanto hanno discusso tutti e liberamente, ma si sono messi al lavoro, tutti assieme, per indicare gli elementi cardine, tenuto conto delle esigenze dei due comuni, di un progetto che hanno esposto alla Regione e ad essa hanno chiesto  di redigere sulla base di questa loro volontà democraticamente nata ed espressa, una formale proposta di legge. E’ chiaro che anche questa proposta, che quindi è della regione, (anche se su indicazione dei singoli comuni)  nonostante la chiara partecipata volontà dei cittadini, dovrà essere sottoposta a referendum. Perché è la Costituzione che lo vuole!.

Nella nota in cui si riporta il singolare intervento dell’Anci toscana si esalta questa “significativa eccezione” delle fusioni toscane  nell’ambito nazionale, rilevando che sinora in Italia le fusioni sono state soltanto 9 (nove)! E precisando che di esse nessuna ha riguardato comuni al disopra di 15.000 abitanti. E’ quindi oltremodo preoccupante, particolarmente sospetto e democraticamente allarmante il fatto che si sia puntato proprio sull’Elba, proprio su un territorio in cui ben si comprende che grosse potenzialità meramente speculative non attendono  che un lasciapassare per calpestare sentimenti, diritti naturali ed interessi  vitali della popolazione elbana, mirando non ad armonizzare ma ad uniformare anche per una facile gestione del dissenso,  sopprimendo la singolarità e la specificità dei  valori delle singole comunità esistenti, estinguendo quelle democratiche potenzialità che le piccole comunità, correttamente, adeguatamente, comunitariamente amministrate possono offrire e di cui i cittadini hanno diritto di beneficiare.

Non si sognano di sparire i 300 piccoli comuni sul totale di 333 del Trentino, i  1.073 piccoli comuni su 1206 in totale del Piemonte, i 1086 piccoli comuni sul totale di 1544 della Lombardia….i 183 piccoli comuni su un totale di  235 della Liguria…e così via…

Crea pertanto inquietudine che in un momento così angosciante per gran parte del nostro Paese, con le difficoltà economiche e sociali che rendono corto il respiro di chi ne prende minimamente coscienza, si voglia approfittare del diffuso smarrimento, per sollecitare disarmoniche fedeltà politiche, per smuovere  antipatie personali e malumori che pur forse meritavano e meritano più attenta considerazione e ascolto, ma  che adesso vengono strumentalmente rinfocolati, con il risultato sociale della creazione di indistruttibili steccati tra le comunità.

Il prossimo referendum  è questione che non attiene al mero aspetto amministrativo, ma riguarda le comunità per il loro essere soprattutto comunità di persone, v’è quindi la necessità di difendere le esistenti comunità ed il loro naturale ed insopprimibile diritto di avere voce nel prospettare e  pretendere la tutela delle esigenze del proprio naturale territorio, v’è da difendere un patrimonio di diritti acquisiti che non può permettersi venga disperso definitivamente – perché ricordiamolo – non si potrà tornare indietro; non si potrà votare diversamente tra uno o cinque anni, non esisteremo più. Gli altri piccoli Comuni d’Italia, di Europa avranno il loro nome, magari piccolo sulla carta geografica. Noi no, spariremo perché estinti! Per sempre! E’ angosciante soltanto pensarlo!