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Bene l’idea del nuovo porto turistico, o il Continente ci darà il colpo di grazia

di Sergio Bicecci

Bene l'idea del nuovo porto turistico, o il Continente ci darà il colpo di grazia

Tanti anni fa Portoferraio, ma anche tutta l‘Elba, viveva uno dei  momenti drammatici della storia. Per la seconda volta, dalla fine della guerra, chiudeva  l’unica Industria fonte di vita per tante famiglie, la “Cementeria”. Le maestranze reagirono con  l’occupazione della fabbrica, con pubbliche manifestazioni, rumorosi cortei che si snodavano lungo le strade fino alla meta finale: piazza Hutre  (attualmente piazza Gori) davanti al Comune. Il ripetersi degli eventi facevano riaffiorare alla mente  gli scioperi del 1948  per la chiusura degli Altiforni Ilva, le cariche e le manganellate della “Celere” sui manifestanti e  le conseguenti tensioni che il Paese stava vivendo. Per fortuna negli anni Settanta la Celere non esisteva più da tempo ed era sindaco di Portoferraio un signore d’altri tempi, un Gentiluomo. Mi confessò la sua grande preoccupazione per gli eventi in corso, la città si appellava a lui, aveva forti tensioni politiche anche in seno al Consiglio comunale. Non mi chiese alcun parere,  ma espressi la mia opinione sulla  scorta di ciò che già allora era sentita come primaria esigenza del paese. “Caro Sindaco, la Cementeria chiuderà e finalmente potremo fare una lunga banchina con ormeggi e una passeggiata fino alla spiaggia di San Giovanni”. Fu ovviamente, il mio, un giudizio molto approssimativo e istintivo, ma giustificato. Rispose che i giuochi erano già fatti che sarebbe nato un cantiere navale con persone già interessate a investire. Così fu.  Adiacente al Cantiere Esaom nacque la tanto discussa Zona Industriale compromettendo definitivamente lo sviluppo costiero della darsena di Portoferraio e come se non bastasse lo stesso sviluppo urbanistico della città, che con vergogna, ancora oggi ne constatiamo il degrado, dopo 40 anni. Nel frattempo, mentre all’Elba allora come adesso ci perdevamo nelle “chiacchere”, lungo la costa a noi dirimpettaia nascevano diversi porti turistici, senza citare quello progettato a Piombino, la cui realizzazione, in particolare se dovesse chiudere la Lucchini, sarebbe il colpo di grazia per Portoferraio. Di questo possiamo ringraziare la totale incapacità dei tanti amministratori a vedere al di là del proprio naso. Ecco perché l’idea della realizzazione di un porto confacente alle attuali evolute richieste della nautica da diporto, nonché ad immaginare un futuro con più ottimismo, è da accogliere con entusiasmo, per l’apporto qualitativo ed economico che genererebbe. Per la passione  che da sempre ho per il mare, ho dato un occhiata al progetto presentato dal complesso Esaom e approvato dal Comune di Portoferraio. Francamente mi è sembrata una cosa enorme. Salta agli occhi l’imponente impatto volumetrico immobiliare e urbanistico previsto lungo il litorale  che va  dai moli di attracco Moby Lines fino alle Terme di San Giovanni, oltre che in profondità negli spazi adiacenti. Immaginavo che tale progetto affrontasse e risolvesse alcuni nei dell’attuale banchinamento, a questi, salvo errate letture da parte mia, non avrei trovato risposte e mi domando perché. Infatti non ho trovato risposta allo spostamento dei pescherecci dall’alto fondale e dal molo Gallo, al fine di dare una migliore destinazione alla banchina interessata, cosa  largamente sentita e più volte affrontata anche dalla stampa. Così come non ho notato, nel progetto,  una piccola darsena riservata e a condizioni particolari per le piccole imbarcazioni ora in Calata Buccari. Ciò non è davvero imputabile alla società Esaom la cui politica aziendale, in particolare  negli ultimi anni, non ha mai tenuto in gran considerazione i residenti. Tale cura, invece, sarebbe di competenza del Comune di Portoferraio che  non dovrebbe  venire meno alla tutela dei giusti diritti  dei propri cittadini e alle antiche necessità della Città. Non sarebbe  pensabile che di fronte ad una prevista realizzazione, così importante quanto imponente, non si affrontassero  e si risolvessero definitivamente questi aspetti, perdendo così l’ultima opportunità. Perché  ci sarebbero queste evidenti lacune? Come posiamo non immaginare la nostra meravigliosa darsena medicea finalmente libera, accogliente e guarnita di belle imbarcazioni portatrici di benessere per un paese ormai morente? Perché tenerle lontane dal Centro storico quando sarebbe opportuno e saggio il contrario?  Che non sia ancora cessata la politica disfattista e ultradecennale di impoverimento del nucleo centrale del paese? Altri aspetti del progetto potrebbero essere discussi e io non ho titoli per farlo, ma devo ricordare che oltre ai titoli servono anche un minimo di partecipazione competente e di passione per capire che un porto è per coloro che vivono il mare con i loro mezzi, piccoli, medi o grandi che siano e che tutti hanno il diritto di usufruirne senza discriminazione, in rapporto alle loro capacità e in particolare se questi sono utenti  residenti e in quanto tali offrono agli investitori parte del loro territorio.